venerdì, 31 Luglio 2026

Progressiva riduzione temporale della sensibilizzazione ai parabeni in Triveneto dal 1990 al 2023

TRIESTE, 31 luglio 2026 – Appena pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale British Journal of Dermatology uno studio epidemiologico condotto dal Prof. Luca Cegolon e dalla Prof. Francesca Larese Filon, con il contributo della Dr.sa Martina Maurelli (clinica dermatologica dell’Università di Verona) e della Dr.ssa Donatella Sansone (UCO di medicina del lavoro di ASUGI) che ha indagato la sensibilizzazione ai parabeni in 44.446 pazienti consecutivamente sottoposti a patch dal 1997 al 2023 per sospetta allergia da contatto in 5 centri del Triveneto (Trieste, Pordenone, Padova, Verona e Trento-Bolzano).

Nonostante l’elevata esposizione della popolazione generale dovuta al loro impiego come biocidi, diversi studi hanno riportato una prevalenza costante di positività ai parabeni dell’1% al patch test, classificandoli tra i prodotti a minor potenziale allergenico. Nel 2019 pertanto, l’American Contact Dermatitis Society ha conferito ai parabeni il titolo di “Non-allergeni dell’anno” ed è iniziato un dibattito sull’opportunità di rimuoverli dalle serie standard di patch test.

Nello studio UNITS e ASUGI la prevalenza di reazioni positive ai parabeni al patch test era del 0,87% nell’intero periodo (1997-2023) considerando tutti i centri di ricerca, con una riduzione dall’1.18% nel periodo 1997-2004 allo 0.64% negli anni 2005-2023, fino a raggiungere il minimo dello 0.1% nel 2023.

Lo studio UNITS ed ASUGI ha quindi rilevato una sensibilizzazione ai parabeni in significativa riduzione nel tempo, una tendenza probabilmente riconducibile alla direttiva UE 1223/2009, che ne limita la concentrazione in formulazioni cosmetiche allo 0,4% per un singolo estere o allo 0,8% in combinazione, e probabilmente ad una maggiore consapevolezza dei consumatori, orientati ora verso prodotti privi di parabeni. I parabeni sono stati infatti oggetto di rigide regolamentazioni sia in Europa che negli USA a causa del loro legame – sebbene supportato da evidenze provvisorie o inconclusive – con l’infertilità maschile, le interferenze endocrine e il cancro al seno.

I risultati dello studio epidemiologico in Triveneto sono in linea con la letteratura internazionale, soprattutto del Nord Europa. In uno studio danese la prevalenza di reazioni positive ai parabeni su 18.179 pazienti sottoposti a patch test tra il 1985 e il 2008 è scesa dall’1,7% del 1985 allo 0% del 2008, nonostante l’ampio utilizzo di questi conservanti in Danimarca. Più recentemente, sempre in Danimarca in 6.435 pazienti sottoposti a patch test fra il 2014 e il 2023 all’ospedale Gentofte di Copenaghen, una bassa sensibilizzazione ai parabeni (0,2%) era controbilanciata da una crescente prevalenza di reazioni positive al benzisotiazolinone (passata da ≤ 0,3% nel 2014 al 5,0% nel 2023), in particolare in alcune categorie professionali come imbianchini, operatori di macchinari e addetti all’assemblaggio, suggerendo la sostituzione dei parabeni con altri conservanti. Anche nel presente studio la sensibilizzazione ai parabeni non risultava associata ad alcuna esposizione professionale.

Nello studio UNITS e ASUGI la prevalenza di reazioni positive al patch test era significativamente più elevata nei maschi, forse per pregresso uso di cosmetici e/o farmaci topici ad alto contenuto di parabeni per dermatiti da stasi croniche, oppure a causa di un’alterazione dell’integrità cutanea.

I pazienti positivi alla benzocaina mostravano maggiore sensibilizzazione crociata verso la miscela di parabeni, mentre è stata esclusa una co-sensibilizzazione alla para-fenilendiammina – nota per essere il più frequente agente co-sensibilizzante ai parabeni.

Nel complesso, i risultati del presente studio sostengono l’eliminazione dei parabeni dalle serie standard dei patch-test, a fronte di test mirati in pazienti per sospetta allergia da contatto ai parabeni da farmaci o cosmetici.

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