Da giugno oltre 350 accessi nei Pronto Soccorso ULSS 9 per colpi di calore e disidratazione. A Legnago attivo il nuovo protocollo per la gestione di questi casi
Verona, 30 luglio 2026 – Nei prossimi giorni il ritorno di temperature particolarmente elevate richiederà un’attenzione speciale nei confronti delle persone anziane, che rappresentano la fascia di popolazione più vulnerabile agli effetti del caldo intenso. Le ondate di calore non sono soltanto un disagio: costituiscono un vero e proprio fattore di rischio per la salute, in grado di determinare un aumento degli accessi ai Pronto Soccorso e dei ricoveri ospedalieri.
I numeri
A San Bonifacio, dal 1° giugno ad oggi sono stati 150 gli accessi al Pronto Soccorso per colpi di calore e disidratazione (di cui 33 anziani); oltre un centinaio quelli registrati al Pronto Soccorso di Legnago; 77 a Villafranca e 33 a Bussolengo, per un totale di circa 360 accessi in meno di due mesi. Nelle scorse settimane, proprio per far fronte a questa emergenza, il Pronto Soccorso di Legnago ha attivato un nuovo protocollo di intervento per far fronte in modo sempre più rapido ed efficace al presentarsi di questi casi, ovvero di una grave sindrome di alterazione della termoregolazione corporea che può comportare conseguenze molto serie.
«Con l’avanzare dell’età – spiega la dottoressa Giorgia Cecchini, Direttore della UOC Geriatria dell’Ospedale “Fracastoro” di San Bonifacio – l’organismo perde progressivamente la capacità di adattarsi alle elevate temperature. Si avverte meno lo stimolo della sete e la presenza di patologie croniche, insieme all’assunzione di alcuni farmaci, può aumentare il rischio di disidratazione e di scompensi clinici. Per questo è fondamentale adottare semplici misure preventive prima che compaiano i sintomi».
Fondamentale quindi la prevenzione, cercando di cogliere i primi segnali di allarme: debolezza improvvisa, vertigini, confusione, sonnolenza, nausea o riduzione della diuresi. In presenza di questi sintomi è importante rivolgersi tempestivamente al proprio medico o, nei casi più gravi, ai servizi di emergenza.
Quanto ai consigli utili, a volte bastano poche e semplici accortezze per evitare rischi alla salute. È consigliabile bere acqua frequentemente anche in assenza di sete, seguire un’alimentazione leggera ricca di frutta e verdura, evitare di uscire nelle ore più calde della giornata e mantenere gli ambienti domestici freschi, utilizzando ventilatori o climatizzatori quando possibile. È inoltre opportuno indossare abiti leggeri e di colore chiaro e limitare gli sforzi fisici nelle ore centrali della giornata. Per gli anziani che vivono soli, l’appello è rivolto ai familiari o vicini di casa.
«Molti anziani vivono soli e spesso tendono a sottovalutare il caldo o a non chiedere aiuto – aggiunge la dottoressa Cecchini –. Una telefonata, una visita o un controllo quotidiano possono consentire di individuare precocemente situazioni di difficoltà e fare realmente la differenza. La prevenzione non passa soltanto attraverso le cure mediche, ma anche attraverso la vicinanza e l’attenzione della comunità».
Nuovo protocollo per la gestione del colpo di calore
Messo a punto a inizio estate dall’equipe diretta dalla dottoressa Sabina Favaro, con il supporto del Direttore dell’UOC Anestesia e Rianimazione, dottor Federico Girardini, il protocollo definisce le azioni in capo ai medici, agli infermieri e agli operatori socio sanitari: passaggi precisi da effettuare nel minor tempo possibile per evitare complicanze irreversibili. Nel concreto le azioni consistono nell’uso di un termometro faringeo per la misurazione esatta della temperatura corporea, nell’installazione di un frigo disposto vicino alla shock room, fornito di bottiglie d’acqua fresca, soluzioni fisiologiche e reidratanti, e nella repentina spugnatura con acqua fredda della superficie corporea del paziente per raggiungere il target di 39°. Superata la fase più critica, i pazienti vengono ricoverati in rianimazione, mentre casi meno gravi che presentano forte disidratazione vengono accolti in Osservazione Breve Intensiva (OBI) e sottoposti a monitoraggio clinico ed ematochimico oltre che a trattamento reidratante. Il protocollo, predisposto dall’Unità Operativa Pronto Soccorso di Legnago, verrà a breve esteso agli altri Pronto Soccorso Ulss 9.