Il mercato dei farmaci anti-obesità viaggia verso i 200 miliardi di dollari, con un mercato nero che sta esplodendo grazie anche all’online e ai social. I sequestri sono ormai da record per i nuovi farmaci illegali in arrivo. La Dr.ssa Cristina Tomasi avverte: «Non sono integratori, ma farmaci metabolici potentissimi. Il fai-da-te e l’emulazione rischiano di compromettere il metabolismo e causare un forte deperimento muscolare, con conseguenze severe su sistema immunitario, forza fisica e affaticamento cronico»
Monza, 28 luglio 2026 – Che cosa perdiamo, davvero, quando perdiamo peso? È la domanda che la comunità scientifica non può più eludere. Le evidenze mostrano che una quota rilevante del calo ponderale indotto dai farmaci anti-obesità deriva dalla massa magra: circa il 40% nello studio registrativo STEP 1 sul semaglutide, intorno al 25% nello studio SURMOUNT-1 sul tirzepatide. Il nodo emerge con forza alla sospensione della terapia: l’estensione dello studio STEP 1 documenta il recupero di circa due terzi del peso perso entro un anno. «Se durante il dimagrimento è stata sacrificata massa muscolare, il peso recuperato è prevalentemente tessuto adiposo», avverte la Dr.ssa Cristina Tomasi, medico specialista in medicina interna e human metabolist. «È il paradosso che ci attende: persone più leggere, ma con meno forza, un metabolismo meno efficiente e una maggiore fragilità. Se questi farmaci verranno usati come semplice strumento per perdere peso, senza educazione alimentare, esercizio e monitoraggio della composizione corporea, tra cinque o dieci anni avremo una popolazione più magra ma più fragile e sarcopenica. Non è un’ipotesi teorica: è una conseguenza biologicamente prevedibile». «Il muscolo non è estetica: è uno dei principali organi metabolici», precisa la specialista. «È il più importante deposito di glucosio, mantiene la sensibilità all’insulina e protegge dalla fragilità con l’avanzare dell’età. Quando si perde muscolo insieme al grasso, la bilancia migliora ma il metabolismo diventa più vulnerabile».
Gli agonisti del recettore del GLP-1 stanno rivoluzionando il trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2: mai la medicina aveva disposto di molecole capaci di indurre perdite di peso così rilevanti migliorando al contempo i principali parametri metabolici. Il mercato corre di conseguenza: secondo Morgan Stanley Research, entro il 2035 i farmaci per la perdita di peso varranno quasi 200 miliardi di dollari, con una crescita del 141% rispetto ai livelli attuali. Ma accanto alla rivoluzione terapeutica cresce un fenomeno allarmante: l’espansione del mercato illegale e un uso sempre più superficiale di farmaci estremamente potenti. L’European Medicines Agency (EMA) ha richiamato l’attenzione sulla diffusione di medicinali non autorizzati venduti online tramite siti fraudolenti e social media: tra i più coinvolti proprio semaglutide, liraglutide e tirzepatide. Prodotti privi di qualsiasi garanzia di qualità, sicurezza e tracciabilità, che espongono a inefficacia terapeutica, eventi avversi anche severi e interazioni pericolose.
I numeri del Regno Unito danno la misura del fenomeno: nel 2025 la Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA) ha sequestrato quasi 20 milioni di dosi di medicinali illegali, per un valore di circa 45 milioni di sterline, e negli ultimi tre anni oltre 81.000 dosi di farmaci GLP-1. «Il problema non è soltanto il mercato nero», sottolinea la Dr.ssa Cristina Tomasi. «Il vero rischio è la banalizzazione: questi farmaci non curano l’obesità, aprono una finestra di opportunità durante la quale il paziente deve preservare la massa muscolare e costruire abitudini che mantengano il risultato nel tempo. Se tutto questo manca, recuperare il peso e compromettere il metabolismo non è un’eventualità: è la norma».
La soglia di accesso è destinata ad abbassarsi ulteriormente con le nuove formulazioni orali, di cui la Commissione europea ha da poco autorizzato l’immissione in commercio. Si tratta del primo trattamento della classe degli agonisti del recettore GLP-1 in pillola approvato in Europa. Allargando lo sguardo fino agli Usa, secondo JP Morgan Global Research, gli americani in terapia con agonisti del GLP-1 passeranno dai circa 10 milioni del 2025 a 25–30 milioni entro il 2030. «Finora l’iniezione costituiva una barriera psicologica che limitava gli abusi», osserva Tomasi. «La pillola rischia di far percepire queste molecole come una scorciatoia per dimagrire. Non stiamo parlando di una vitamina: sono farmaci che modificano profondamente la fisiologia dell’organismo e vanno prescritti solo all’interno di un percorso medico strutturato». A spingere in questa direzione contribuisce anche il racconto che arriva da Hollywood e dallo star system. Celebrità di primo piano hanno pubblicizzato l’uso di questi farmaci come una soluzione quasi miracolosa: la campionessa Serena Williams, ad esempio, è diventata testimonial di una piattaforma di telemedicina raccontando il proprio dimagrimento ottenuto con un agonista del GLP-1. «Messaggi di questo tipo sono, a mio avviso, pericolosi», avverte la Dr.ssa Tomasi. «Trasformano un farmaco metabolico potentissimo in un accessorio di stile di vita, in una promessa di risultato facile e immediato. Milioni di persone li recepiscono come un via libera, dimenticando che dietro ogni testimonial c’è — o dovrebbe esserci — un percorso medico controllato che il pubblico non vede».
A rendere il quadro più delicato è ciò che la ricerca ancora non sa. Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 su Obesity Reviews su 417 studi clinici relativi alle terapie incretiniche rileva che meno del 20% degli studi ha raccolto dati su abitudini alimentari o stato nutrizionale e meno del 5% ha valutato salute dell’osso, micronutrienti o funzione fisica. «Sappiamo benissimo quanto peso fanno perdere», afferma Tomasi, «ma sappiamo ancora troppo poco su ciò che accade all’organismo nel lungo periodo. Ecco perché il fai-da-te è un rischio enorme: stiamo usando su larga scala farmaci straordinari mentre molte delle risposte più importanti devono ancora arrivare».
La posizione della specialista non è contro i farmaci — «rappresentano una delle più importanti innovazioni terapeutiche degli ultimi decenni» — ma indica due pilastri irrinunciabili dal primo giorno di terapia. Il primo è la nutrizione: un apporto proteico adeguato, almeno 1,5 g di proteine per chilogrammo di peso corporeo ideale al giorno, con fonti di elevata qualità distribuite nella giornata. Il secondo è l’allenamento di forza: almeno due o tre sedute settimanali sui principali gruppi muscolari, associate al monitoraggio della composizione corporea. «Camminare fa bene, ma non basta a contrastare il catabolismo muscolare: il muscolo si conserva solo se viene nutrito e stimolato».
«Il futuro della cura dell’obesità non può essere soltanto farmacologico: deve essere metabolico», conclude la Dr.ssa Cristina Tomasi. «Il farmaco apre una porta, ma sono alimentazione, movimento ed educazione del paziente a mantenerla aperta. Perdere peso è relativamente semplice; preservare muscolo, forza e salute metabolica è la vera sfida. È questo che farà la differenza tra un dimagrimento temporaneo e una salute duratura».