mercoledì, 22 Luglio 2026

Obesità adolescenti, arriva la prima Linea Guida sulla gestione terapeutica

L’endocrinologo Marco Cappa: «Non è solo una questione di volontà, serve una presa in carico medica»

Il documento, promosso dall’AME, è stato pubblicato nel Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità. Per la prima volta una linea guida nazionale considera anche il ruolo dell’ambiente e della salute planetaria nella gestione dell’eccesso ponderale adolescenziale

Roma, 22 luglio 2026 – L’eccesso ponderale negli adolescenti è sempre stato associato alla sola questione di alimentazione e attività fisica. In realtà si tratta di una condizione complessa: entrano in gioco genetica, ambiente, metabolismo, fattori psicologici, condizioni sociali e molti altri fattori.

Negli ultimi decenni si è assistito alla crescita di un ambiente sempre più obesiogeno caratterizzato da maggiore disponibilità di alimenti ultra-processati, aumento del consumo di bevande zuccherate, riduzione dell’attività fisica e maggiore esposizione alla sedentarietà che ha avuto un impatto significativo soprattutto sui più giovani.

È questo il cambio di paradigma al centro della nuova Linea guida sulla terapia del sovrappeso e dell’obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti (12-18 anni), pubblicata nel Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS): l’eccesso ponderale deve essere trattato sempre, anche negli adolescenti, con tutti gli strumenti che si hanno a disposizione, dall’approccio alimentare, comportamentale ed attività fisica a terapie farmacologiche e chirurgiche, quando necessarie.

«La vera novità non è semplicemente l’apertura alle terapie farmacologiche ma il riconoscimento definitivo dell’obesità come malattia cronica progressiva e recidivante complessa che necessita di percorsi personalizzati, che richiede una presa in carico multidisciplinare». Lo spiega Marco Cappa, endocrinologo responsabile della Unità di ricerca terapie innovative per l’Endocrinologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, IRCCS e membro dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME), che ha coordinato il tavolo di lavoro.

Non un problema estetico, ma una malattia cronica

L’obesità aumenta il rischio di sviluppare numerose complicanze, tra cui diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, dislipidemie, compromissioni osteoarticolari, steatosi epatica e un maggiore rischio oncologico, con conseguenze rilevanti anche sulla salute mentale e sulla qualità della vita.

Secondo le stime internazionali, il costo globale dell’obesità potrebbe raggiungere circa 4.000 miliardi di dollari, pari a quasi il 3% del PIL mondiale, considerando sia i costi sanitari per la gestione della malattia e delle sue complicanze sia l’impatto sulla produttività economica.

Un’emergenza che comincia già nell’infanzia

I numeri fotografano la dimensione del fenomeno. Secondo l’ultima raccolta dati della WHO European Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI) 2022-2024, che ha coinvolto circa 470mila bambini tra 6 e 9 anni in 37 Paesi europei, nella Regione Europea dell’OMS circa 4,4 milioni di bambini sotto i 5 anni convivono già con sovrappeso o obesità.

Nella fascia 10-19 anni, obesità e sovrappeso interessano rispettivamente il 7,1% e il 24,9% della popolazione. Il fenomeno cresce anche nei Paesi a basso e medio reddito: secondo la World Obesity Federation, entro il 2030 potrebbero essere circa 254 milioni i bambini e gli adolescenti con obesità nel mondo.

Una linea guida nazionale per uniformare la gestione dell’obesità adolescenziale

La nuova linea guida nasce dalla necessità di offrire ai professionisti sanitari uno strumento condiviso per affrontare una patologia cronica sempre più frequente e complessa, e assicurare ai pazienti l’uniformità del trattamento, superando le differenze territoriali.

Il documento è stato promosso da AME con il contributo delle principali società scientifiche italiane che si occupano di obesità in età adolescenziale, coinvolgendo specialisti provenienti da tutto il territorio nazionale e rappresentanti dei pazienti, con l’obiettivo di produrre raccomandazioni non solo scientificamente solide, ma anche concretamente applicabili.

«Quando si affrontano patologie croniche che iniziano già nei primi anni di vita – spiega la dottoressa Irene Samperi, endocrinologa componente della commissione Linee Guida AME – è fondamentale avere indicazioni condivise, basate sulle migliori evidenze scientifiche, che aiutino i clinici nella gestione quotidiana e garantiscano pari accesso alle cure».

La realizzazione della linea guida ha seguito un percorso metodologico rigoroso: la valutazione delle evidenze scientifiche è stata affidata all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, mentre l’analisi economica e dell’impatto sul sistema sanitario è stata curata da ALTEMS – Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica. Le linee guida nazionali rappresentano inoltre un riferimento importante anche nell’ambito della responsabilità professionale sanitaria prevista dalla Legge Gelli-Bianco.

Salute ed ambiente, indissolubilmente legati

Un elemento di particolare innovazione riguarda l’introduzione, per la prima volta in una linea guida nazionale, della dimensione della salute planetaria (Planetary Health).

«Abbiamo ritenuto importante considerare l’impatto delle raccomandazioni prodotte sul pianeta – spiega Samperi –. È un approccio ancora sperimentale, gli studi disponibili in letteratura sono ancora limitati, ma rappresenta una prospettiva alla quale la medicina del futuro non può più rinunciare».

Il tema si collega al Planetary Health Check 2025, il rapporto internazionale che monitora lo stato di salute del pianeta e il superamento dei confini planetari, evidenziando come cambiamenti ambientali, perdita degli ecosistemi e inquinamento possano rappresentare una crescente sfida anche per la salute umana.

«La salute del pianeta e quella delle persone sono sempre più interconnesse – aggiunge Cappa –. Per questo oggi dobbiamo affrontare l’obesità anche con una visione One Health».

Superare lo stigma, curare una malattia

«La sfida – conclude il dottor Cappa – è superare definitivamente lo stigma e riconoscere che l’obesità adolescenziale è una malattia che merita prevenzione, diagnosi precoce e cure appropriate. Quando è resistente agli interventi sullo stile di vita, dobbiamo offrire ai ragazzi tutti gli strumenti terapeutici disponibili».

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