venerdì, 17 Luglio 2026

DE PALMA (NURSING UP): “ULTIMO DATACORNER FNOPI MISURA EVOLUZIONE ISCRITTI. NOI MISURIAMO GLI INFERMIERI CHE MANCANO”

De Palma: «Il problema non è quanti siamo. Il problema è dove siamo. Un’iscrizione in più all’Albo non garantisce un turno di pronto soccorso, non apre una Casa della Comunità e non è detto che venga utilizzata per assistere un anziano non autosufficiente con patologie croniche. E poi ci sono tutti gli iscritti agli ordini che scelgono di non entrare mai nei servizi e nelle strutture del SSN.»

ROMA, 17 LUGLIO 2026 – Il DataCorner della FNOPI, aggiornato al 30 giugno 2026, fotografa senza dubbio una crescita degli iscritti all’Albo e un aumento delle fasce più giovani della professione infermieristica. È un dato positivo, che il Nursing Up accoglie con favore. Ma il sindacato invita a leggere quella fotografia fino in fondo, con sano realismo e quella concretezza che occorre in un momento così difficile per il nostro Sistema Salute.

La vera domanda, infatti, non è quanti infermieri risultino iscritti all’Albo. La vera domanda è un’altra: in un Paese come il nostro, tra i più anziani d’Europa, con un numero crescente di cittadini affetti da patologie croniche e non autosufficienti, questi nuovi iscritti di cui parla FNOPI saranno proprio gli infermieri che dovranno assisterli nei servizi e nelle strutture del SSN? E perché, nonostante la crescita di cui parla FNOPI, ospedali e ambulatori soffrono sempre più la carenza di infermieri?

«Nessuno mette in discussione il valore dei dati pubblicati dalla FNOPI. Sarebbe però un errore confondere una fotografia amministrativa con la fotografia della sanità pubblica reale, quella del nostro SSN. Un albo è un censimento: conta le persone abilitate. Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di un presidio: infermieri presenti, ogni giorno, dove il bisogno di cura si manifesta. Il DataCorner misura gli iscritti. I cittadini misurano il tempo di attesa in pronto soccorso, la possibilità di ricevere assistenza domiciliare, la presenza di un infermiere quando la malattia entra nella loro vita», dichiara Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up.

IL PAESE STA CAMBIANDO. GLI INFERMIERI DEVONO ESSERE DOVE CAMBIA LA SANITÀ

«L’Italia è tra i Paesi più anziani d’Europa e del mondo. Entro il 2050 oltre un terzo della popolazione avrà più di 65 anni. Crescono le patologie croniche, aumenta la non autosufficienza, aumenta il bisogno di assistenza continuativa. È qui che si gioca la vera sfida della sanità italiana.

Gli infermieri non servono dentro un database, che certo non è in grado di fotografare la reale situazione emergenziale nei servizi del SSN. Servono nelle sale operatorie e nei pronto soccorso. Servono nelle RSA, dove aumenta ogni anno la complessità assistenziale. Servono nelle Case della Comunità e negli Ospedali di Comunità, che senza professionisti rischiano di trasformarsi in una grande occasione mancata. Servono nelle case degli italiani come infermieri di famiglia e di comunità, perché oggi la cronicità vive soprattutto fuori dagli ospedali. Servono nella salute mentale, nelle cure domiciliari, negli hospice, nelle aree interne, ovunque la fragilità chieda una risposta prima che diventi emergenza.»

NON BASTA CONTARE I GIOVANI. BISOGNA METTERLI NELLE CONDIZIONI DI RESTARE PER CREARE RICAMBIO GENERAZIONALE

«Lo stesso DataCorner della FNOPI evidenzia un’età media della professione che continua a crescere, raggiungendo 46,6 anni. Un elemento che impone una riflessione sulla reale capacità del sistema di rigenerarsi.

E se vogliamo dirla tutta, esiste un altro dato autorevole che merita attenzione. L’OCSE evidenzia che tra il 2013 e il 2023 il numero dei laureati in Infermieristica in Italia è diminuito di oltre il 20%, principalmente a causa dell’aumento degli abbandoni universitari. Significa che non basta attrarre nuovi giovani verso la professione: bisogna accompagnarli fino alla laurea e creare per loro condizioni economiche, professionali e organizzative che li convincano a restare nel Servizio sanitario nazionale.

Sempre l’OCSE ricorda che l’Italia dispone di appena 1,5 operatori dell’assistenza a lungo termine ogni 100 persone con più di 65 anni, contro una media OCSE di 5. È questo il dato che racconta quanto sia fragile la rete di assistenza destinata a una popolazione che invecchia rapidamente.»

DE PALMA: «IL TERMOMETRO REALE DELLA PRESENZA INFERMIERISTICA NELLE STRUTTURE DEL SSN NON COINCIDE CON IL NUMERO DI ISCRITTI ALL’ORDINE. È LA PRESENZA DEGLI INFERMIERI ACCANTO AI PAZIENTI CHE CONTA»

«La forza dell’infermieristica non si misura soltanto dal numero degli iscritti a un Ordine professionale. Si misura dalla capacità del Servizio sanitario nazionale di trattenere i professionisti e portarli dove il bisogno di salute cresce ogni giorno.

Il problema non è quanti siamo. Il problema è dove siamo.

Gli italiani non ci chiedono quanti infermieri risultino iscritti agli ordini. Chiedono semplicemente di trovarne uno quando ne hanno bisogno. È questa la vera misura della forza della professione e della credibilità del Servizio sanitario nazionale.»

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