Ceccarelli: «Ci informano che, nel corso dell’ultima riunione, ARAN ha ammesso candidamente che non ci sono nuove risorse. Allora qualcuno spieghi come si finanziano gli avanzamenti. Se si utilizzano i fondi contrattuali destinati al comparto, si mettono le mani nelle tasche degli infermieri e dei professionisti sanitari! Basta contratti che dividono i lavoratori: è arrivato il momento di un contratto dedicato alle professioni sanitarie dell’area non medica.»
ROMA, 10 luglio 2026 – «Le progressioni di carriera a costo zero rappresentano l’ennesimo paradosso che rischia di scaricare il prezzo delle discutibili scelte contrattuali proprio sui professionisti sanitari del comparto.» È durissima la presa di posizione del COINA – Sindacato delle Professioni Sanitarie dopo la nuova giornata di trattativa per il rinnovo del CCNL Sanità 2025-2027.
Per il COINA, le proposte contenute nella bozza ARAN confermano una contraddizione che non può essere ignorata: si prevedono avanzamenti professionali senza prevedere nuove risorse economiche.
«La stessa ARAN ha sostanzialmente ammesso che non esistono finanziamenti aggiuntivi per sostenere queste operazioni – dichiara il segretario nazionale Marco Ceccarelli –. Le progressioni non si fanno a costo zero. Se non arrivano nuovi fondi, il rischio concreto è che vengano pagate utilizzando il monte risorse destinato all’intero comparto. Tradotto: si mettono le mani nelle tasche di infermieri, ostetriche, tecnici sanitari e di tutti gli altri professionisti della sanità.»
«Ogni crescita professionale merita rispetto e può essere sostenuta. Ma deve essere accompagnata da risorse dedicate. Diversamente si costruisce una guerra tra lavoratori che non appartiene al mondo della sanità. Non è accettabile promuovere una categoria utilizzando risorse che appartengono a tutti gli altri professionisti del comparto.»
Marco Ceccarelli conclude: «Il COINA ribadisce, da tempo, con forza, la necessità di un contratto dedicato esclusivamente alle professioni sanitarie dell’area non medica. Solo così sarà possibile valorizzare davvero infermieri, ostetriche e tutti i professionisti sanitari secondo competenze, responsabilità e percorsi di carriera propri. La sanità italiana ha bisogno di investimenti veri, non di operazioni contabili che finiscono per impoverire chi ogni giorno garantisce il funzionamento del Servizio sanitario nazionale.»