Durante l’anno scolastico 2025/26 sono stati 724 i bambini e i ragazzi seguiti dalla Scuola in Ospedale, con il coordinamento dell’Istituto comprensivo 8 di Vicenza in collaborazione con la Pediatria dell’ospedale di Vicenza.Oltre alle lezioni, in reparto anche laboratori, musica e letture ad alta voce.Novità di quest’anno uno spazio dedicato ai bisogni educativi speciali.
Vicenza, 9 luglio 2026 – Con l’arrivo dell’estate l’anno scolastico si è concluso… anche al San Bortolo, per i bambini e adolescenti che hanno dovuto passare un periodi ricoverati in Pediatria, ma senza per questo “perdere” le lezioni. Il tutto grazie al progetto Scuola in Ospedale (SIO), frutto della collaborazione tra ULSS 8 Berica e Ufficio scolastico provinciale, tramite l’’Istituto comprensivo 8 Vicenza.
Un ponte tra scuola e corsia per investire sul futuro
La Scuola in Ospedale prevede la presenza stabile di personale docente all’interno della struttura ospedaliera, consentendo ai pazienti pediatrici la continuità degli studi, ma anche di mantenere in quale modo la propria quotidianità pur nella loro condizione di degenti.
L’iniziativa viene proposta ai pazienti dai 3 anni fino al compimento della maggiore età, con un’offerta didattica che copre la Scuola d’infanzia, la Primaria e la Secondaria di primo e secondo grado.
«La Scuola in Ospedale dimostra una volta in più l’attenzione di questa Azienda per la presa in carico della persona nel suo insieme, al di là degli aspetti strettamente clinici – dichiara il Direttore Generale dell’ULSS8 Berica Peter Assembergs -, in un’ottica di umanizzazione dei percorsi di cura e delle strutture ospedaliere. Nel caso specifico, tale impegno è particolarmente importante per i pazienti pediatrici e a questo riguardo il progetto messo a punto e via via potenziato nel corso degli anni nell’ambito della Pediatria del San Bortolo rappresenta sicuramente un’esperienza modello».
L’obiettivo principale delle attività svolte con i degenti in età scolare è quello di sostenere un percorso cognitivo, emotivo e didattico che mantenga vivo il legame con il proprio ambiente scolastico di provenienza, ma tale attività diventa anche parte integrante del piano terapeutico: «Un bambino ricoverato – spiega la dott.ssa Marta Balzarin, responsabile U.O.S. Pediatria Degenze – quando inizia a stare meglio deve spesso completare una terapia che non può proseguire a domicilio: resta quindi in ospedale ancora per qualche tempo, pur potendo svolgere normali attività, e una delle difficoltà più grandi in questa fase è la noia. Avere insegnanti che non solo portano avanti il programma scolastico, ma organizzano anche attività ricreative, letture e altre iniziative migliora in modo significativo la qualità della loro vita in reparto, perché restituisce un po’ di normalità e di ritmo alla giornata in ospedale. E un bambino che riesce a mantenere un buon umore è anche un bambino che, sul piano fisico, riesce a stare meglio prima».
«La Scuola in Ospedale non ha il solo compito di assicurare la continuità didattica», sottolinea la Dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo 8 di Vicenza Catia Coccarielli «La sua missione educativa è quella di preservare il diritto del bambino e del ragazzo a continuare a crescere, ad apprendere e a costruire la propria identità anche durante la malattia. L’azione pedagogica in ospedale mette al centro la persona, valorizza le sue risorse, sostiene la motivazione ad apprendere e mantiene vivi i legami con la scuola, con i compagni e con il proprio progetto di vita. La qualità della vita passa anche attraverso esperienze di apprendimento significative: imparare, leggere, creare, dialogare e condividere significa ritrovare spazi di normalità, rafforzare l’autostima e continuare a sentirsi protagonisti del proprio percorso di crescita. Per questo la scuola diventa parte integrante del processo di cura, perché educare significa prendersi cura della persona nella sua interezza, accompagnandola a guardare oltre la malattia e a continuare a immaginare il proprio futuro.»
L’intervento educativo è completamente personalizzato: ogni attività nasce dall’ascolto del bambino o del ragazzo, dal dialogo con il personale sanitario e dalla collaborazione costante con le scuole di provenienza. La scuola entra così a pieno titolo nel percorso di cura, riconosciuta anche dall’ambito sanitario come parte integrante del progetto terapeutico.
I progetti in reparto
Tra settembre 2025 e giugno 2026 sono stati ben 724 i minori che hanno “frequentato” la Scuola in Ospedale, un dato in netto aumento rispetto agli anni scolastici precedenti: nel dettaglio, 166 bambini della Scuola dell’Infanzia, 325 alunni della Scuola Primaria e 263 studenti della Scuola Secondaria di primo grado.
Numerosi sono stati anche i progetti speciali che hanno integrato l’attività scolastica in reparto. Il progetto “RIC e la scuola in ospedale” ha coinvolto gli alunni della scuola primaria in attività di conoscenza e sensibilizzazione sul primo intervento, realizzate grazie alla collaborazione con il personale sanitario del SUEM; non sono mancati inoltre momenti di ascolto musicale in reparto con la Società del Quartetto di Vicenza e laboratori museali con l’Associazione Ardea, mentre il progetto “Marinehiros de Esperancia”, promosso dall’Ospedale Universitario Sao Joao di Porto ha affrontato il tema dell’ambiente marino. E ancora, il Progetto Calendario ha portato alla realizzazione del calendario 2026 “Oceani di Speranza”, con il contributo della Fondazione San Bortolo, mentre il tradizionale Concerto di Natale nell’atrio dell’Ospedale è stato curato dagli studenti dell’indirizzo musicale del G.G. Trissino.
Tra le novità dell’anno si segnala uno spazio dedicato agli alunni con bisogni educativi speciali, nell’ambito del progetto “Scuola Parlante”, sviluppato in collaborazione con gli Sportelli Autismo e con l’ULSS 8 Berica, che ha consentito di realizzare uno spazio educativo dedicato agli alunni con bisogni comunicativi speciali. «Con il progetto “Scuola Parlante” abbiamo voluto affermare un principio fondamentale – conclude la prof.ssa Catia Coccarielli -. Ogni bambino deve poter comunicare, esprimere emozioni, comprendere ed essere compreso, anche quando una disabilità o la malattia rendono difficile utilizzare i tradizionali canali comunicativi. Attraverso la formazione del personale sull’uso della Comunicazione Aumentativa Alternativa abbiamo costruito ambienti più accessibili e realmente inclusivi. In ospedale comunicare significa ridurre l’ansia, favorire la partecipazione alle cure e migliorare concretamente la qualità della vita.»
La collaborazione tra l’Istituto Comprensivo 8 e l’ULSS 8 Berica rappresenta un esempio concreto di integrazione tra scuola e sanità, capace di mettere al centro il benessere complessivo della persona.