Durante l’estate sarà aperto ai ragazzi dai 12 anni per un percorso intensivo.
Città della Pieve, 31 maggio 2026 – Il Centro Dai e obesità di Città della Pieve dell’Usl Umbria 1 durante il periodo estivo riapre le porte ai giovani per un percorso intensivo tra cura, movimento, emozioni, laboratori ed esperienze. Sarà riservato ai ragazzi di età compresa tra i 12 e i 18 anni, provenienti da tutta Italia per il trattamento dell’obesità e del disturbo da alimentazione incontrollata. Le attività si concentrano nel periodo estivo, con riprese e follow-up nelle fasi di vacanza da scuola. Durante tutto l’anno, inoltre, al centro Dai sono attivi gruppi, che si ritrovano a cadenza mensile, attività in day hospital di consolidamento e follow-up degli step riabilitativi raggiunti.
Per accedere al percorso è necessario che sia il pediatra di libera scelta o il medico di medicina generale a farne richiesta, tramite impegnativa, per prenotare la prima visita, compilare la scheda di valutazione e decidere l’iter riabilitativo, che può comprendere anche la fase residenziale estiva.
Un servizio importante anche perché, secondo le ultime rilevazioni raccolte dal Ministero della salute, in Umbria sono 13.569 le persone tra i 12 e i 45 anni affette da anoressia, bulimia e disturbi da alimentazione incontrollata. Di questi, la componente femminile conta 9.580 casi mentre quella maschile raggiunge le 3.989 unità. Significativo anche il dato legato ai giovani. I disturbi alimentari non sono più una patologia esclusivamente femminile perché il 20% di pazienti tra i 12 e i 17 anni è costituito da maschi.
“Si tratta tuttavia di numeri che rappresentano solo la punta dell’iceberg, – spiega Paola Antonelli, responsabile della rete Dca (Disturbi del comportamento alimentare) dell’Usl Umbria 1 – perché molte persone, purtroppo, non riescono ancora a chiedere aiuto. Preoccupa in modo particolare l’abbassamento dell’età di esordio: oggi il 30% dei casi riguarda minorenni e, nel periodo post-pandemico, le richieste di supporto sono triplicate. Per questo è fondamentale intervenire precocemente, soprattutto in età evolutiva, con percorsi che favoriscano la modifica dello stile di vita e un accompagnamento multidisciplinare. Il percorso estivo del Dai si muove proprio in questa direzione, grazie a un approccio integrato che combina riabilitazione fisica, educazione alimentare, attività esperienziali e sostegno psicologico”.
L’obiettivo principale del Centro è quello aiutare i ragazzi a costruire una routine sana e sostenibile. Ogni giornata è scandita da momenti di cura, movimento, apprendimento e socialità. Scendendo nel dettaglio, tra le attività quotidiane ci sono i gruppi psicologici, gruppi nutrizionali dedicati all’educazione alimentare, riabilitazione in acqua, ippoterapia, fisioterapia, laboratori di cucina, gruppi sensoriali, Yoga, tai chi, bioenergetica, danzamovimentoterapia, nordic walking e di educazione alimentare.
Il Centro insiste su un concetto chiave: non si tratta di seguire una dieta, ma di imparare a costruire un rapporto nuovo e più libero con il cibo. I gruppi nutrizionali e psicologici settimanali offrono strumenti concreti per scegliere in modo consapevole e maneggiare le emozioni anche una volta tornati a casa. I laboratori di cucina permettono ai ragazzi di sperimentare ricette, sapori e tecniche, trasformando il momento del pasto in un’esperienza positiva e non più fonte di ansia.
Una parte fondamentale del percorso riguarda la percezione corporea, spesso distorta nei giovani che vivono un rapporto difficile con il proprio corpo. Per questo, il Centro propone attività di esposizione corporea graduale, che aiutano i ragazzi a confrontarsi con la propria immagine in un contesto protetto e guidato. Tra le tecniche più innovative utilizzate dal centro c’è la “Terapia dello specchio”, un intervento psicologico che aiuta i giovani a osservare e accettare il proprio corpo senza giudizio.
Accanto a questo, viene affrontato anche il tema dei social media, oggi tra i principali amplificatori di modelli estetici irrealistici. I ragazzi imparano a riconoscere i meccanismi di confronto sociale, le dinamiche di idealizzazione e le trappole della “perfezione digitale”, sviluppando strumenti critici per un uso più consapevole e meno dannoso delle piattaforme online.