giovedì, 28 Maggio 2026

Fibrillazione atriale: studio italo-inglese apre a sospensione anticoagulanti dopo ablazione

Una meta-analisi condotta dallo University College di Londra e dall’IRCCS MultiMedica di Milano su tre studi clinici randomizzati mostra che, nei pazienti senza recidive aritmiche dopo ablazione, l’interruzione della terapia anticoagulante non aumenta il rischio di ictus e riduce significativamente l’insorgenza di emorragie severe.

Milano e Londra, 28 maggio 2026 – Da un recente studio italo-inglese, appena pubblicato sulla rivista European Heart Journal Open[1], arriva un messaggio incoraggiante per i pazienti con fibrillazione atriale, sottoposti ad ablazione transcatetere. I dati, ottenuti dalla meta-analisi di tre rigorosi trials clinici randomizzati (ODIn-AF, ALONE-AF, OCEAN), per un totale di oltre 2.300 pazienti, indicano che chi non manifesta più aritmie cardiache dopo la procedura può, in molti casi, sospendere l’assunzione a lungo termine di farmaci anticoagulanti senza aumentare il rischio di ictus cerebrale e ottenendo una riduzione significativa del rischio emorragico associato a questa terapia.

Lo studio, condotto dallo University College di Londra e dall’IRCCS MultiMedica di Milano, è stato commissionato dalla European Cardiac Arrhythmia Society (ECAS) e contribuisce ad aggiornare le conoscenze su un tema centrale nella gestione post-ablazione.

La fibrillazione atriale è riconosciuta come l’aritmia cardiaca più prevalente a livello globale; secondo i dati del Global Burden of Disease, colpisce oltre 50 milioni di persone nel mondo, comportando un rischio importante di ictus, scompenso cardiaco e morte. L’ablazione con catetere è oggi un approccio consolidato per il controllo del ritmo, dimostratosi in grado di migliorare sintomi e qualità di vita; tuttavia, la decisione di continuare la terapia anticoagulante dopo questa procedura presenta ancora aree di incertezza. Per questo motivo, i risultati emersi dalla meta-analisi italo-inglese potrebbero essere di grande rilevanza per la comunità cardiovascolare e fornire informazioni importanti per pazienti e professionisti sanitari.

Gli oltre 2.324 soggetti inclusi nell’analisi erano stati sottoposti con successo ad ablazione, non presentavano recidive aritmiche da almeno 6 mesi e avevano un rischio tromboembolico medio-basso. In questo gruppo, interrompere l’impiego dei nuovi anticoagulanti orali (NAO) non ha comportato un aumento del rischio di ictus o embolie sistemichedurante un follow-up a medio termine di circa due anni.

Lo studio, inoltre, ha evidenziato che, a fronte di un rischio di eventi tromboembolici molto basso e simile tra chi continua (0,86%) e chi interrompe la terapia con NAO (0,69%), la prosecuzione degli anticoagulanti è associata a un incremento significativo di emorragie severe. In particolare, i sanguinamenti gravi risultano quasi triplicati nei pazienti che mantengono la terapia rispetto a quelli che la sospendono definitivamente (0,90 vs 0,34%).

Questi risultati rafforzano l’idea di un approccio più personalizzato alla terapia dopo ablazione: non tutti i pazienti devono necessariamente assumere anticoagulanti per tutta la vita. In particolare, nei soggetti con rischio tromboembolico basale basso o moderato e con una documentata stabilità del ritmo cardiaco dopo la procedura, la sospensione definitiva dei NAO può rappresentare una strategia sicura e vantaggiosa, che riduce l’insorgenza di emorragie severe. Per i pazienti a rischio più elevato, le evidenze sono ancora limitate. La decisione di interrompere la terapia, comunque, rimane affidata al medico nel singolo caso, con precauzione particolare nei pazienti ad alto rischio basale di ictus o in assenza di adeguato monitoraggio del ritmo nel periodo post-ablazione.

“Questa meta-analisi sembra offrire una speranza molto attesa dai pazienti con fibrillazione atriale”, commenta il professor Riccardo Cappato, Direttore del Centro di Elettrofisiologia dell’IRCCS MultiMedica, Presidente ECAS e co-autore dello studio. “Spesso, infatti, essi soffrono dell’obbligo di assumere anticoagulanti almeno quanto, se non più, dei sintomi dell’aritmia. Se i promettenti risultati dello studio saranno ulteriormente confermati, per questi pazienti si apre la prospettiva di un futuro non solo libero da aritmie, ma anche senza terapia anticoagulante. Un doppio risultato davvero confortante”.

“La nostra meta-analisi pubblicata sullo European Heart Journal Open sottolinea che è possibile, nei pazienti senza recidive di fibrillazione atriale nei 6-12 mesi successivi ad ablazione transcatetere,  sospendere la terapia con anticoagulanti senza incorrere in un aumentato rischio di ictus o eventi embolici periferici”, sottolinea il professor Rui Providência, Institute of Health Informatics Research, University College of London e co-autore dello studio). “Oltre ad alleviare i pazienti dalla schiavitù farmacologica, questa strategia consente di ridurre il rischio di sanguinamenti durante follow-up post-procedurale”.


[1] SALIH A, CRETA A, ALI H, CAPPATO R, PROVIDENCIA R, “Oral anticoagulation discontinuation after atrial fibrillation ablation: a systematic review and meta-analysis of randomized trials”, European Heart Journal Open, Volume 6, Issue 3, May 2026, oeag067, https://doi.org/10.1093/ehjopen/oeag067.

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