De Palma: «Le nuove lauree rappresentano una svolta per la professione infermieristica italiana, ma senza adeguata collocazione contrattuale, valorizzazione economica e investimenti strutturali sugli infermieri di base rischiano di trasformarsi in un contenitore vuoto»
ROMA, 19 MAG 2026 – Nursing Up accoglie positivamente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti del Ministero dell’Università e della Ricerca che istituiscono tre nuove lauree magistrali specialistiche dedicate a cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure neonatali e pediatriche, cure intensive ed emergenza.
Per il sindacato guidato da Antonio De Palma si tratta di un passaggio cruciale per il futuro della sanità italiana, che però rischia di restare incompleto senza una reale valorizzazione professionale, contrattuale ed economica degli infermieri.
«Va chiarito subito – dichiara De Palma – che è improprio parlare di infermieri prescrittori di farmaci come avviene in altri Paesi europei. Qui parliamo della possibilità di prescrivere presidi assistenziali, ausili, dispositivi e tecnologie sanitarie. È certamente un primo passo avanti, ma non può bastare a colmare anni di ritardi e squilibri strutturali».
Nursing Up sottolinea come in numerosi Paesi europei e nordamericani gli infermieri specialisti operino già con livelli di autonomia avanzata, responsabilità cliniche riconosciute e percorsi economici coerenti con le competenze maturate.
«Sarebbe un errore gravissimo relegare queste nuove figure nell’area di elevata qualificazione del comparto sanità. Parliamo di professionisti con lauree magistrali, competenze avanzate e responsabilità crescenti: il loro approdo naturale deve essere l’area della dirigenza».
Secondo Nursing Up il vero rischio è creare nuove specializzazioni senza affrontare la crisi sempre più drammatica della professione infermieristica di base.
Il sindacato richiama numeri che definisce “ormai insostenibili”: stipendi inferiori di oltre 13mila dollari annui rispetto alla media OCSE, carenza strutturale di personale, fuga verso l’estero e un ricambio generazionale insufficiente, con appena un nuovo ingresso ogni tre uscite.
«Da anni si parla di sanità territoriale e assistenza di prossimità – continua De Palma – ma oggi mancano oltre 20mila infermieri di famiglia e soltanto circa il 3% delle Case di comunità risulta realmente operativo. Senza professionisti la riforma territoriale resta solo uno slogan».
«Servono scelte immediate e coraggiose: sostegno reale alle nuove lauree specialistiche, accesso all’area della dirigenza e contemporaneamente un forte rilancio della professione infermieristica di base. Altrimenti – conclude De Palma – rischiamo di costruire specialisti senza prospettive dentro una sanità sempre più fragile e territori sempre più privi di assistenza».