lunedì, 27 Aprile 2026

Medicina generale, FIMMG Sardegna: rischio concreto di una sanità a doppia velocità e di desertificazione delle aree interne

La proposta di riordino dell’assistenza primaria presentata dal Ministero della Salute non appare come una vera riforma della medicina territoriale, ma come un disegno che produrrebbe un progressivo smantellamento della sanità di prossimità.

Con una mano si sbandierano le Case della Comunità; con l’altra si rischia di condannare all’abbandono milioni di cittadini che vivono nelle aree interne, rurali, montane e insulari. Territori che rappresentano circa il 60% del territorio italiano e nei quali vive ancora oltre il 20% della popolazione.

Un modello che accentri ulteriormente risorse economiche, servizi e forza lavoro sanitaria nelle aree urbane potrebbe determinare un ulteriore indebolimento dell’assistenza nei territori più fragili, già oggi segnati da gravi difficoltà di accesso alle cure, invecchiamento della popolazione, carenza di servizi e maggiore vulnerabilità sociosanitaria.

Non si tratta di una questione marginale, ma di un tema strutturale di equità nell’accesso alla salute che rischia di minare i principi fondamentali di universalità, prossimità ed equità. In molte di queste comunità la medicina generale rappresenta il primo, e spesso l’unico, presidio sanitario realmente vicino ai cittadini.

Il vero punto di forza della medicina generale italiana è la capillarità. Nei piccoli comuni, nelle aree montane, rurali e insulari, segnate da difficoltà orografiche, tempi di percorrenza elevati e minore accessibilità ai servizi, la presenza diffusa del medico di famiglia non è un’opzione organizzativa: è una precondizione essenziale per garantire il diritto alla cura.

A questo si aggiunge una criticità ancora più rilevante: il provvedimento non affronta il nodo centrale della formazione in medicina generale laddove le evidenze disponibili indicano, invece, che il reclutamento dei futuri medici di medicina generale si costruisce durante il percorso formativo, attraverso esposizione precoce alla disciplina, qualità del tutoraggio, integrazione reale con il territorio, identità professionale e condizioni di lavoro credibili.

È inaccettabile che, nel nome di una riorganizzazione apparentemente efficiente, si costruisca un sistema sanitario a doppia velocità: più forte dove esistono già infrastrutture, servizi e professionisti; più fragile proprio dove il bisogno di tutela pubblica è maggiore.

Il Segretario Regionale – Federico Contu

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