venerdì, 24 Aprile 2026

Fimmg Campania: “Con riforma Schillaci a rischio 3.500 posti di lavoro nella regione, più di 35.000 in tutta Italia. Si smantella medicina di prossimità”

«Prima ancora di discutere di modelli organizzativi, il ministro Schillaci dovrebbe dire con chiarezza cosa accadrebbe alle migliaia di collaboratori di studio che oggi rendono possibile il lavoro quotidiano dei medici di famiglia. In Campania un passaggio alla dipendenza dei medici di medicina generale rischierebbe di cancellare circa 3.500 posti di lavoro. Su scala nazionale parliamo di oltre 35.000 lavoratrici e lavoratori che potrebbero essere espulsi dal sistema. È questo il primo dato, concreto e drammatico, dal quale partire». Così Luigi Sparano, segretario regionale vicario Fimmg Campania, interviene sulla proposta di riforma della medicina generale avanzata dal ministro della Salute Orazio Schillaci, illustrata alle Regioni nell’ambito del riordino dell’assistenza territoriale e del ruolo dei medici di famiglia nelle Case della Comunità. La proposta confermerebbe la convenzione come canale ordinario, ma introdurrebbe nuovi obblighi organizzativi e forme di dipendenza selettiva o volontaria per alcune funzioni territoriali.

«Una riforma costruita senza un vero confronto con le rappresentanze di categoria – prosegue Sparano – non potrà mai avere la nostra approvazione, perché non sarà mai centrata realmente sul problema e non produrrà alcuna soluzione concreta. Non si può pensare di riscrivere la medicina generale ignorando chi ogni giorno tiene in piedi l’assistenza di prossimità».

Per Fimmg Campania, il nodo non è soltanto contrattuale. «Il pensiero va ben oltre la dipendenza – sottolinea Sparano – perché quel modello farebbe scomparire il medico di famiglia così come i cittadini lo conoscono. E rischierebbe anche di farlo scomparire in massa, viste le dimissioni che una trasformazione forzata o snaturante potrebbe provocare. La medicina generale non è uno sportello, non è una stanza dentro una struttura muraria, non è un turno orario. È una relazione personale, costruita nel tempo, fondata sulla conoscenza delle famiglie, dei territori, delle fragilità sociali e sanitarie».

Secondo Fimmg Campania, trasformare il medico di medicina generale in una figura dipendente da una struttura rischia di cancellarne il ruolo professionale e intellettuale. «Il medico di famiglia – aggiunge Sparano – garantisce uguaglianza sociale e accesso alle cure pubbliche a prescindere dal reddito. È spesso il primo presidio per chi non ha strumenti, risorse o possibilità di orientarsi nel sistema. Se questa funzione viene compressa dentro un modello burocratico e centralizzato, si perde il cuore della sanità pubblica territoriale».

Il sindacato richiama anche il valore della medicina di iniziativa, della prevenzione e della conoscenza dei territori. «La Campania – osserva Sparano – non è tutta uguale. Non lo sono le aree interne, le periferie urbane, i piccoli comuni, le isole, i quartieri ad alta vulnerabilità sociale. Lo stesso vale per l’Italia intera. Pensare di applicare un modello uniforme, centrato su strutture fisiche e orari rigidi, significa non capire che la medicina generale vive nella prossimità. Prevenzione, screening, vaccinazioni, presa in carico dei cronici e intercettazione precoce del disagio funzionano perché esiste una relazione stabile tra le persone assistite e il proprio medico».

Particolarmente critico, per Fimmg Campania, è il richiamo alla riduzione degli accessi in pronto soccorso come obiettivo della riforma. «Dire che il medico di famiglia debba operare in una struttura muraria, in un ambito dipendente e orario, con lo scopo di ridurre gli accessi in pronto soccorso – afferma Sparano – significa ignorare i milioni di contatti quotidiani che i medici di famiglia italiani assicurano ogni giorno alla popolazione. Quei contatti non sono burocrazia: sono visite, consigli, monitoraggi, prescrizioni, prevenzione, gestione delle cronicità, risposte a fragilità che altrimenti finirebbero proprio nei pronto soccorso».

Il rischio, per il sindacato, è di ottenere l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato. «In un sistema che vede aumentare cronicità, vulnerabilità e fragilità – conclude Sparano – togliere forza alla medicina generale significherebbe creare un vuoto. E quel vuoto produrrebbe più accessi diretti ai pronto soccorso, non meno. Ma soprattutto aprirebbe definitivamente la strada alla medicina privata e alle assicurazioni, che non aspettano altro. Sarebbe un passo verso un modello più simile a quello statunitense, dove chi ha risorse si cura e chi non le ha resta indietro. È l’opposto del Servizio sanitario nazionale universale ed egualitario che abbiamo garantito finora e che la Costituzione ci chiede di difendere».

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