L’antibiotico resistenza e la piaga delle infezioni, destinata a divenire la prima causa di morte nel mondo; l’etica e le delicate decisioni rispetto al fine vita; la sicurezza degli ambienti NORA– ovvero tutti quei luoghi lontani dalle vere e proprie sale operatorie dove vengono svolte sedazioni – in cui continuano a verificarsi incidenti gravi o mortali; l’intelligenza artificiale e la sostenibilità, al fine di ridurre l’impatto ambientale e aiutare gli operatori medici nella gestione dei database. Sono solo alcune delle tematiche che verranno affrontate durante il XXI congresso “Romanestesia”, all’Auditorium del Massimo a Roma il 12 e 13 dicembre. Due giornate a carattere nazionale che porteranno i partecipanti nel cuore pulsante delle terapie intensive e nelle sale operatorie: luoghi critici e complessi che mettono al centro la figura dell’anestesista/rianimatore, il suo bagaglio di esperienze e la sua capacità decisionale in alcuni tra i momenti più critici e complessi della vita di un ospedale.
Da oltre vent’anni Romanestesia, rappresenta un momento di confronto, aggiornamento e innovazione per la comunità degli anestesisti e dei rianimatori italiani. La XXI edizione mette al centro il ruolo cruciale di Protocolli e Algoritmi, strumenti indispensabili per supportare il clinico nelle decisioni quotidiane, tra l’incertezza delle situazioni critiche e la responsabilità di intervenire sulla vita dei pazienti con sicurezza e competenza.
Presieduto dal Prof. Luigi Tritapepe, direttore UOC di Anestesia e Rianimazione presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini e professore all’Università La Sapienza, Romanestesia XXI si propone come il luogo in cui professionisti provenienti da tutta Italia si confrontano su pratiche cliniche consolidate, innovazioni tecnologiche e approcci che rendono la terapia intensiva più efficace e umana.
Sepsi: una sfida crescente
La sepsi è la più violenta reazione del corpo a un’infezione, dove il sistema immunitario, nel tentativo di combattere i patogeni, inizia a danneggiare i propri tessuti e organi, portando a disfunzione d’organo e potenzialmente allo shock settico e alla morte. A livello mondiale colpisce 45-50 milioni di persone ogni anno ed è responsabile di circa 11 milioni di decessi. Nei Paesi sviluppati, l’incidenza stimata è di 400-500 casi ogni 100.000 abitanti, e si prevede che entro il 2050 diventerà la prima causa di morte, superando patologie cardiovascolari e tumori.
“La sepsi è una dichiarazione di guerra nelle terapie intensive. Gli sforzi della società scientifica e la comunità internazionale, attraverso le campagne di sensibilizzazione, sono rivolti alla formulazione di algoritmi terapeutici che possano essere universalmente condivisi” – afferma il Prof. Tritapepe, UOC Anestesia e Rianimazione, Ospedale San Camillo Forlanini. In Italia, il problema è aggravato dall’uso non mirato di antibiotici e dall’arrivo di pazienti colonizzati da batteri multiresistenti, a causa di un uso eccessivo e improprio di antibiotici: per questo il nostro Paese è secondo in Europa per antibiotico-resistenza, dopo la Grecia.
“L’antibiotico resistenza è un fenomeno di selezione naturale – ha proseguito il Prof. Tritapepe – per cui alcuni batteri sono capaci di sopravvivere agli antibiotici. Tale fenomeno è accelerato ed amplificato da un uso eccessivo ed inappropriato di antibiotici e anche dall’utilizzo degli stessi negli allevamenti animali. Inoltre, alcuni batteri comunicano tra loro trasferendo parte del DNA, che genera resistenza. Per questo si ritiene necessaria un’attenzione capillare all’igiene, soprattutto in ambito ospedaliero, in modo da evitare la diffusione di batteri resistenti”.
Uno dei comportamenti scorretti, infatti è proprio quello di iniziare la somministrazione di farmaci “a caso”, empirici, spesso a basso costo ma poco efficaci, che creano inevitabilmente resistenza. Durante il congresso, numerosi panel affronteranno la gestione del paziente settico, con particolare attenzione al monitoraggio emodinamico, al ruolo delle terapie immunomodulanti arricchite nello shock settico e all’integrazione tra terapie standard e adiuvanti.
Interverranno Sabino Scolletta, Direttore del D.A.I. Emergenza – Urgenza e dei Trapianti e Direttore dell’U.O.C. Anestesia e Rianimazione DEA e dei Trapianti presso Azienda Ospedaliera Universitaria Senese di Siena; Massimo Girardis, professore ordinario presso il Dipartimento Chirurgico, Medico, Odontoiatrico e di Scienze Morfologiche con interesse Trapiantologico, Oncologico e di Medicina Rigenerativa dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia; Francesco Forfori, professore ordinario presso il Dipartimento di Patologia, Chirurgica, Medica, Molecolare e dell’Area Critica dell’Università di Pisa; Bruno Viaggi, Dirigente Medico del Dipartimento Anestesia, Neuroanestesia e Rianimazione l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze.
Fine vita: cura e accompagnamento
Tra i temi affrontati trova spazio anche la delicata e complessa questione del fine vita. Il dottor Luigi Riccioni, anestesista rianimatore e responsabile del Centro di Rianimazione 4 dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, nonché già responsabile del Comitato Etico della Società Italiana Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), offre importanti chiarimenti sull’argomento, sottolineando come sia fondamentale distinguere tra morte medicalmente assistita e accompagnamento del paziente terminale ricoverato in ospedale.
La legge 219/2017 rappresenta il riferimento normativo sul fine vita e mette a disposizione tre strumenti fondamentali: il consenso informato, le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento) e la pianificazione condivisa delle cure.
“I medici possono essere restii ad affrontare queste decisioni, nel timore di eventuali contenziosi legali o di arrecare dolore ai famigliari: in realtà il clinico è legittimato e tutelato a intraprendere la rimodulazione verso un percorso di cure palliative dal Codice di Deontologia Medica, che raccomanda di non sottoporre i pazienti a trattamenti sproporzionati (accanimento terapeutico secondo la vecchia definizione), purché non vengano eseguiti interventi atti a provocare direttamente la morte (eutanasia)” spiega il Dott. Riccioni.
L’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma è stato il primo, nel 2019, a sviluppare un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale dedicato al fine vita. Un ulteriore elemento fondamentale è la presenza in cartella clinica di una documentazione chiara degli eventi, delle valutazioni e delle motivazioni che hanno guidato il processo decisionale, seguendo un approccio strutturato ABCD: Anamnesi, Bilanciamento, Collegialità e Dialogo con il paziente. Queste indicazioni, redatte dal dott. Riccioni nel 2025 e già adottate in diverse terapie intensive italiane segnano uno spartiacque nella gestione dei pazienti con diagnosi terminale, garantendo appropriatezza, comunicazione corretta, e tutela di tutti gli operatori coinvolti.
Sicurezza in NORA e MAC
Durante l’assistenza anestesiologica, la gestione delle vie aeree è uno dei momenti più critici, con rischio di incidenti gravi o mortali. Questi eventi non riguardano solo la sala operatoria, ma anche ambienti NORA (Non Operating Room Anesthesia) e MAC (Monitorized Anesthesia Care), spesso meno attrezzati e operanti in isolamento, con un elevato grado di criticità.
La sicurezza in NORA/MAC è centrale: nel 2023 la Anesthesia Patient Safety Foundation ha evidenziato che circa il 14% delle oltre 200 richieste di risarcimento riguardava la NORA, con esiti catastrofici più frequenti e risarcimenti medi del 44% superiori rispetto alle anestesie in sala operatoria. SIAARTI ricorda che anche procedure apparentemente semplici devono rispettare gli stessi standard di sicurezza della chirurgia maggiore. La letteratura internazionale sottolinea che molti incidenti sono prevedibili e prevenibili, spesso legati a errori decisionali piuttosto che tecnici.
Un approccio moderno richiede valutazione strategica pre-procedurale, predisposizione dei dispositivi e dei monitoraggi necessari, riconoscimento precoce delle vie aeree difficili e forte collaborazione tra gli operatori. “La NORA avviene spesso fuori dall’ospedale ed è uno dei contesti più fragili. Un intervento a basso rischio può diventare ad alto rischio in pochi minuti”, sottolinea Luigi Tritapepe.
Durante il congresso, un panel sarà dedicato a NORA/MAC e all’uso del Remimazolam, con l’intervento di Roberta Monzani, responsabile dell’UO Anestesia e Day Hospital Chirurgico, Ospedale Humanitas, e segretaria SIAARTI.
Anestesia sostenibile: ridurre l’impatto ambientale
L’anestesia rappresenta una delle attività cliniche a maggiore impatto ambientale in ambito ospedaliero. Il settore sanitario, infatti, contribuisce per circa il 4,4–5% alle emissioni globali di gas serra, mentre le sale operatorie possono generare fino al 30% dei rifiuti ospedalieri e consumare oltre il 40% dell’energia complessiva.
Tra i gas anestetici più inquinanti spicca il desflurano, il cui utilizzo sarà vietato dal 2026, salvo comprovate necessità cliniche. Questa misura sta accelerando un cambiamento profondo, che coinvolge sia l’efficientamento tecnico delle strutture ospedaliere sia un’evoluzione culturale e organizzativa nella pratica clinica quotidiana.
Per guidare questa transizione, la World Federation of Societies of Anaesthesiologists, la European Society of Anaesthesiology and Intensive Care e la SIAARTI hanno definito una serie di raccomandazioni mirate a rendere l’anestesia più sostenibile:
- Ridurre l’impiego di agenti inalatori ad alto potenziale di riscaldamento globale.
- Utilizzare flussi minimi di gas freschi, mantenendo sempre la sicurezza del paziente.
- Preferire tecniche anestesiologiche e materiali a basso impatto ambientale.
- Limitare i dispositivi monouso e ottimizzare la raccolta differenziata dei rifiuti.
- Promuovere pratiche sostenibili in sala operatoria e in Terapia Intensiva, coinvolgendo attivamente tutto il personale sanitario.
Intelligenza artificiale sostenibile
All’interno del congresso Romanestesia verrà dedicato uno spazio specifico anche al tema della sostenibilità dell’intelligenza artificiale in anestesia, con un focus sul suo impatto reale nella pratica clinica. Come sottolinea il Prof. Tritapepe, l’IA “cambierà il nostro modo di concepire le cose”, soprattutto in un ambito in cui vengono utilizzati enormi database che gli algoritmi sono in grado di analizzare in tempi estremamente ridotti. Questa capacità permette di generare proposte di prevedibilità che supportano il medico nella gestione di dati e informazioni. l’IA offre, quindi, suggerimenti, ma è l’operatore medico a doverli interpretare in base al contesto. In questa prospettiva la tecnologia non rappresenta una sostituzione, bensì uno strumento di facilitazione del lavoro.