giovedì, 21 Maggio 2026

Back to school, Lilac-Centro DCA: settembre picco di richieste aiuto per disturbi alimentari. 7 regole per insegnanti e famiglie

Il suono della campanella che per milioni di studenti è sinonimo dell’inizio delle lezioni, per ragazze e ragazzi che soffrono di DCA si trasforma in un vero campanello d’allarme. Sono, infatti, sempre di più adolescenti e giovani che con l’inizio di scuole e università si ritrovano a fare i conti con i disturbi del comportamento alimentare. Patologie che per quanto abbiano cause profonde (psicologiche, biologiche e relazionali) si manifestano con più facilità in contesti caratterizzati da stress, controllo e confronto sociale, come appunto è l’ambiente scolastico al rientro dalla pausa estiva.

Una fotografia del problema arriva dalle analisi dei dati raccolti da Lilac-Centro DCA, digital health tech startup prima realtà in Italia nata con l’obiettivo di creare un modello innovativo per il trattamento dei disturbi alimentari, da cui emerge – sistematicamente – come nel mese di settembre le richieste d’aiuto per i disturbi alimentari, da parte di giovani e giovanissimi, subiscono un’impennata. Nel 2024 a settembre, in concomitanza con l’inizio delle scuole, ci sono state +43,3% di richieste d’aiuto rispetto ad agosto, e a ottobre +37,4% rispetto a settembre. E il 2025 mostra già un trend identico, i pattern di crescita, al rientro in classe, stanno ricalcando nelle ultime settimane di agosto e nei primi giorni di settembre quelli dello scorso anno, dove la maggior parte dei contatti è femminile ma la quota maschile è in crescita. Ma quello che colpisce è soprattutto che un contatto su quattro (25%) è di un minore che chiede aiuto da solo online. Un fenomeno questo che segnala una criticità: adolescenti sempre più giovani si muovono autonomamente, senza adulti di riferimento, per cercare supporto.

“I numeri sulle richieste che riceviamo mostrano puntualmente un picco a settembre e ottobre – spiega Giuseppe Magistrale, psicoterapeuta e co-founder e CEO di Lilac-Centro DCA – Non sono i mesi a causare un disturbo, ma a renderne più visibili i sintomi. In alcuni casi perfino un commento superficiale di un adulto può pesare molto. Ma se è formato, lo stesso adulto diventa un fattore protettivo. Inoltre, il dato che sempre più minori si rivolgono direttamente online a Lilac-Centro DCA, senza coinvolgere subito gli adulti, che per normativa non possiamo prendere in carico senza consenso dei genitori, è comunque un segnale di quanto sia urgente offrire canali di ascolto sicuri e accessibili.”

Settembre è sempre un mese critico poiché il rientro a scuola o all’università allinea numerosi fattori di rischio:

·      Stress scolastico e accademico, con verifiche ed esami ravvicinati,

·      Ritorno al confronto con i coetanei, con giudizi impliciti o espliciti su corpo e cibo,

·      Momenti di socialità legati alla mensa e agli spogliatoi, spesso fonte di ansia e vergogna,

·      Ripartenza delle attività sportive, dove la performance fisica si intreccia al giudizio estetico.

“Le cause dei disturbi alimentari sono profonde e complesse, ma germogliano più facilmente in condizioni ambientali favorevoli – aggiunge Filippo Perotto, co-founder di Lilac-Centro DCA Quest’anno stiamo già osservando come l’andamento stia ricalcando quello dell’anno scorso, ed è qui che bisogna intervenire e dove nasce l’esigenza di una guida, semplice ma funzionale, che possa formare personale scolastico così come le famiglie a fare davvero la differenza”.

Le 7 regole di Lilac-Centro DCA per il “Back to school”

1. Non commentare corpi e cibo.

Anche i “complimenti” come “sei dimagrita” o “stai benissimo” spostano il valore della persona sull’aspetto e rinforzano il controllo sul corpo. Meglio valorizzare interessi, impegno, qualità non legate al fisico.

2. Rispettare fame e sazietà.

Forzare/limitare con espressioni come “finisci tutto” o “hai già mangiato abbastanza” indeboliscono la capacità di autoregolazione. Lasciare spazio ai segnali interni riduce colpa e vergogna legate al pasto.

3. Sport come benessere, non compensazione.

Parlare di movimento per energia, sonno e umore (non per “bruciare calorie”) evita la spirale punizione/ricompensa che alimenta condotte di compensazione.

4. Mensa inclusiva e personale formato.

Niente paragoni sulle porzioni o battute sull’appetito. Un linguaggio neutro rende il pasto un momento sicuro, non un “palcoscenico” di confronto sociale.

5. Stop a pesate/BMI (Indice Massa Corporea) in classe o in spogliatoio.

La misurazione del corpo è atto clinico, non didattico. In contesto pubblico produce stigmatizzazione e competizione.

6. Ascolto attivo, niente “soluzioni rapide”.

Evitare le espressioni “mangia di più” o “fatti forza”.  Validare, ringraziare per la fiducia, proporre di cercare aiuto insieme e indirizzare ai servizi competenti. L’accoglienza è il primo intervento.

7. Coinvolgere le famiglie, allineare i messaggi.

Scuola e casa devono evitare i messaggi contraddittori. Brevi note informative e un referente “benessere” migliorano l’intercettazione precoce e riducono rinforzi involontari del problema. 

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