La sanità pubblica italiana si mostra al mondo non con una formula teorica, ma con un luogo reale: la Casa della Comunità Santa Caterina della ASL Roma 2. Qui una delegazione cinese ha osservato da vicino il modello territoriale nato per avvicinare le cure ai cittadini, integrare professionisti diversi e trasformare la presa in carico in un percorso continuo. Un incontro reso possibile grazie alla collaborazione costante con l’Istituto Superiore di Sanità, che rappresenta un esempio concreto di capacità delle istituzioni di lavorare insieme.
La visita istituzionale della delegazione cinese, accolta dal Direttore del V Distretto, Dott.ssa Cristina Patrizi e dallo Staff del Direttore Generale, Dott. Francesco Amato, è stata un importante momento di scambio di conoscenze e di confronto su visione e modelli organizzativi di sanità territoriale.
Dopo una breve presentazione nella sala conferenze in cui è stato illustrato il modello organizzativo assistenziale, che nasce da una sinergia operativa con la Regione Lazio, con l’obiettivo chiaro di spostare il baricentro della sanità il più vicino possibile alla vita quotidiana delle persone, la delegazione asiatica è stata suddivisa in piccoli gruppi, accompagnati da specialisti delle équipe multidisciplinari della ASL Roma 2. La presenza, nello stesso polo, anche di un Ospedale di Comunità ha dato alla visita un valore aggiunto particolare.
Rispondere ai bisogni dei cittadini equivale a fare sanità attraverso la costruzione di percorsi integrati che superino la cultura del mero adempimento formale ma possano intercettare la domanda di salute prima che si trasformi in acuzie o emergenza.
La crescente presenza di pazienti in fase avanzata nei Pronto Soccorso rappresenta, infatti, un indicatore di fragilità organizzativa che richiede un approccio complessivo e integrato, non limitato al solo ambito ospedaliero. È in questa prospettiva che l’ASL Roma 2 ha avviato un percorso strutturato, coerente con le indicazioni nazionali e con il modello di riorganizzazione territoriale previsto dal DM 77/2022 e dal PNRR, finalizzato a rafforzare la presa in carico precoce dei pazienti con bisogni di cure specialistiche e palliative.
Elemento centrale di questo modello è rappresentato dalle Case di Comunità già attivate sul territorio aziendale, che stanno progressivamente assumendo un ruolo strategico nella gestione della cronicità e della fragilità complessa.
Le Case di Comunità sono quindi lo snodo centrale per l’integrazione tra professionisti sanitari, per l’identificazione precoce dei pazienti con bisogni palliativi, sia oncologici che non oncologici, per l’attivazione tempestiva delle équipe di cure palliative domiciliari (UCP-DOM) e per la pianificazione condivisa del percorso assistenziale.
Da una logica reattiva, centrata sull’emergenza, a una logica proattiva e programmata della presa in carico evitando accessi ripetuti in Pronto Soccorso grazie all’assistenza anche al domicilio con adeguato controllo dei sintomi. Se da una parte tale approccio consente una programmazione anticipata dell’ingresso in hospice, dall’altro risolve il sovraffollamento, questo sì, cronico, dei Pronto Soccorso garantendo continuità assistenziale e la migliore disponibilità di posti letto che sono proprio gli elementi cruciali della richiesta sanitaria della popolazione.
È evidente quindi che anche i percorsi di gestione del fine vita in ambito ospedaliero – pur importanti – rappresentano solo una parte della risposta. L’altra parte la forniscono i sei Hospice presenti sul territorio.
In questo senso, il rafforzamento della rete territoriale e il pieno sviluppo delle Case di Comunità rappresentano oggi uno degli strumenti più efficaci per rispondere in modo strutturale, migliorando al contempo l’appropriatezza dei percorsi e la dignità della presa in carico anche nel fine vita, senza cedere il passo ad improvvisazioni o documenti burocratici che, in mancanza di una struttura organizzata, coerente e modellata sui bisogni reale potrebbero rimanere disattese.
La sanità ha dunque due porte di accesso: una ospedaliera per l’emergenza ed una sul territorio che si schiude sulla Casa di Comunità, il cittadino deve saper bussare in modo consapevole alla porta giusta per ricevere la migliore assistenza che garantisca al contempo la dignità e l’umanizzazione della cura.