Dal congresso di Roma il Segretario Generale del SUMAI Assoprof lancia l’allarme sull’attuazione del PNRR
Roma, 20 ottobre 2026 – La riforma della sanità territoriale italiana è arrivata a uno snodo cruciale. I muri edificati con le risorse del PNRR sono quasi pronti, ma rischiano di trasformarsi nell’ennesima cattedrale nel deserto se non si deciderà, con urgenza, come e con chi riempirli. È questo il messaggio forte e chiaro con cui Antonio Magi, Segretario Generale del SUMAI Assoprof, ha aperto alla presenza del ministro della Salute, Orazio Schillaci, il 58° Congresso Nazionale del sindacato degli specialisti ambulatoriali, in corso di svolgimento a Roma dal 18 al 21 ottobre presso l’Ergife Palace Hotel.
Il titolo scelto per l’assise “La Casa della Comunità non si inaugura… si organizza” sintetizza la distanza tra le promesse istituzionali e la realtà sul campo. I dati dell’ultimo monitoraggio AGENAS descrivono infatti un quadro preoccupante: sulle 1.715 Case della Comunità programmate nel Paese, appena 66 (meno del 4%) risultano oggi pienamente operative e dotate di tutti i servizi e della presenza medico-infermieristica continuativa. Nella maggior parte dei casi, le Regioni si sono limitate a cambiare l’insegna a vecchi poliambulatori o ad avviare strutture incomplete, prive delle figure chiave e di una reale integrazione con la rete specialistica.
Sullo sfondo pesa poi la contraddizione strutturale del PNRR: il Piano europeo ha finanziato l’edilizia sanitaria con circa 2 miliardi di euro, ma i costi del personale e della gestione ordinaria ricadono interamente sul Fondo Sanitario Nazionale, storicamente sotto pressione dopo un decennio di definanziamento e tetti di spesa.
“Una Casa della Comunità non è un semplice sportello dove rinnovare ricette o fare visite rapide, ma il luogo che deve farsi carico di oltre 12 milioni di cittadini affetti da patologie croniche”, ha evidenziato Magi nella sua relazione. Oggi, invece, ci si trova di fronte a un sistema frammentato e privo di regole contrattuali uniformi, che finisce per pagare lo stesso lavoro a cifre totalmente sproporzionate: si va dai 31,35 euro lordi all’ora per gli specialisti ambulatoriali interni ai 40-60 euro per i medici di medicina generale, fino ai 100 euro lordi orari riconosciuti agli specialisti ospedalieri in prestazione aggiuntiva. Un disordine organizzativo che, secondo le stime del SUMAI, rischia di costare oltre un miliardo di euro all’anno in più del dovuto per la sola copertura dei turni.
Per superare l’impasse, il SUMAI Assoprof non si limita alla denuncia ma mette sul tavolo risposte immediate e soluzioni strutturali. La prima risorsa è già a disposizione del sistema: i circa 18 mila specialisti ambulatoriali attualmente in servizio lavorano con una media di 27,8 ore settimanali a fronte di un massimale contrattuale di 38 ore. Pubblicare ed estendere queste 143 mila ore inespresse permetterebbe di immettere subito sul territorio l’equivalente di oltre 3.700 specialisti a tempo pieno, senza bisogno di attendere lunghi concorsi pubblici.
La proposta portante del congresso riguarda tuttavia la riforma dei contratti e dell’organizzazione del lavoro, attraverso la creazione di un ACN Unico della Specialistica Convenzionata Interna diviso nelle sezioni Territorio e Ospedale e l’introduzione del cosiddetto “doppio canale”. L’idea è di consentire alle Aziende sanitarie, in occasione del fisiologico turnover dei medici dipendenti, di scegliere in modo motivato se coprire i posti vacanti in dipendenza o in convenzione.
I numeri dell’analisi tecnica illustrata da Antonio Magi nel corso della sua relazione, e che sarà presentata anche al Ministero dell’Economia, confermano la convenienza di questo modello: con un costo aziendale orario compreso tra i 47 e i 58 euro per la convenzione contro i 63 euro della dipendenza (e fino agli 85 euro delle cooperative e dei gettonisti), l’adozione del doppio canale genererebbe un risparmio cumulato per i bilanci regionali pari a 4,8 miliardi di euro nel decennio 2027-2036.
Si tratta – evidenzia il segretario generale del SUMAI Assoprof – di risorse preziose che rimarrebbero interamente all’interno del Servizio Sanitario Nazionale e che potrebbero essere immediatamente riallocate per abbattere le liste d’attesa, incentivare i professionisti che oggi mancano all’appello.
“Le Case della Comunità rappresentano il bivio decisivo della sanità italiana: possono trasformarsi nella più grande rete di prossimità d’Europa o nella più grande opera incompiuta del PNRR”, ha concluso Antonio Magi. “La differenza non la faranno le mura degli edifici, ma le scelte concrete che la politica compirà sulle persone, sui contratti e sulle risorse nei prossimi ventiquattro mesi”.