martedì, 20 Ottobre 2026

Nutraddizione: quando invecchiare bene significa aggiungere, non eliminare

Non “cosa devo togliere?” ma “cosa mi serve in più?”: con l’età cambiano i bisogni del corpo, a cominciare da proteine e muscolo, il vero organo della longevità

Milano, 20 ottobre 2026 – E se la regola per invecchiare bene non fosse togliere ma aggiungere? E se, invece di concentrarci su quello che bisogna evitare, imparassimo a riconoscere ciò di cui il corpo ha bisogno per affrontare il cambiamento nelle diverse fasi della vita? Da questa inversione di prospettiva nasce il concetto di Nutraddizione (da nutrire e addizione), un nuovo modo di concepire l’alimentazione sana non come una sequenza di divieti e sottrazioni, ma come l’arte di aggiungere quello che serve al corpo per mantenersi in salute nel tempo.

Tra i nutrienti al centro di questo cambio di paradigma ci sono le proteine, fondamentali non solo per mantenere la massa muscolare ma anche per garantire il corretto funzionamento dell’intero organismo. In questo cambio di prospettiva il muscolo assume un ruolo centrale: oltre a sostenere il sistema muscolo-scheletrico, contribuisce alla funzionalità dell’organismo e, con il passare degli anni, diventa una risorsa essenziale per preservare indipendenza e qualità della vita.

È uno dei temi approfonditi dal 1° Rapporto “Vivi l’Età” sulla longevità attiva, curato dal professor Ennio Tasciotti, direttore dello Human Longevity Program dell’IRCCS San Raffaele di Roma e promosso da Meritene, che analizza le più recenti evidenze scientifiche su nutrizione, movimento e integrazione al fine di identificare i principali fattori che contribuiscono a un invecchiamento in salute.

Nutraddizione: capire cosa serve e quando

Il principio non è “mangiare di più” o aggiungere indiscriminatamente. È capire cosa serve e quando. L’invito è a spostare l’attenzione verso una maggiore consapevolezza: riconoscere i bisogni del corpo nelle diverse fasi della vita e intervenire, quando necessario, per sostenerli.

“Se non riesci a sopperire a quello che ti serve con le buone pratiche, cioè con l’alimentazione, oggi la scienza e la medicina offrono delle alternative”, spiega Tasciotti. “Ma quello che serve non lo decide l’individuo: va sempre valutato da un professionista sanitario in grado di formulare per ogni paziente il giusto percorso nutrizionale e integrativo”. La supplementazione non va intesa, quindi, come una scorciatoia da utilizzare indistintamente, quanto piuttosto come un valido supporto quando l’alimentazione abituale non riesce a coprire i fabbisogni, per esempio in presenza di scarso appetito, difficoltà digestive o altre condizioni che rendano più difficile raggiungere un adeguato apporto nutrizionale.

Con l’età cambiano i bisogni del corpo

A partire dai 65 anni, mantenere un adeguato apporto proteico diventa particolarmente importante. Con l’invecchiamento, infatti, il muscolo risponde meno efficacemente allo stimolo rappresentato dall’assunzione di proteine e dall’esercizio fisico: è il fenomeno noto come “resistenza anabolica”. Non significa che il corpo smetta di rispondere, ma che ha bisogno di uno stimolo maggiore per ottenere una risposta simile a quella che si osservava in età più giovane.

“Negli over 65 il fabbisogno medio stimato di proteine è di 1-1,2 g/kg di peso corporeo al giorno. L’assunzione proteica raccomandata sale fino a 1,5 g/kg al giorno nei pazienti con sarcopenia”, spiega Tasciotti. Un dato che si discosta dalla RDA generale di 0,8 g/kg al giorno e che contribuisce a spiegare perché, soprattutto in presenza di perdita di massa e forza muscolare, l’alimentazione debba essere valutata in relazione all’età e alle condizioni individuali.

Le proteine vanno distribuite nel corso della giornata

Come suggerisce la ricerca, non è importante soltanto raggiungere un determinato apporto proteico nell’arco della giornata, ma anche che le proteine vengano distribuite nei diversi pasti. Gli studi che valutano il fabbisogno muscolare di aminoacidi negli over 65 suggeriscono di distribuire equamente l’assunzione di proteine nei tre pasti principali. Per un individuo di 60 kg questa raccomandazione si traduce in circa 25-30 grammi di proteine per pasto, necessarie per stimolare efficacemente la risposta anabolica.

“Le proteine non servono solo ai muscoli”, sottolinea Tasciotti. “Il corpo funziona perché le proteine svolgono moltissime funzioni: sono coinvolte nei meccanismi di difesa del sistema immunitario, nel trasporto dei metaboliti nel corpo, nella comunicazione tra le cellule. Senza proteine non si blocca solo il sistema muscolo-scheletrico, ma smette di funzionare l’intera fisiologia dell’organismo”.

Nutrizione e movimento funzionano insieme

Le evidenze raccolte nel Rapporto “Vivi l’Età” indicano che la strategia nutrizionale acquista maggiore rilevanza quando viene inserita in un approccio più ampio, che comprende anche l’attività fisica, in particolare l’esercizio di forza. Gli ultimi studi scientifici mostrano infatti che la supplementazione proteica utilizzata da sola può aiutare a preservare la massa muscolare, ma non produce necessariamente miglioramenti altrettanto significativi sulla forza e sulla performance fisica. I risultati più consistenti emergono quando nutrizione ed esercizio di resistenza vengono combinati.

“Se c’è un organo della longevità, questo è il muscolo: è il nostro miglior alleato, la nostra migliore assicurazione per un invecchiamento sano e di successo”, afferma Tasciotti. “Per questo nutrizione e movimento dovrebbero essere sempre considerati insieme”.

Il 1° Rapporto “Vivi l’Età” sulla longevità attiva prende in esame tre dimensioni strettamente interconnesse – nutrizione, movimento e cognizione – e propone una lettura della longevità non come semplice aumento degli anni di vita ma come capacità di mantenere nel tempo salute psicofisica, autonomia funzionale e relazioni di qualità. “Attraverso la campagna sociale Vivi l’Età e il 1° Rapporto sulla longevità attiva, Meritene si propone l’obiettivo di contribuire alla diffusione di una cultura del benessere più consapevole, accessibile e orientata alla qualità della vita”, afferma Giulio Gandolfi, BEO di Nestlé Health Science.

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