La “taglia unica” in sanità non esiste: il 24 ottobre e il 7 novembre ad Aosta interventi sulle differenze biologiche, sociali e culturali che influenzano la salute, la diagnosi e la risposta alle terapie
Aosta, 20 ottobre 2026 – Non tutte le persone si ammalano allo stesso modo, manifestano gli stessi sintomi o rispondono in maniera identica alle terapie. Riconoscere queste differenze e tradurle nella pratica clinica significa migliorare la qualità delle cure, renderle più efficaci e garantire maggiore equità nell’accesso ai servizi sanitari.
È questo l’obiettivo del percorso formativo “Medicina di Genere – Verso una medicina declinata in modo genere specifico”, in programma sabato 24 ottobre e sabato 7 novembre 2026, presso la Sala Convegni della Banca di Credito Cooperativo Valdostana, in via Garibaldi 3 ad Aosta.
L’iniziativa, promossa nell’ambito del percorso regionale di diffusione della Medicina di Genere, rappresenta un’importante occasione di aggiornamento e confronto per i professionisti sanitari valdostani e si inserisce nell’impegno condiviso dell’Assessorato della Sanità, Salute e Politiche sociali e dell’Azienda USL per lo sviluppo di un sistema sanitario sempre più attento alle caratteristiche e ai bisogni delle persone.
La Medicina di Genere rappresenta un cambiamento culturale e scientifico nell’approccio alla salute. Non si tratta, infatti, di una medicina rivolta esclusivamente alle donne, ma di una prospettiva trasversale a tutte le discipline sanitarie, che considera come le differenze biologiche legate al sesso e quelle sociali, economiche e culturali legate al genere possano incidere sull’insorgenza delle malattie, sulla loro evoluzione, sulla diagnosi e sull’efficacia dei trattamenti.
Le evidenze scientifiche dimostrano, infatti, che numerose patologie possono presentare caratteristiche differenti e che anche la risposta ai farmaci e il rischio di effetti avversi possono variare. Integrare queste conoscenze nei percorsi di prevenzione, diagnosi e cura permette di superare l’approccio standardizzato e di rafforzare una medicina realmente centrata sulla persona.
«Per la medicina i bambini non sono degli adulti di dimensioni ridotte. Ci abbiamo messo un po’, ma questo ormai fa parte dell’ovvio – sottolinea il dottor Mauro Occhi, direttore sanitario dell’Azienda USL –. Sul dato altrettanto ovvio che le donne non siano dei maschi più piccoli c’è ancora da lavorare».
Un ruolo importante in questo percorso è svolto dal Gruppo Tecnico Regionale per la Medicina di Genere, che contribuisce alla promozione e alla diffusione dell’approccio di genere nella sanità valdostana, in coerenza con il Piano nazionale per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere, adottato dal Ministero della Salute nel 2019.
«La Medicina di Genere rappresenta una sfida importante per costruire una sanità più equa e più vicina ai bisogni reali della popolazione – dichiara Carlo Marzi, assessore regionale alla Sanità, Salute e Politiche sociali –. Riconoscere le differenze significa garantire a tutti le stesse opportunità di salute, attraverso percorsi di prevenzione e cura più appropriati. Come Regione vogliamo sostenere questo cambiamento culturale, investendo nella formazione dei professionisti e nella diffusione di un approccio che consideri la persona nella sua complessità. La medicina di genere non è un tema che riguarda una singola categoria di pazienti, ma un principio di qualità che deve attraversare l’intero sistema sanitario».
Il programma formativo, rivolto a tutte le professioni e discipline dell’area sanitaria e accreditato per 9 crediti ECM, prevede due giornate di approfondimento con il contributo di professionisti dell’Azienda USL, rappresentanti delle istituzioni regionali ed esperti esterni.
Nella prima giornata, sabato 24 ottobre dalle ore 8.30 alle 13, si svolgeranno gli interventi dedicati al ruolo del Gruppo Tecnico Regionale, alle implicazioni della Medicina di Genere nella medicina generale e alla centralità del paziente, con i contributi della dottoressa Barbara Guglielmino, dirigente della Struttura Prevenzione, assistenza territoriale e ospedaliera dell’Assessorato della Sanità, Salute e Politiche sociali, della dottoressa Giulia Ottaviano, medica di medicina generale, e della dottoressa Antonia Billeci, referente dell’Azienda USL per la Medicina di Genere, insieme all’infermiera Katia Vallet.
La dottoressa Billeci, che insieme a Katia Vallet e alla dottoressa Anna Castiglion è responsabile scientifica del corso, interverrà con una lezione di inquadramento generale. La professoressa Silvia De Francia, docente di Farmacologia dell’Università di Torino, approfondirà il tema della medicina delle differenze, mentre il dottor Salvatore Bongiorno, direttore della SC Igiene e Sanità pubblica, e il dottor Agostino Ponzetti, specialista della SC Oncologia, affronteranno gli aspetti legati agli screening oncologici e alle vaccinazioni. La giornata si concluderà con un intervento della dottoressa Anna Castiglion, presidente del Comitato Unico di Garanzia dell’Azienda USL, dedicato agli stereotipi di genere in sanità.
La seconda giornata, sabato 7 novembre dalle ore 8.30 alle 13, sarà maggiormente orientata alle applicazioni cliniche e assistenziali della Medicina di Genere. Saranno affrontate le differenze nell’ambito delle patologie cardiovascolari, dell’endocrinologia, della nutrizione e delle terapie farmacologiche, con gli interventi del dottor Paolo Scacciatella, direttore della Cardiologia dell’Azienda USL, del dottor Antonio Ciccarelli, responsabile della Dietologia e Nutrizione clinica, e di Lucia Alberghini, direttrice della Farmacia ospedaliera.
Spazio anche al tema della varianza di genere e alle specifiche esigenze di salute delle persone transgender, con gli interventi di Christian Leonardo Cristalli, responsabile nazionale delle politiche trans di Arcigay, e Charlène Rolland, infermiera dell’Azienda USL e referente salute di Arcigay Queer VdA André Zanotto.
L’obiettivo del percorso, che si concluderà con la proiezione e discussione di filmati sul tema della Medicina di Genere, non è soltanto aumentare le conoscenze delle professioniste e dei professionisti, ma favorire una progressiva integrazione della prospettiva di genere nei diversi ambiti dell’assistenza sanitaria.
Significa, ad esempio, prestare maggiore attenzione alle differenze nella manifestazione delle patologie cardiovascolari, valutare l’impatto del sesso e del genere nella prescrizione dei farmaci, riconoscere i possibili stereotipi che possono condizionare il rapporto di cura e sviluppare percorsi di prevenzione e diagnosi più mirati.
«La vera innovazione della Medicina di Genere consiste nel cambiare le domande che ci poniamo davanti a un paziente – evidenzia la dottoressa Antonia Billeci, referente dell’Azienda USL per la Medicina di Genere e referente scientifica del Gruppo Tecnico Regionale –. Non basta sapere quale malattia abbiamo di fronte: dobbiamo comprendere come quella malattia si manifesta in quella specifica persona e quali fattori possono influenzarne il decorso e la risposta alle cure. È un cambio di prospettiva che riguarda tutte le professioni sanitarie e che può contribuire a rendere la medicina più precisa, più consapevole e più umana».
L’iniziativa si colloca nel quadro delle attività previste dal Piano nazionale per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere, che individua nella formazione, nella ricerca e nell’appropriatezza delle pratiche sanitarie gli strumenti fondamentali per garantire prestazioni di qualità su tutto il territorio nazionale.
L’obiettivo condiviso dell’Assessorato e dell’Azienda USL è promuovere una cultura della salute nella quale le differenze non rappresentino un ostacolo all’equità, ma una conoscenza indispensabile per migliorare la prevenzione, la diagnosi e la cura di ogni persona.