Bergamo, 5 ottobre 2026 – Il benessere di chi assiste, che si tratti di professionisti sanitari o di caregiver familiari, rappresenta una condizione essenziale per garantire la sicurezza dei pazienti e la sostenibilità dei servizi sanitari e sociosanitari.
È questo il principale messaggio emerso dal convegno “Resilienza e benessere mentale degli operatori e dei caregiver per un’assistenza in sicurezza e di qualità: esperienze internazionali e locali a confronto”, organizzato con il contributo del Programma Mattone Internazionale Salute – ProMIS (programmazione 2026-2028), rivolto a circa 100 professionisti tra esperti, ricercatori e rappresentanti di organizzazioni impegnate nella promozione della qualità delle cure e della resilienza dei sistemi sanitari.
I lavori hanno evidenziato come stress lavoro-correlato, burnout e disagio professionale non possano più essere interpretati come fragilità dei singoli operatori, ma come fenomeni strettamente collegati ai contesti organizzativi. Per questo motivo, la promozione del benessere richiede strategie multidimensionali che coinvolgano leadership, organizzazione del lavoro, formazione, supporto tra pari e partecipazione attiva degli operatori.
Le esperienze internazionali
Particolare interesse ha suscitato il progetto europeo “Apollo 2028”, coordinato dalla prof.ssa Irène Georgescu dell’Università di Montpellier (Francia) e presentato insieme alla prof.ssa Elisabetta Trinchero dell’Università L. Bocconi di Milano. Il progetto studia la resilienza del personale sanitario ospedaliero di fronte a crisi sistemiche e situazioni di elevata complessità e punta a rafforzare la capacità organizzativa di apprendere dalle crisi attraverso metodologie innovative basate sulla simulazione e sull’apprendimento collettivo.
Il convegno ha inoltre approfondito i primi risultati del progetto “Support 4 Resilience”, presentati dalla dr.ssa Paola Cantarelli dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Il progetto mette a disposizione dei leader e delle organizzazioni strumenti pratici per analizzare, mappare e riprogettare i processi di lavoro nei servizi geriatrici, con l’obiettivo di migliorare le condizioni operative del personale e la qualità dell’assistenza erogata.
Un ulteriore contributo è arrivato dal progetto “WELL CARE”, presentato dal dott. Marco Socci dell’IRCCS-INRCA di Ancona, che propone un approccio basato sulla partnership di cura, riconoscendo il ruolo complementare di professionisti e caregiver familiari. Il progetto promuove lo scambio di buone pratiche a livello europeo e sviluppa strumenti per sostenere sia gli operatori sia le famiglie che quotidianamente partecipano ai percorsi assistenziali.
Il contributo delle esperienze locali
Accanto ai progetti europei, il convegno ha dato spazio ad alcune interessanti esperienze sviluppate a livello regionale e locale, dimostrando come il tema del benessere di professionisti e caregiver sia già al centro di percorsi concreti di innovazione organizzativa.
- La dott.ssa Loredana Nofroni dell’ACSS Lombardia ha illustrato come avviene il monitoraggio della “salute” delle organizzazioni sanitarie attraverso sistemi di rilevazione del clima organizzativo che raccolgono in forma anonima la voce degli operatori.
- Il dott. Enrico Malinverno, risk manager dell’ASST G. Pini – CTO di Milano, ha illustrato la gestione del fenomeno della “seconda vittima”, finalizzata a sostenere psicologicamente i professionisti coinvolti in eventi avversi o errori clinici, superando la cultura della colpevolizzazione e promuovendo l’apprendimento e il supporto reciproco.
- La dr.ssa Carmen Tereanu, risk manager di ATS Bergamo, ha approfondito lo stretto legame tra la cultura della sicurezza dei pazienti nelle organizzazioni sanitarie e la resilienza del personale, sottolineando la necessità di intervenire prontamente per migliorare i nostri sistemi in termini di qualità e sicurezza delle cure.
Particolare attenzione è stata inoltre dedicata ad alcune importanti iniziative rivolte ai caregiver familiari della provincia – di cui si è fatta portavoce la dr.ssa Michela Barni della Cooperativa sociale AEPER – orientate a rafforzare la prossimità e il supporto alle famiglie attraverso l’integrazione tra servizi pubblici, privato sociale e realtà del territorio, in una logica di corresponsabilità e continuità assistenziale.
Dalla ricerca all’azione
Uno degli obiettivi principali del convegno era trasferire ai partecipanti modelli operativi, strumenti pratici e conoscenze derivanti dai più recenti progetti di ricerca europei, affinché possano diventare un patrimonio condiviso a supporto delle esperienze regionali e locali. La finalità comune emersa durante la giornata è quella di promuovere ambienti di lavoro sostenibili, nei quali il benessere dei professionisti della salute e dei caregiver familiari sia riconosciuto come elemento strategico per garantire qualità delle cure, sicurezza dei pazienti e sostenibilità del sistema sanitario.
Un impegno condiviso
Il messaggio conclusivo rivolto ai partecipanti è stato chiaro: le evidenze scientifiche, le buone pratiche e gli strumenti oggi disponibili costituiscono una solida base per il cambiamento, ma la loro efficacia dipende dalla capacità delle organizzazioni di tradurli in azioni concrete. Ora la sfida passa ai professionisti, ai manager, alle organizzazioni sanitarie e sociosanitarie e ai decisori: fare propria questa visione e diventare parte attiva del cambiamento, costruendo contesti di lavoro nei quali prendersi cura di chi cura non sia un intervento occasionale, ma una scelta strutturale. Solo così sarà possibile sviluppare un sistema sanitario e sociosanitario più sicuro, più umano e più sostenibile per tutti.