Pescia, 29 settembre 2026 – Presentati nei giorni scorsi in Sudafrica i risultati di un progetto nazionale multicentrico che punta a ridurre gli ostacoli all’accesso durante la colonscopia nelle persone in età avanzata. Coinvolti trecento pazienti nello studio coordinato dalla Valdinievole. In campo la Gastroenterologia di Pescia capofila (Ausl Toscana centro), quindi il Cro di Aviano, la Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’Asst Sette Laghi di Varese e la Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva di Firenze (Ausl Toscana centro).
Un nuovo approccio alla colonscopia per i pazienti anziani più fragili ha conquistato la platea mondiale in Sudafrica. Nei giorni scorsi, infatti, durante la cerimonia d’apertura del congresso Endo 2026 (World Endoscopy Organization) a Città del Capo, i riflettori si sono accesi sullo studio Platone, una ricerca tutta italiana, uno studio multicentrico che vede la Gastroenterologia di Pescia dell’Ausl Toscana centro capofila. Il lavoro è stato selezionato tra i tre migliori contributi scientifici a livello globale, ricevendo il prestigioso “Glaciomar Machado Distinguished Abstract Award”.
L’indagine, promossa dall’Aigo (Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri), ha affrontato uno degli ostacoli principali alla prevenzione del tumore al colon: la difficoltà di assumere grandi quantità di liquidi per la pulizia intestinale. Per un paziente anziano, bere due o più litri di preparato può essere una barriera insormontabile, che spesso porta a esami incompleti o rinunce.
Lo studio Platone (acronimo che sta per PEG bowel preparation in elderly outpatients) ha messo a confronto una preparazione a basso volume (solo 1 litro) con quella standard da 2 litri. I risultati presentati dal dottor Paolo Montalto, direttore della Gastroenterologia di Pescia e presidente eletto di Aigo, sono chiari: il regime da un litro non è solo paragonabile a quello tradizionale, ma si è dimostrato superiore in termini di pulizia efficace e capacità di individuare le lesioni.
«Semplificare la procedura per i pazienti anziani non è solo una questione di comfort, ma un requisito fondamentale per la sicurezza e l’efficacia clinica – ha dichiarato il dottor Paolo Montalto a margine della presentazione –. In una popolazione che invecchia, con più colonscopie e maggiore rischio di tumore colo-rettale ci ritroviamo oggi un paziente con preparazione inadeguata in media nel 20% dei casi».
«I nostri dati confermano che ridurre il volume del preparato aiuta a superare le barriere di aderenza, garantendo al medico una visibilità migliore e, di conseguenza, una diagnosi più accurata», conclude il professionista.
Lo studio scientifico multicentrico – che ha coinvolto 300 pazienti anziani trattati a livello ambulatoriale – nasce da una stretta collaborazione guidata dalla Gastroenterologia dell’ospedale Ss. Cosma e Damiano di Pescia (centro coordinatore nell’ambito della Gastroenterologia Pistoia-Prato diretta dal dottor Mario Lombardi). Al progetto hanno contribuito attivamente la Gastroenterologia oncologica del Cro di Aviano (con il direttore professor Renato Cannizzaro), la Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’Asst Sette Laghi di Varese (con il direttore dottor Sergio Segato e lo sperimentatore dottor Marco Balzarini) e la Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva di Firenze dell’Ausl Toscana centro (con il direttore dottor Ottaviano Tarantino e lo sperimentatore dottor Bernardo Fani).
Dal punto di vista tecnico, lo studio è stato condotto con un rigido protocollo “in cieco”: l’endoscopista che eseguiva l’esame non sapeva quale preparazione avesse assunto il paziente, garantendo l’assoluta imparzialità del giudizio. Oltre a essere più facile da bere, il preparato da un litro ha mostrato un profilo di sicurezza e tollerabilità ottimale, rendendolo lo standard ideale per chi, superata una certa età, deve sottoporsi a screening ambulatoriale.
Il riconoscimento ottenuto a Città del Capo sottolinea come la ricerca clinica italiana, mossa dalle strutture ospedaliere pubbliche, sia ancora capace di dettare le linee guida internazionali, mettendo al centro la qualità della vita del paziente senza scendere a compromessi con la precisione diagnostica.