lunedì, 28 Settembre 2026

TUMORE AL SENO HER2-POSITIVO: la radioterapia dopo la mastectomia resta fondamentale per le pazienti ad alto rischio

Uno studio internazionale coordinato dall’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e pubblicato su eClinicalMedicine, del gruppo The Lancet, ridisegna il ruolo della radioterapia nell’era dei farmaci biologici avanzati. Nei casi ad alto rischio linfonodale, riduce le recidive e aumenta la sopravvivenza

Milano, 28 settembre 2026 – L’avvento dei farmaci biologici di ultima generazione e delle terapie mirate ha rivoluzionato la prognosi del carcinoma mammario HER2-positivo. Ma con l’efficacia delle nuove molecole, la radioterapia post-mastectomia conserva ancora un ruolo determinante? A questa fondamentale domanda clinica dà una risposta chiara e autorevole un importante studio internazionale pubblicato su eClinicalMedicine, rivista scientifica del prestigioso gruppo The Lancet.

Lo studio ha analizzato in modo approfondito i dati di 4.154 donne arruolate nel grande trial clinico internazionale ALTTO, seguite per un periodo di quasi 10 anni. L’idea e il coordinamento scientifico dell’analisi nascono all’interno della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), grazie al lavoro guidato dalla dottoressa Maria Carmen De Santis (oncologa radioterapista della Struttura Semplice di Radioterapia dei tumori della mammella) e dalla dottoressa Serena Di Cosimo (oncologa medica e referente dello studio ALTTO per l’Istituto), che hanno curato l’elaborazione scientifica, la verifica e l’interpretazione dei dati in collaborazione con il Breast International Group (BIG).

Fino ad oggi, le raccomandazioni sull’uso della radioterapia dopo la mastectomia nel tumore HER2-positivo si basavano in gran parte su studi condotti prima dell’introduzione di trastuzumab e delle terapie biologiche standard. Negli ultimi anni si era ipotizzato che l’elevata efficacia dei nuovi farmaci potesse aver ridimensionato l’utilità del trattamento radiante. I risultati pubblicati sulla rivista del gruppo The Lancet dimostrano l’esatto contrario: la radioterapia non è affatto superata, ma va indicata in modo sempre più mirato e personalizzato.

Dall’analisi emerge, infatti, che il beneficio della radioterapia post-mastectomia è massimo ed essenziale nelle donne con quattro o più linfonodi interessati, nelle quali il trattamento si dimostra in grado di ridurre in modo significativo il rischio di recidiva locale, il tempo alla comparsa delle metastasi e di migliorare la sopravvivenza globale. Nelle pazienti con 1-3 linfonodi coinvolti il vantaggio appare più contenuto, ma tuttavia evidente, mentre non sono emersi benefici evidenti nelle donne senza coinvolgimento linfonodale.

«L’idea di questo studio è nata proprio dalla necessità di chiarire se l’avvento delle nuove molecole anti-HER2 avesse in qualche modo affievolito il ruolo e l’impatto della radioterapia», spiega la dottoressa Maria Carmen De Santis, prima autrice dell’analisi. «I nostri dati dimostrano, invece, che per specifiche categorie di pazienti ad alto rischio la radioterapia resta un caposaldo imprescindibile del percorso di cura: non soltanto garantisce il controllo locale della malattia, ma incide direttamente sulla sopravvivenza a lungo termine. È la conferma che l’innovazione farmacologica e i trattamenti radianti sempre più sofisticati debbano integrarsi in modo strategico».

Le evidenze emerse dallo studio rafforzano in modo decisivo l’indicazione alla radioterapia per le pazienti con elevato carico linfonodale. Per le altre categorie di rischio, la scelta terapeutica dovrà essere valutata su misura, in attesa che futuri trial clinici prospettici confermino l’eventuale de-escalation dei trattamenti.

«Il valore di questo lavoro sta nell’aver fornito chiarezza a tutta la comunità oncologica internazionale analizzando una delle più ampie coorti di pazienti mai studiate», aggiunge la dottoressa Serena Di Cosimo, co-autrice dello studio. «Il prossimo passo della nostra ricerca sarà quello di integrare nell’analisi i biomarcatori molecolari e le caratteristiche immunologiche del tumore. L’obiettivo finale è definire con estrema precisione a quali pazienti offrire la radioterapia, rendendo le decisioni terapeutiche realmente personalizzate sul profilo del singolo tumore».

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