giovedì, 24 Settembre 2026

Dipendenze patologiche, si chiude il ciclo di seminari tra ASP e Università degli Studi di Catania

Catania, 24 settembre 2026 – Tre incontri su organizzazione, innovazione e comunicazione dei servizi, per avvicinare i giovani alla prevenzione con un linguaggio nuovo.

Concluso, all’Università degli Studi di Catania, il ciclo di seminari professionalizzanti «Dipendenze patologiche, organizzazione, risorse e innovazione dei servizi», promosso dal professor Marco Romano, ordinario di Economia e Gestione delle Imprese, in collaborazione con l’UOC Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche dell’ASP di Catania diretta da Fabio Brogna.

Tre appuntamenti, il 16, il 18 e il 22 settembre, per quindici ore complessive riconosciute ai fini dei crediti formativi. Il primo incontro ha ricostruito la governance dei servizi per le dipendenze patologiche a due anni dalla legge regionale n. 26 del 7 ottobre 2024, analizzando le diverse prospettive, storica, organizzativa, amministrativa, psicologica e sociale. Il secondo ha spostato lo sguardo sulle nuove frontiere del fenomeno, dal gioco d’azzardo alle dipendenze digitali, dall’alcol al fumo, fino alle nuove sostanze.

L’ultimo appuntamento, dal titolo «Raccontare storie di vita e di rinascita, comprendere, progettare e comunicare le dipendenze», ha avuto un taglio più narrativo. Moderato dalla dottoressa Francesca Cuffari, referente aziendale comunicazione del Programma Nazionale Equità nella salute (PNES), l’incontro ha visto la partecipazione della Direzione Strategica, con il Direttore Generale Giuseppe Laganga Senzio, il Direttore Sanitario Giovanni Francesco Di Fede e il Direttore Amministrativo Tamara Civello, oltre al direttore dell’UOC Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche Fabio Brogna, al direttore del Dipartimento di Salute Mentale Carmelo Florio, e al Dirigente Responsabile dell’UOS Comunicazione ed URP Alfio Reitano.

Nel corso della giornata gli studenti hanno presentato sette project work, elaborati a partire dagli spunti raccolti nei due incontri precedenti, che hanno allargato lo sguardo anche alle scelte imprenditoriali e manageriali legate al facile guadagno, quando ad approfittare delle fragilità di specifici target è chi ne fa un modello di business. I ragazzi si metteranno ora in relazione diretta con l’ASP, per mettere le proprie competenze di marketing e comunicazione al servizio di una logica sociale e sanitaria sostenibile.

Il percorso è stato anche l’occasione per una raccolta dati attraverso questionari, curati dai sociologi del Gruppo di lavoro sul Gioco d’Azzardo Patologico, che hanno coinvolto i ragazzi su età, città di provenienza, uso di sostanze come alcol e fumo, e abitudini legate al gioco d’azzardo. Ne emerge un quadro nel complesso rassicurante, i giovani intervistati non praticano il gioco d’azzardo e, anche per quanto riguarda le sostanze, l’uso non risulta particolarmente problematico. Resta però una quota di ragazzi che si avvicina a scommesse sportive, gratta e vinci e slot machine. E sul piano personale, quello che emerge con più forza è la richiesta di essere ascoltati.

«È la svolta, è un cambio di paradigma» dichiara il Direttore Generale dell’ASP di Catania, Giuseppe Laganga Senzio. «Non curiamo, non gestiamo le dipendenze, ma ci occupiamo di prevenirle. Significa intervenire prima, nei luoghi in cui i ragazzi vivono ogni giorno, con un linguaggio che sanno riconoscere come proprio. La collaborazione con l’Università di Catania va in questa direzione, mettere insieme competenze diverse per arrivare dove i nostri servizi, da soli, spesso non arrivano. Da questi sette project work nascerà un unico progetto, costruito insieme, a dimostrazione che il lavoro di squadra vince sempre.»

«La collaborazione con l’ASP ci ha permesso di realizzare questo ciclo di seminari sulle dipendenze patologiche, per sensibilizzare i nostri giovani, ma anche per raccogliere dalla loro voce indicazioni utili a comunicare con un linguaggio diverso, con gli strumenti più adeguati al target di riferimento, i giovani tra i 14 e i 29 anni» dichiara il professor Marco Romano, promotore dell’iniziativa. «L’obiettivo è stato raggiunto, stiamo già lavorando alla presentazione di nuovi progetti e speriamo che questa collaborazione possa proseguire, perché il dialogo tra università e servizi sanitari, su un tema come questo, non può esaurirsi in tre incontri.»

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