mercoledì, 23 Settembre 2026

Punti nascita, due possibili scenari per Campostaggia (SI). Ass. Monni: “Qui si continuerà a partorire”

Firenze, 23 settembre 2026 – L’assessora ha visitato l’ospedale di Poggibonsi. “Non si possono desertificare i territori nel momento in cui si dice che la sanità deve diventare più vicina a cittadine e cittadini”.

C’è un piano A e un piano B per provare a salvare il Punto nascita dell’ospedale di Campostaggia a Poggibonsi, in provincia di Siena, uno delle tre strutture toscane (assieme a Montevarchi e Nottola a Montepulciano) al di sotto dei cinquecento parti l’anno su cui il Comitato nascite nazionale si è finora dimostrato poco propenso a concedere deroghe rispetto alla soglie fissate dall’Organizzazione mondiale della sanità. “Ma in entrambi i casi, sia che la nostra tesi sulla qualità delle prestazioni offerte trovi accoglimento sia che si debba pensare ad una riorganizzazione dei reparti – rassicura l’assessora alla sanità della Toscana Monia Monni, rivolgendosi a mamme e famiglie – a Poggibonsi si potrà continuare a partorire: anche in futuro e in totale sicurezza”.

Monni parla dopo aver visitato oggi proprio il Punto nascita (e i reparti di chirurgia e oncologia) dell’ospedale della Val d’Elsa, che non si rivolge solo ad una porzione di abitanti della provincia di Siena ma offre i propri servizi anche a chi risiede nella parte meridionale della area metropolitana fiorentina. Con lei c’erano la sindaca di Poggibonsi e presidente della Società della salute Susanna Cenni, la direttrice generale facente funzione dell’Asl Toscana Sud Est Biancamaria Rossi, la direttrice sanitaria Barbara Innocenti e la direttrice dell’ospedale Lucia Grazia Campanile.

La battaglia per i punti nascita che si vorrebbe chiudere dunque prosegue e la Regione non demorde, intenzionata a portare sui tavoli romani le specificità del territorio e il fattore “qualità”: di Campostaggia come delle altre strutture. Probabilmente già ad ottobre ci sarà un confronto con il Tavolo adempimenti, che dipende dal Ministero all’economia e finanze e che assieme al Comitato nascite e al Ministero della salute dovrà decidere in ultima istanza sulle deroghe, da concedere o meno. Le soglie fissate dall’Oms non sono in discussione. ”Siamo i primi – ribadisce l’assessora – a pensare che si debba salvaguardare la salute delle mamme e dei bambini come valore imprescindibile”. “Ma pensiamo anche – aggiunge – che non si possano desertificare i territori nel momento in cui si dice che la sanità deve diventare più vicina alle cittadine e ai cittadini. Quindi a Roma racconteremo la storia di successo di questo ospedale”.

“Qui – commenta – oggi ho toccato con mano la grande qualità che questo punto nascita esprime, per innovazione e per l’articolato percorso offerto, complesso e completo: prima della gravidanza, durante e dopo la gravidanza, con un’integrazione fortissima tra pediatrica, ostetricia e ginecologia, grande professionalità ma anche umanità”. “Credo – evidenzia Monni – che questo vada preservato”.

Se poi da Roma non cambiassero idea, rimane il piano B, ovvero una soluzione organizzativa diversa che comunque manterrà aperto il punto nascita: un’integrazione di equipe tra l’azienda ospedaliera universitaria delle Scotte e Campostaggia, dove i parti fisiologici si potranno svolgere a Poggibonsi, assieme a tutto il percorso pre e post nascita, mentre i parti con maggiore complessità o a rischio si sposteranno a Siena.

“Siamo ottimisti rispetto alla nostra capacità di costruire un modello toscano che servirà a tutto il Paese – conclude l’assessora -. Di bambini ne nascono sempre meno in tutta Italia e questo modello dimostrerà che questo Punto nascita non soltanto può rimanere aperto, ma può ulteriormente migliorare e portare questa esperienza di qualità altrove”.

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