mercoledì, 23 Settembre 2026

Nursing Up: infermieri, quando le notti pesano sulla salute. Tra i turnisti fino al 26% in più di mortalità generale

L’approfondimento scientifico del sindacato: diabete +58%, rischio demenza più che doppio dopo almeno 6 anni di notti. In Italia il 65,4% degli infermieri notturnisti analizzati soffre di insonnia. De Palma: «I turni notturni sono indispensabili, ma organizzazione e recuperi devono proteggere la salute»

Roma, 23 settembre 2026 – Turni notturni indispensabili per garantire l’assistenza, ma notti accumulate negli anni, sonno insufficiente e recuperi inadeguati possono trasformare una necessità assistenziale in un rischio concreto per la salute. È quanto emerge dall’approfondimento Nursing Up costruito incrociando autorevoli studi scientifici internazionali sul lavoro degli infermieri.

Il Danish Nurse Cohort, su 18.015 infermiere, rileva, tra chi lavora di notte rispetto alle colleghe diurne, un 26% in più di mortalità generale e un 71% in più di mortalità per cause cardiovascolari. Un ulteriore studio, su 19.873 infermiere, associa il lavoro notturno a un 58% in più di incidenza del diabete, mentre dopo almeno sei anni di lavoro notturno un altro studio rileva un’incidenza di demenza più che doppia rispetto alle colleghe con almeno sei anni di lavoro diurno.

Sul fronte italiano, lo studio “Insomnia Prevalence among Italian Night-Shift Nurses”, pubblicato su Nursing Reports, ha analizzato 2.355 infermieri impegnati nei turni notturni, rilevando una prevalenza dell’insonnia del 65,4%: 1.524 professionisti, quasi due su tre.

«I turni notturni sono indispensabili. Gli ospedali non possono fermarsi quando il resto del Paese dorme – afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up –. Ma non conta soltanto quante notti si fanno: conta come vengono organizzate. Sequenza dei turni, riposi, recuperi, età e anni di esposizione devono diventare parte integrante della prevenzione».

A confermare il peso dell’organizzazione è uno studio pubblicato su JAMA Network Open, condotto in cinque ospedali italiani: dopo il turno notturno, il 93,8% degli infermieri del gruppo sottoposto a rotazione inversa presentava livelli elevati di sonnolenza, con maggiore sonnolenza e peggiori livelli di attenzione rispetto alla rotazione in avanti. Tutto questo a discapito della qualità delle cure in particolare nei reparti di emergenza-urgenza.

Il quadro comprende anche l’usura fisica: una meta-analisi su 5.153 infermieri europei stima nell’87,8% la prevalenza dei disturbi muscoloscheletrici lavoro-correlati. Sul fronte oncologico, la IARC, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS, classifica il lavoro notturno nel Gruppo 2A, “probabilmente cancerogeno per l’uomo”.

«Alla luce di queste evidenze – conclude De Palma – Nursing Up rilancia la battaglia per il riconoscimento della professione infermieristica come lavoro usurante. Non chiediamo di cancellare le notti: chiediamo di proteggere chi le affronta per decenni. Il turno notturno è necessario. L’usura evitabile no».

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