martedì, 22 Settembre 2026

Cardiologia “sartoriale”: personalizzazione di farmaci antitrombotici. Galli, IRCCS Maria Cecilia Hospital: “Superare il concetto di ‘taglia unica’”

Cardiologia di precisione: la personalizzazione è la nuova frontiera nella cura delle patologie cardiovascolari. Dalla ricerca scientifica i dosaggi “su misura” dei farmaci antiaggreganti piastrinici

Cotignola (RA), 21 settembre 2026 – Il cuore di ogni paziente è unico e come tale merita di essere curato. All’IRCCS Maria Cecilia Hospital di Cotignola, struttura di Alta Specialità di GVM Care & Research, la ricerca scientifica sta tracciando una strada verso una vera e propria cardiologia di precisione per cure sempre più personalizzate e su misura.

Nel panorama della medicina moderna, la sfida più significativa non è più soltanto trattare l’evento acuto con le tecniche più evolute, come nel caso dell’infarto, ma quella di trovare per ogni persona con patologie cardiovascolari la terapia antitrombotica più efficace. Lo scopo è mantenere il sangue fluido per impedire la formazione di coaguli (trombi) nelle arterie o evitarne l’ingrandimento con lo scopo che non si verifichi un attacco cardiaco.

Si tratta di un cambio di paradigma: superare l’approccio standardizzato per adottare strategie terapeutiche personalizzate. L’attività di ricerca clinica in questo ambito è guidata dal professor Mattia Galli, cardiologo emodinamista e ricercatore all’IRCCS Maria Cecilia Hospital: il focus dei suoi studi riguarda la possibilità di calibrare la protezione con farmaci antitrombotici per evitare che, nel tentativo di scongiurare un nuovo evento ischemico, si esponga il paziente a un rischio eccessivo di sanguinamento.

La risposta al farmaco non è univoca, poiché ogni organismo reagisce in modo differente. Studi farmacodinamici condotti su una coorte senza precedenti di oltre 12mila pazienti hanno dimostrato come esista una marcata variabilità interindividuale agli effetti protettivi dei farmaci antiaggreganti, quelli che agiscono sulle piastrine, risultati che impongono un approccio specifico per ciascun paziente, che potrebbe essere definito “sartoriale”.

La risposta ai farmaci antiaggreganti – spiega il prof. Galli – non è identica in tutti i pazienti. Gli studi, basati su test di funzionalità piastrinica, così come studi clinici e meta-analitici effettuati su una vasta casistica, impongono di superare il concetto di ‘taglia unica’. Comprendere come ogni singolo organismo risponde alla terapia è cruciale per ottimizzare le cure: dobbiamo poter scegliere il farmaco giusto al dosaggio corretto, specialmente nella delicata fase successiva a un evento clinico cardiovascolare acuto o nel periodo successivo allo stesso”.

L’attività di ricerca condotta dal prof. Galli si concentra su studi che analizzano il comportamento delle piastrine in risposta a diverse terapie antiaggreganti. È stato dimostrato, ad esempio, che esiste una differenza nella reattività piastrinica legata al genere: le donne hanno una risposta più accentuata rispetto ad alcuni farmaci rispetto agli uomini, ma una risposta minore all’aspirina in termini di protezione dall’incidenza di eventi cardiovascolari.

Inoltre, la ricerca ha evidenziato come determinati farmaci possiedano effetti “pleiotropici”, ovvero benefici aggiuntivi oltre a quelli principali. Alcuni studi hanno dimostrato che il ticagrelor, un farmaco specifico con indicazione antitrombotica nelle sindromi coronariche acute, ha un “potere extra” rispetto ad altri farmaci simili, come il clopidogrel. “Il ticagrelor sembra aiutare il cuore a prepararsi meglio a eventuali momenti di stress o carenza di ossigeno. In pratica, è come se desse al muscolo cardiaco una sorta di scudo protettivo aggiuntivo, rendendolo più resistente se dovesse arrivare meno sangue per un breve periodo”, specifica il cardiologo.

Il risvolto nella pratica clinica di questi studi è duplice. “Da un lato, permettono di guidare il cambio di farmaco (switch) o la graduale diminuzione (de-escalation) della terapia antitrombotica dopo l’infarto, migliorando gli esiti clinici. Dall’altro, aprono la strada a nuovi progetti di ricerca che indagano l’impatto di farmaci innovativi, come quelli per il diabete o per il trattamento della sindrome metabolica, sulla reattività piastrinica”, spiega il prof. Galli.

L’impegno di chi fa ricerca in questo ambito è quello di trasformare i dati della farmacodinamica in scelte cliniche concrete. “La sicurezza del paziente passa attraverso la capacità di calibrare la protezione antitrombotica in base a variabili fondamentali come il genere, l’etnia e il profilo genetico, per ottenere così una personalizzazione della cura che sia realmente efficace nel lungo periodo”.

Un approccio, questo, che conferma l’importanza della ricerca clinica e traslazionale all’IRCCS Maria Cecilia Hospital. Come dichiarato dalla prof.ssa Elena Tremoli, Direttore Scientifico della struttura di Cotignola, “I risultati degli studi con farmaci antiaggreganti piastrinici suggeriscono come oggi sia particolarmente importante esplorare nuovi schemi terapeutici che prendano in considerazione non solo la comprensione di quando trattare, ma anche l’identificazione di chi trattare. Dal punto di vista della ricerca traslazionale, inoltre, è necessario identificare biomarcatori in grado di catturare i fenotipi trombotici specifici del paziente, progredendo così verso un approccio realmente basato sulla precisione”.

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