lunedì, 21 Settembre 2026

SALUTE E ALIMENTAZIONE, P. PAGANINI (COMPETERE): SUGLI ALIMENTI ULTRA-PROCESSATI SERVE ANDARE OLTRE LE CLASSIFICAZIONI, VERSO UNA PREVENZIONE PERSONALIZZATA

“Mentre governi e autorità sanitarie intensificano gli sforzi per definire gli alimenti ultra-processati (UPF), una nuova guida strategica di Competere sostiene che i decisori politici potrebbero porsi la domanda sbagliata: invece di cercare la definizione perfetta, la prevenzione dovrebbe andare oltre la classificazione stessa”, lo dichiara Pietro Paganini Presidente di Competere, organizzazione indipendente attiva nell’ambito delle politiche e dell’advocacy, che promuove l’innovazione, il commercio e lo sviluppo attraverso ricerche basate su evidenze e politiche pubbliche. “Il documento – prosegue Paganini – propone un percorso politico diverso: sostituire la ricerca di una definizione universale di UPF con sistemi dinamici di supporto alle decisioni che combinino caratteristiche del prodotto, quantità, frequenza, esigenze individuali e stile di vita, sfruttando strumenti digitali emergenti e basati sull’intelligenza artificiale”.

Il rapporto Ultra-Processed Foods — Beyond Oversimplification: From Classification to Smarter Prevention (“Alimenti ultra-trasformati: oltre la semplificazione eccessiva – Dalla classificazione a una prevenzione più intelligente”), redatto dal presidente Paganini, è concepito come “uno strumento pratico per decisori politici e media impegnati a orientarsi nel dibattito sugli UPF” ha sottolineato. Il testo sostiene che, “sebbene gli UPF possano rappresentare un utile indicatore per la ricerca, la categoria è troppo ampia ed eterogenea per fungere, da sola, da base affidabile per regolamentazioni, etichettatura o strategie di prevenzione”.

Il rapporto giunge in un momento in cui “i decisori politici negli Stati Uniti e in Europa stanno esaminando più da vicino la questione degli UPF. Mette in guardia sul fatto che definizioni contrastanti potrebbero portare a classificazioni incoerenti, incertezza normativa e a un numero crescente di eccezioni, distogliendo al contempo l’attenzione dai molteplici fattori alla base di obesità, malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e altre malattie non trasmissibili.

Non dovremmo trascorrere il prossimo decennio alla ricerca della definizione perfetta di UPF, mentre la tecnologia ci offre già oggi gli strumenti per costruire una prevenzione migliore”, ha affermato Paganini. “Una definizione classifica i prodotti ma non comprende le persone. La sfida consiste nell’identificare meglio il rischio, non semplicemente nel classificare meglio gli alimenti”.

La guida evidenzia che “il solo processo di trasformazione non è sufficiente a definire il rischio per la salute. Contano anche la qualità nutrizionale, la densità energetica, le dimensioni delle porzioni, la frequenza di consumo, la matrice alimentare, le esigenze individuali, lo stile di vita e le alternative realistiche. La trasformazione può inoltre migliorare sicurezza, conservabilità, convenienza economica, accessibilità e valore nutrizionale, sebbene alcuni prodotti trasformati possano contribuire a regimi alimentari poco salutari”. Secondo il Presidente Paganini dunque “invece di sostituire una classificazione con un’altra, auspichiamo una transizione verso una prevenzione personalizzata, in cui l’intelligenza artificiale, i dispositivi indossabili (wearables) e le informazioni digitali sugli alimenti aiutino a tradurre le linee guida nutrizionali generali in decisioni su misura per le esigenze, la dieta e lo stile di vita di ogni individuo. Il futuro della prevenzione non risiede in un’etichetta migliore, bensì in un processo decisionale migliore”, ha concluso.

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