martedì, 15 Settembre 2026

Il Patto Digitale di Imola entra nella letteratura scientifica

Pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics il progetto di comunità imolese per accompagnare bambini, bambine, adolescenti e famiglie verso un uso consapevole delle tecnologie.

Imola, 15 settembre 2026 – Il Patto Digitale di Imola diventa oggetto di una pubblicazione scientifica. L’Italian Journal of Pediatrics ha pubblicato l’articolo “The Digital Pact of Imola: development and implementation of a community-based public health initiative to promote healthy digital habits in childhood and adolescence”, dedicato alla nascita, allo sviluppo e alla realizzazione del progetto avviato nel territorio imolese nel 2024 e tuttora attivo.

Un riconoscimento importante per un’esperienza che affronta il rapporto tra minori e tecnologie digitali non come una questione esclusivamente privata o familiare, ma come un tema educativo e di salute pubblica che coinvolge l’intera comunità.

L’idea, nata nel 2023 nell’ambito delle attività sviluppate congiuntamente dal Servizio Infanzia del Comune di Imola e dai Servizi dell’Ausl che si occupano di minori, ha messo in rete servizi sanitari, sociali, scuole, pediatri e pediatre di famiglia, famiglie, associazioni, istituzioni locali, organizzazioni sportive, culturali e religiose e realtà del terzo settore. L’obiettivo è tradurre le raccomandazioni scientifiche sull’uso delle tecnologie digitali in messaggi condivisi e concretamente applicabili nei diversi contesti di vita di bambini, bambine e adolescenti.

Un patto costruito insieme alla comunità
Il Patto Digitale non nasce come una semplice campagna informativa, ma da un processo partecipativo che ha coinvolto famiglie, insegnanti, professionisti e professioniste e altri soggetti della comunità, attraverso incontri, approfondimenti basati sulle evidenze scientifiche, lavori in piccoli gruppi e raccolta dei bisogni emersi dal territorio. Da questo percorso sono nati tre Patti Digitali, differenziati per fascia d’età – 0-6 anni, 6-11 anni e 11-14 anni – con indicazioni calibrate sulle diverse fasi dello sviluppo.

I numeri del progetto
Il progetto ha coinvolto 119 realtà educative, tra servizi 0-3, scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado; sono stati formalmente sottoscritti 298 Patti Digitali, con il coinvolgimento di 145 professionisti, professioniste e stakeholder, 11 incontri di comunità e 16 eventi pubblici. Alla diffusione dei messaggi ha contribuito una vasta campagna informativa, con affissioni pubbliche, locandine e oltre 7.000 depliant distribuiti. Il numero complessivo delle famiglie raggiunte è superiore a quello delle sottoscrizioni formali, ma non è quantificabile con precisione, perché la partecipazione agli incontri e alle iniziative non prevedeva necessariamente la firma del Patto. La forza del progetto è proprio la costruzione di una cornice educativa condivisa, nella quale scuola, sanità, famiglie, associazioni e istituzioni parlano la stessa lingua e si sostengono reciprocamente.

Non solo “quanto tempo davanti allo schermo”
L’approccio supera una lettura basata esclusivamente sul numero di ore trascorse davanti a uno schermo. Le evidenze considerate invitano infatti a valutare anche i contenuti utilizzati, il contesto e il momento della giornata, l’età, la presenza degli adulti e soprattutto le attività che l’uso dei dispositivi può sostituire. I Patti promuovono quindi indicazioni concrete: accompagnare l’accesso alla rete, rinviare l’introduzione dello smartphone personale, favorire la presenza e il buon esempio degli adulti, tutelare i momenti di relazione, il gioco all’aperto, la lettura e le attività creative e non utilizzare smartphone e tablet come strumenti abituali per calmare bambini e bambine.

«Non volevamo costruire un elenco di divieti, ma offrire alle famiglie strumenti realistici per orientarsi in una realtà profondamente cambiata – spiegano gli autori –. Quando una famiglia decide da sola di porre un limite, può trovarsi in difficoltà rispetto alle abitudini del gruppo dei pari. Quando invece scuola, servizi sanitari e comunità condividono alcuni principi, quella stessa scelta diventa più semplice e sostenibile. È questo il significato più profondo di un Patto Digitale di comunità».

Una delle prime esperienze italiane strutturate
La pubblicazione evidenzia come il progetto di Imola rappresenti, per quanto noto agli autori e alle autrici, una delle prime esperienze italiane di sanità pubblica di comunità che descrive in maniera strutturata l’attuazione di Patti Digitali differenziati per età attraverso la collaborazione tra servizi sanitari, istituzioni educative, amministrazioni locali e società civile. Le abitudini digitali dei più giovani, infatti, non dipendono soltanto dalle scelte dei singoli genitori, ma anche dalle pratiche scolastiche, dal gruppo dei pari, dalle piattaforme commerciali, dai tempi di lavoro delle famiglie, dalle opportunità ricreative disponibili e dal contesto sociale e culturale. Un approccio di comunità può quindi offrire alle famiglie un sostegno più efficace rispetto a indicazioni isolate rivolte ai singoli nuclei familiari.

Un progetto attento anche all’equità
L’articolo mette in evidenza anche il tema dell’equità. Applicare le raccomandazioni non è infatti semplice allo stesso modo per tutte le famiglie: condizioni economiche, orari di lavoro, caratteristiche dell’abitazione, possibilità di accedere a spazi sicuri per il gioco e competenze digitali possono incidere sulle scelte quotidiane. La pubblicazione sottolinea quindi la necessità di evitare approcci esclusivamente prescrittivi e di sviluppare proposte accessibili, praticabili e non stigmatizzanti, con particolare attenzione alle famiglie meno raggiunte dai tradizionali interventi educativi e preventivi. Lo studio non misura, in questa fase, eventuali modificazioni dei comportamenti digitali o esiti clinici e di sviluppo. Documenta invece la fattibilità di un modello multisettoriale di comunità, individuando come prospettiva futura la valutazione della sua diffusione, dell’adesione, della sostenibilità, dell’equità di accesso e degli effetti sulle pratiche digitali e sulle famiglie.

«La pubblicazione di questo articolo rappresenta un riconoscimento importante per un progetto che interpreta pienamente il ruolo della sanità pubblica: non limitarsi alla cura, ma promuovere salute costruendo alleanze con la comunità – sottolinea Agostina Aimola, direttrice generale dell’Azienda USL di Imola – Il valore di questa esperienza sta proprio nella capacità di mettere insieme competenze sanitarie, educative e sociali attorno a un tema che riguarda ormai la quotidianità di tutte le famiglie. La salute di bambini, bambine e adolescenti si tutela anche creando contesti che permettano scelte più consapevoli e sostenibili, ma soprattutto coinvolgendo le famiglie».

Gli autori dell’articolo: Paolo Bottau, direttore di Pediatria e Nido Ausl Imola; Irene Bonomelli, pediatra, Pediatria e Nido Ausl Imola; Laura Cavalazzi, Pediatria di Libera Scelta; Laura Serra, già direttrice UOC Pediatria e Nido; Elisabetta Zucchini, direttrice della Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza (NPIA) Ausl Imola; Alessandra Ronchi, neuropsicomotricista NPIA Ausl Imola; Valentina Totti, già chinesiologa del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl di Imola e rappresentante delle famiglie, attualmente professionista dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna.

Notiziario

Archivio Notizie