Pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Cardiothoracic Surgery, il protocollo di preabilitazione agli interventi di cardiochirurgia è un vero e proprio programma di “empowerment del paziente”. Il prof. Santarpino: “Vogliamo cambiare il paradigma della lista d’attesa: non più un tempo perso, ma un tempo di cura”
Lecce, 14 settembre 2026 – È stato pubblicato sul Journal of Cardiothoracic Surgery, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali di medicina e chirurgia, il protocollo di preabilitazione sviluppato dal team di Cardiochirurgia di Città di Lecce Hospital, struttura di GVM Care & Research accreditata con il SSN, che trasforma il tempo di attesa preoperatorio in un tempo di cura partecipativa.
La pubblicazione, a firma tra gli altri del prof. Giuseppe Speziale, Direttore Area Medica e Vicepresidente di GVM Care & Research, e del prof. Giuseppe Santarpino, Co-responsabile della Cardiochirurgia di Città di Lecce Hospital, rappresenta un importante riconoscimento scientifico del valore della sperimentazione e del protocollo stesso in quanto, contrariamente alla consuetudine, rende il protocollo noto ancora prima della conclusione dello studio clinico, proponendo un nuovo modello organizzativo centrato sull’empowerment del paziente in attesa di un intervento cardiochirurgico.
“Il nostro obiettivo principale è proporre un cambiamento di paradigma – spiega il prof. Santarpino –. Vogliamo trasformare il tempo della lista d’attesa, che oggi è percepito come un tempo perso e vissuto negativamente, in un vero e proprio percorso di preparazione all’intervento che vede il coinvolgimento attivo del paziente, durante il quale il paziente acquisisce strumenti, competenze e maggiore consapevolezza della propria salute. Grazie a questo percorso di empowerment psicologico, fisico, respiratorio e nutrizionale arriviamo all’intervento con un paziente più forte e più resiliente”.
Il protocollo descrive un percorso multidisciplinare che coinvolge cardiochirurghi, psicologi, nutrizionisti, fisioterapisti e personale dedicato, con l’obiettivo di preparare il paziente all’intervento attraverso un programma che include accorgimenti nutrizionali, esercizio fisico personalizzato, allenamento respiratorio, supporto psicologico e monitoraggio mediante strumenti di telemedicina. Vengono inoltre ricercate e corrette eventuali carenze di ferro o anemia, fattori che possono aumentare il rischio di trasfusioni e complicanze post-operatorie. Tra gli obiettivi principali dello studio vi è, infatti, la riduzione delle trasfusioni di sangue, della durata della ventilazione meccanica, della degenza in terapia intensiva e in ospedale e delle infezioni post-operatorie, oltre al miglioramento del recupero funzionale e della qualità di vita del paziente.
Elemento innovativo del progetto è anche l’impiego della telemedicina. Attraverso dispositivi per il monitoraggio domiciliare, il team sanitario segue costantemente il paziente, verificando l’aderenza al programma e controllando parametri clinici quali pressione arteriosa, frequenza cardiaca e attività fisica. “Anche quando il paziente è a casa continua a sentirsi seguito. Se durante questo periodo emergono problemi di ritmo cardiaco, pressione o altre criticità, possiamo monitorarli a distanza e intervenire tempestivamente”, racconta il prof. Santarpino.
I primi risultati dell’iniziativa sono particolarmente incoraggianti. I dati preliminari, infatti, sono stati accettati per la presentazione al prossimo Congresso della European Association for Cardio-Thoracic Surgery (EACTS) che si svolgerà a ottobre 2026 a Barcellona.
L’esperienza ha evidenziato anche un importante beneficio dal punto di vista dell’umanizzazione delle cure. “Sappiamo che molti pazienti in lista d’attesa hanno la sensazione di essere stati dimenticati dal sistema. Nel nostro percorso questo non è accaduto: sentendosi accompagnati e costantemente seguiti, durante i sei mesi di sperimentazione, nessun paziente inserito nel programma ha rinunciato all’intervento o ha deciso di rivolgersi ad altre strutture,” specifica il prof. Santarpino.
Parallelamente è stata osservata una significativa riduzione dei livelli di ansia e stress al momento del ricovero, un elemento che la letteratura scientifica associa a migliori risultati chirurgici e post-operatori.
Lo studio comprende anche una valutazione economica dell’intero percorso. “L’analisi ha dimostrato che i costi che questo protocollo comporta sono pienamente compensati dal miglioramento degli esiti clinici. In sostanza non si spende di più: il sistema sanitario sostiene costi complessivamente sovrapponibili, ma ottiene pazienti che stanno meglio, con meno complicanze e un recupero più rapido” conclude il prof. Santarpino.
Il protocollo messo a punto da Città di Lecce Hospital rappresenterebbe un passo importante verso un modello innovativo di assistenza perioperatoria che punta a trasformare il periodo di attesa in una fase di cura attiva, con l’obiettivo finale di migliorare gli esiti clinici e la qualità della vita dei pazienti.