Importante contributo dell’IRCCS Burlo Garofolo nell’elaborazione delle nuove raccomandazioni BIAP, che renderanno le valutazioni più precise, confrontabili e attente anche alle differenze tra i due orecchi
Trieste, 14 settembre 2026 – Non basta più chiedersi quanto senta una persona. Occorre anche poter descrivere con precisione come è stata misurata la sua capacità uditiva e quali difficoltà può incontrare nella vita reale. È questo uno dei principi alla base della nuova classificazione audiometrica internazionale, pubblicata nei giorni scorsi dal BIAP – Bureau International d’Audiophonologie (la Società internazionale di audio fonologia, ndr) e destinata a rappresentare un nuovo standard.
A contribuire alla definizione delle nuove raccomandazioni BIAP 02/2 è stata l’Italia, con la dottoressa Eva Orzan, direttrice della Struttura di Audiologia e Otorinolaringoiatria dell’IRCCS materno infantile Burlo Garofolo di Trieste e delegata della Società Italiana di Audiologia e Foniatria, che ha co-presieduto la commissione internazionale insieme al collega tedesco Thomas Wiesner. La nuova classificazione sostituisce la precedente del 1996 e allinea la scala BIAP al quadro di riferimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Document on Hearing, 2021), favorendo una maggiore coerenza nella raccolta e nel confronto dei dati a livello internazionale.
Il cambiamento non riguarda soltanto i gradi di soglia uditiva. La BIAP 02/2 interviene anche sulla standardizzazione delle modalità di misurazione, sulla definizione delle condizioni dell’esame audiometrico e sulla terminologia utilizzata per descrivere l’esperienza uditiva. L’obiettivo è rendere i dati più precisi, confrontabili e interpretabili, evitando che termini apparentemente simili vengano utilizzati con significati diversi.
“Il valore di questa nuova raccomandazione, frutto del lavoro di clinici provenienti da molti Paesi non solo europei, è anche nella precisione con cui abbiamo cercato di definire ciò che misuriamo e il linguaggio con cui lo descriviamo”, spiega la dottoressa Orzan. “Per confrontare dati provenienti da contesti diversi non basta utilizzare gli stessi numeri: dobbiamo essere certi che siano stati ottenuti e interpretati secondo criteri condivisi. E dobbiamo poter descrivere con altrettanta precisione ciò che accade quando una persona ascolta nella vita reale”.
La nuova classificazione parte da un principio scientifico fondamentale: la soglia audiometrica non può descrivere da sola la complessità dell’esperienza uditiva. La percezione e la comprensione del parlato sono influenzate da numerosi fattori, oltre che dalla sensibilità ai toni utilizzati per l’esame audiometrico. Anche il profilo della curva audiometrica, il tipo e la storia della perdita uditiva, le condizioni ambientali, le capacità individuali e le strategie comunicative possono determinare esperienze molto diverse. Per questo la BIAP associa ai diversi gradi dei descrittori funzionali, che illustrano le possibili difficoltà di ascolto sia in condizioni di silenzio sia in presenza di rumore.
Entrano così nella descrizione elementi concreti dell’esperienza quotidiana, come la necessità di aumentare il livello della conversazione, la difficoltà a seguire il parlato quando è presente rumore di fondo, la necessità di ripetizioni o il maggiore ricorso agli indizi visivi (visual cues). La cabina audiometrica rimane, quindi, indispensabile per misurare la sensibilità uditiva, ma non coincide con l’ambiente nel quale la persona vive e comunica.
La nuova scala BIAP prevede, quindi, sette gradi per descrivere la perdita uditiva:
| Grado | Soglia media | Descrizione |
|---|---|---|
| 0 | <20 dB HL | Entro il range normale |
| 1 | 20–<35 dB HL | Compromissione lieve |
| 2 | 35–<50 dB HL | Compromissione moderata |
| 3 | 50–<65 dB HL | Compromissione da moderata a severa |
| 4 | 65–<80 dB HL | Compromissione severa |
| 5 | 80–<95 dB HL | Compromissione da severa a profonda |
| 6 | ≥95 dB HL | Compromissione da profonda a totale |
Le soglie vengono calcolate sulla base della media delle soglie in conduzione aerea a 500, 1.000, 2.000 e 4.000 Hz e sono espresse in dB HL.
La nuova classificazione adotta per la prima volta un approccio ear-specific, valutando separatamente i due orecchi. La scelta riconosce l’importanza dell’ascolto binaurale: una differenza significativa tra i due lati può compromettere la localizzazione delle sorgenti sonore e la comprensione del parlato, soprattutto in presenza di rumore. Per le perdite asimmetriche, la BIAP mantiene la formula già prevista dalla precedente raccomandazione: 70% del valore dell’orecchio migliore e 30% di quello dell’orecchio peggiore.
Questi gradi descrivono la sensibilità uditiva, ma non stabiliscono automaticamente il livello di disabilità o la capacità comunicativa della singola persona. La raccomandazione sottolinea, quindi, l’importanza d’integrare sempre il dato audiometrico con la valutazione clinica, le prove di percezione del parlato e le difficoltà riferite dal paziente.
Un elemento particolarmente significativo della nuova impostazione riguarda anche le persone con soglie audiometriche entro il range considerato normale. Una persona con un grado 0 può comunque riferire difficoltà di ascolto in situazioni complesse, ad esempio in presenza di rumore o durante conversazioni con più interlocutori. Allo stesso modo, la classificazione invita a non interpretare i gradi più severi e profondi (grado 5 o 6), come sinonimo di assenza assoluta di possibilità uditive o comunicative. Le attuali tecnologie, dagli apparecchi acustici digitali agli impianti cocleari, insieme ai percorsi di riabilitazione, possono consentire significativi miglioramenti della comunicazione e della qualità della vita, in funzione delle caratteristiche individuali e della situazione clinica. Anche in questo caso, il principio guida è quello di considerare la persona nella sua globalità, evitando che un singolo valore audiometrico definisca da solo le sue possibilità.
È proprio dalla consapevolezza dei limiti di una classificazione generale che nasce il prossimo impegno della BIAP. La commissione internazionale lavorerà, infatti, a specifici allegati per le condizioni che richiedono criteri interpretativi dedicati. Particolare attenzione sarà necessaria per i deficit sensoriali combinati, come la sordo-cecità, e per i bambini con difficoltà uditive congenite o insorte nella prima infanzia, nei quali le difficoltà uditive si intrecciano con lo sviluppo del linguaggio, della comunicazione e delle competenze cognitive e relazionali.
Per questi pazienti, in particolare, una classificazione fondata esclusivamente sulla soglia audiometrica rischia di non rappresentare adeguatamente né l’esperienza uditiva né i bisogni individuali. Gli allegati futuri avranno, quindi, l’obiettivo di completare la classificazione senza sostituirsi alla valutazione clinica, estendendo il nuovo approccio alle situazioni nelle quali la complessità della persona richiede lettura e interpretazioni più articolate.
Questo nuovo standard internazionale, come ricordato, è nato anche grazie al contributo dell’IRCCS Burlo Garofolo. La partecipazione della dottoressa Orzan alla commissione internazionale BIAP rappresenta un riconoscimento dell’esperienza maturata prima a Padova e poi a Trieste nel campo dell’audiologia e dell’otorinolaringoiatria, con una particolare attenzione alla diagnosi e alla presa in carico delle difficoltà uditive in età pediatrica.
La nuova BIAP 02/2 segna un passaggio importante per l’audiologia internazionale: unificare il linguaggio scientifico, rendere più rigorosa e riproducibile la misurazione e, nello stesso tempo, riconoscere che nessun audiogramma può raccontare da solo l’esperienza uditiva di una persona. Il lavoro proseguirà ora sulle condizioni più complesse, con l’obiettivo di costruire strumenti sempre più adeguati a descrivere non soltanto quanto una persona sente, ma le condizioni nelle quali ascolta, comunica e sviluppa le proprie capacità.
Le 5 novità della nuova classificazione BIAP
1. Un linguaggio comune con l’OMS. La nuova classificazione BIAP si allinea al quadro di riferimento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, con l’obiettivo di rendere più omogenei e confrontabili i dati sulla perdita uditiva a livello internazionale, soprattutto in ambito epidemiologico. Un sistema condiviso facilita il confronto tra studi, popolazioni e sistemi sanitari diversi e contribuisce a una maggiore coerenza della ricerca scientifica internazionale.
2. Non solo sette gradi: più rigore nella misurazione. La BIAP introduce una scala articolata in sette gradi audiometrici, determinati sulla base della media delle soglie uditive in conduzione aerea a 500, 1.000, 2.000 e 4.000 Hz, espresse in dB HL. La raccomandazione interviene anche sulle modalità con cui l’esame audiometrico deve essere effettuato e descritto, specificando i parametri necessari a rendere la misurazione più riproducibile. Le soglie sono espresse in dB HL (Hearing Level), chiarendo il riferimento utilizzato per la misura e distinguendolo dal dB SPL (Sound Pressure Level). È un dettaglio tecnico essenziale per garantire che valori provenienti da contesti diversi siano realmente confrontabili.
3. Ogni orecchio conta. La nuova classificazione adotta un approccio ear-specific, valutando separatamente i due orecchi. La scelta riconosce l’importanza dell’ascolto binaurale: una differenza significativa tra i due lati può compromettere la localizzazione delle sorgenti sonore e la comprensione del parlato, soprattutto in presenza di rumore. Per le perdite asimmetriche viene mantenuta la ponderazione 70% per l’orecchio migliore e 30% per quello peggiore, evitando che la condizione dell’orecchio più debole venga completamente ignorata.
4. Un vocabolario internazionale per descrivere l’ascolto. La BIAP ha lavorato anche sulla definizione precisa dei termini utilizzati nella descrizione funzionale dell’udito. Espressioni come conversational level o visual cues, così come altri descrittori relativi alle condizioni di ascolto e alle strategie utilizzate dalla persona, sono definite in modo puntuale per ridurre ambiguità interpretative. L’obiettivo è importante soprattutto in una classificazione internazionale: utilizzare la stessa parola deve significare descrivere lo stesso fenomeno. In questo modo diventa possibile costruire descrizioni più complete dell’esperienza uditiva e rendere più confrontabili osservazioni cliniche e dati provenienti da Paesi e contesti differenti.
5. Una classificazione destinata a evolvere. La BIAP considera la nuova classificazione come un punto di partenza per un ulteriore lavoro internazionale. Sono previsti allegati e integrazioni dedicati alle situazioni più complesse, nelle quali la sola classificazione audiometrica non è sufficiente a descrivere adeguatamente la condizione della persona. Tra gli ambiti che richiedono una trattazione specifica rientrano i deficit sensoriali combinati, come la sordo-cecità, e le difficoltà uditive congenite o insorte nella prima infanzia, comprese le condizioni prelinguali. In questi casi, infatti, età di insorgenza, sviluppo del linguaggio e della comunicazione, percorso riabilitativo ed eventuale presenza di ulteriori deficit possono modificare profondamente l’impatto funzionale della perdita uditiva.