mercoledì, 9 Settembre 2026

AMSI-UMEM-UXU alla conferenza nazionale UAP: “Senza professionisti non c’è cura garantita”

Aodi: «Pubblico e privato accreditato sono parte dello stesso sistema. Aggressioni, medicina difensiva, dimissioni e fuga all’estero stanno indebolendo la sanità. Con il Movimento politico internazionale e interculturale “Unione per l’Italia” trasformiamo anni di ascolto di professionisti e cittadini in proposte concrete»

Roma, 9 settembre 2026 – È in corso questa mattina a Roma, presso il CEOforLIFE Clubhouse di Piazza di Monte Citorio, la Conferenza stampa nazionale UAP – Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata, dedicata al futuro del Servizio sanitario nazionale, al nuovo nomenclatore tariffario, alle liste d’attesa, alla sostenibilità delle strutture e alla necessità di utilizzare pienamente tutte le capacità assistenziali disponibili.

L’incontro, moderato da Maria Grazia Cucinotta, riunisce i rappresentanti delle associazioni aderenti a UAP attorno a un principio centrale: pubblico e privato accreditato sono componenti di un unico sistema sanitario e tutte le risorse disponibili devono essere utilizzate nell’interesse del cittadino e del suo diritto a ricevere cure tempestive, sicure e di qualità. La conferenza affronta, tra gli altri, i temi delle tariffe, della programmazione, della diagnostica, degli investimenti e delle risorse professionali.

A portare il contributo di AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea e Movimento Internazionale Uniti per Unire (UXU) è il Prof. Foad Aodi, medico ortopedico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Consiglio Direttivo UAP, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata e Direttore Sanitario del Centro Medico Iris Italia.

«Senza professionisti non esistono cure – dichiara Aodi –. Possiamo investire in strutture, tecnologie e nuovi modelli organizzativi, ma senza medici, infermieri e tutti gli altri professionisti della salute non possiamo garantire continuità e qualità dell’assistenza. La carenza di personale non si risolve soltanto reclutando: bisogna trattenere le competenze, valorizzare il merito, migliorare le condizioni professionali e non disperdere le risorse già presenti nel nostro Paese».

Secondo le analisi di AMSI, UMEM e Uniti per Unire, quasi il 39% dei servizi destinati ai cittadini è garantito dalla sanità privata accreditata, mentre il perimetro analizzato della forza lavoro della sanità privata accreditata e pura e del comparto socio-sanitario supera complessivamente un milione di professionisti, tenendo conto delle fisiologiche sovrapposizioni tra i diversi settori.

«Non possiamo continuare a contrapporre pubblico e privato accreditato. Quando una prestazione viene erogata per conto del Servizio sanitario nazionale, quella cura appartiene al SSN. Allo stesso modo non possiamo denunciare la mancanza di personale e contemporaneamente sottovalutare le competenze dei professionisti italiani e di origine straniera. La nostra linea è chiara: difesa della sanità e dei professionisti della sanità senza distinzione».

Aodi: «Aggressioni, medicina difensiva e dimissioni: non possiamo più perdere professionisti»

Nel corso del suo intervento, Aodi richiama i dati raccolti negli ultimi due anni attraverso la rete delle associazioni dove si registra aumento del 39,5% delle aggressioni, del 24% della medicina difensiva e del 22,3% delle dimissioni, relativamente a chi ha lasciato il sistema sanitario pubblico.

«Sono numeri che mostrano quanto sia urgente intervenire sulle condizioni nelle quali lavorano i professionisti della sanità. A questo si aggiunge un altro fenomeno che non possiamo ignorare: abbiamo ricevuto 16.000 richieste da professionisti interessati ad andare a lavorare all’estero. Se vogliamo affrontare davvero la carenza di personale dobbiamo essere capaci non soltanto di reclutare, ma soprattutto di trattenere e valorizzare chi già lavora nel nostro sistema».

Aodi pone inoltre l’accento sul rapporto tra sostenibilità economica e qualità dell’assistenza: «Tariffe troppo basse incidono sulla qualità delle prestazioni: secondo i nostri dati l’impatto arriva al 62%. Non possiamo pretendere qualità, sicurezza, tecnologie moderne e professionisti adeguatamente valorizzati senza garantire condizioni economiche sostenibili alle strutture».

Da qui il sostegno alla battaglia portata avanti da UAP: «Siamo al fianco di UAP con sei sigle, perché questa non è una battaglia di categoria, ma riguarda il diritto alle cure e la tenuta dell’intero sistema sanitario. La nostra rete rappresenta 6.300 strutture sanitarie e, grazie ai nostri professionisti della sanità, abbiamo contribuito a evitarne la chiusura. Difendere queste strutture significa difendere i professionisti che vi lavorano e i servizi garantiti ai cittadini».

Aodi: «Per rendere attrattiva la sanità servono più investimenti, carriere e valorizzazione dei professionisti»

Rispondendo alla domanda della moderatrice Maria Grazia Cucinotta su come valorizzare i professionisti della sanità e rendere il sistema più attrattivo, Aodi richiama criticità che le associazioni denunciano da oltre vent’anni.

«Per valorizzare i professionisti bisogna affrontare alla radice problemi che solleviamo da più di vent’anni e che ancora non sono stati risolti. La responsabilità riguarda la politica nel suo complesso: al di là degli schieramenti e dei governi che si sono succeduti, non si è investito abbastanza nella sanità. Oggi l’Italia investe meno del 6% del PIL nella sanità, rispetto all’11-12% di Paesi come Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita».

«Bisogna valorizzare le carriere, coinvolgere maggiormente i professionisti nelle decisioni delle aziende sanitarie e difenderli dalla medicina difensiva. Dobbiamo inoltre consentire ai nostri professionisti di maturare esperienze all’estero e creare le condizioni perché possano tornare in Italia, riconoscendo e valorizzando le competenze acquisite».

«Altrimenti, fra qualche anno, rischiamo di non avere abbastanza medici, infermieri, fisioterapisti e farmacisti in Italia. Non possiamo parlare del futuro del Servizio sanitario nazionale senza mettere al centro chi materialmente garantisce ogni giorno le cure».

Movimento politico internazionale e interculturale “Unione per l’Italia”: «Dall’ascolto alla proposta politica»

È anche dalle criticità denunciate e dalle proposte maturate in oltre vent’anni di confronto con professionisti, associazioni, cittadini e comunità che nasce il Movimento politico internazionale e interculturale “Unione per l’Italia”, che raccoglie l’esperienza maturata attraverso AMSI, UMEM e Uniti per Unire.

«Con Unione per l’Italia vogliamo trasformare anni di esperienza, ascolto e presenza sul territorio in una proposta politica concreta, internazionale e interculturale. Sanità accessibile, valorizzazione dei professionisti, riconoscimento delle competenze, contrasto al precariato, programmazione dei fabbisogni, integrazione, pari opportunità e cooperazione internazionale sono alcuni dei pilastri del nostro progetto».

«L’Italia deve valorizzare tutte le proprie energie, da chi nasce, studia e lavora nel nostro Paese ai professionisti di origine straniera che contribuiscono quotidianamente al funzionamento dei servizi. Liste d’attesa, carenza di personale, difficoltà delle strutture e accesso alle cure sono parti della stessa emergenza. Vogliamo un sistema capace di utilizzare tutte le competenze disponibili, mettendo al centro il cittadino e il suo diritto a essere curato bene e in tempo».

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