Di Filippo Costantini, medico di medicina generale, Vice Segretario Regionale Umbria del Sindacato dei Medici Italiani (SMI)
Concluso l’adempimento del target PNRR, occorre passare dalla costruzione degli edifici alla misurazione degli esiti. Alle volte porre l’accento sulle problematiche può attirare, nel bene e nel male, critiche di “polemicismo”. Non esistono panacee che risolvono ogni male e nessuno ha la bacchetta magica, propongo quindi quattro interventi concreti, supportati con diverso grado di solidità dalla letteratura disponibile, meritevoli di un confronto politico e professionale.
Il primo nodo riguarda la libertà di scelta professionale. Consentire a ciascun medico di dedicarsi prevalentemente all’assistenza longitudinale a ciclo di scelta, all’attività oraria territoriale o a entrambe significa riconoscere che professionisti diversi hanno preferenze, competenze e modalità di lavoro differenti. Lo studio Wordsworth et al. già nel 2004 concludeva esplicitamente che “a general contract could fail to cater for all GPs”, cioè un unico contratto può non essere adatto a tutti i medici. Ma non solo quell’articolo, la letteratura internazionale mostra che autonomia, flessibilità organizzativa e possibilità di scegliere il proprio modello professionale sono associate a maggiore soddisfazione e retention, mentre nessun singolo modello contrattuale risponde alle esigenze di tutti i medici. E mantenere una certa “separazione delle carriere” tra ciclo di scelta e ciclo orario non è nostalgia organizzativa: significa riconoscere la diversa natura delle due attività e permettere a ciascun professionista di scegliere il modello assistenziale più coerente con il proprio ruolo e con il tipo di medicina che intende esercitare.
La possibilità di scegliere il proprio percorso dovrebbe accompagnarsi alla valorizzazione delle competenze maturate dai singoli professionisti. Sul modello britannico dei General Practitioners with Special Interest, i medici con una formazione aggiuntiva potrebbero offrire, su base volontaria e nei propri studi, prestazioni diagnostiche di primo livello agli assistiti dell’AFT con un’organizzazione per PDTA. Vi sono diverse evidenze internazionali che confermano questa pratica. Il trial randomizzato di Salisbury (BMJ 2005) documenta esiti clinici sovrapponibili all’ambulatorio ospedaliero, quaranta giorni di attesa in meno e preferenza dei pazienti; l’esperienza canadese sull’ecografia in medicina generale rurale (Kornelsen, BMC Primary Care 2023) mostra migliore triage e riduzione dei trasferimenti. Rimane fondamentale la volontarietà perché tra le altre cose nel CFSMG, non è prevista attualmente nessuna formazione specifica in merito, ed i CAF e i Master sono tutti a carico del professionista che li sceglie anche in base all’indole personale.
Nessun modello organizzativo, tuttavia, può funzionare se il lavoro territoriale non è economicamente sostenibile. Occorre quindi adeguare i compensi orari alle responsabilità richieste e alle alternative offerte dal mercato del lavoro medico. La revisione sistematica sui medical deserts europei (Bes, 2023) mostra che gli incentivi finanziari restano poco e male valutati: l’argomento non è dunque che la tariffa risolva la carenza, ma che il costo-opportunità attuale sottrae tempo medico all’attività a maggior rendimento. Che quel rendimento sia elevato è documentato: dieci medici di famiglia in più ogni 100.000 abitanti valgono 51,5 giorni di aspettativa di vita, contro i 19,2 di pari incremento di specialisti (Basu, JAMA Internal Medicine 2019).
Resta poi una questione che precede tutte le altre: la formazione. Il corso regionale di formazione specifica dovrebbe essere superato attraverso l’istituzione di una Scuola di specializzazione universitaria in Medicina Generale e di dipartimenti universitario-territoriali. In gran parte dell’Unione Europea la Medicina Generale/Medicina di Famiglia ha lo status di disciplina specialistica e il medico di famiglia completa un percorso specialistico/residenziale equiparabile, per dignità professionale e struttura, alle altre specializzazioni. In Italia esiste invece ancora un percorso separato: il CFSMG regionale. L’Italia appare sempre più isolata rispetto all’evoluzione della formazione europea: Francia ha portato la formazione a 4 anni e Austria, dal 1° giugno 2026, ha formalmente trasformato Medicina Generale e Medicina di Famiglia in una specialità. Noi cosa stiamo aspettando?
Realizzate le mura, occorre stabilire che cosa dovrà realmente accadere dentro le Case della Comunità. Un edificio aperto per un determinato numero di ore non coincide automaticamente con una maggiore capacità assistenziale. Servono medici formati, funzioni definite, condizioni di lavoro sostenibili e modelli organizzativi che tengano conto delle diverse attività della Medicina Generale.
Le quattro proposte qui avanzate non pretendono di esaurire il tema. Possono però offrire una base concreta di discussione: distinguere senza contrapporre il ciclo di scelta e l’attività oraria, valorizzare le competenze aggiuntive, rendere attrattivo il lavoro territoriale e riconoscere finalmente alla Medicina Generale una formazione specialistica universitaria.
Dopo aver misurato strutture, scadenze e ore di apertura, è arrivato il momento di misurare ciò che conta per i cittadini: accessibilità, continuità, tempi di risposta ed esiti di salute.
Riferimenti bibliografici
Sandvik H et al. Br J Gen Pract 2022;72:e84-e90. doi:10.3399/BJGP.2021.0340
Gosden T et al. Cochrane Database Syst Rev 2000;(3):CD002215. doi:10.1002/14651858.CD002215
Bes JM et al. Rural Remote Health 2023;23:7477. doi:10.22605/RRH7477
Basu S et al. JAMA Intern Med 2019;179:506-514. doi:10.1001/jamainternmed.2018.7624
Salisbury C et al. BMJ 2005;331:1441-6. doi:10.1136/bmj.38670.494734.7C
Coast J et al. BMJ 2005;331:1444-9. doi:10.1136/bmj.38676.446910.7C
Kornelsen J et al. BMC Prim Care 2023;24:183. doi:10.1186/s12875-023-02128-z
Parlier AB et al. Acad Med 2018;93:130-140. doi:10.1097/ACM.0000000000001839
Alavi M et al. Fam Med 2019;51:143-148. doi:10.22454/FamMed.2019.927833