venerdì, 24 Luglio 2026

Di Silverio (Anaao): “SSN in terapia semi-intensiva, vivo grazie a professionisti”

Roma, 24 luglio 2026 – “Il Servizio sanitario nazionale oggi si trova in una terapia semi-intensiva. È ancora vivo soprattutto grazie all’abnegazione di chi continua a curarlo ogni giorno: noi professionisti”.

È la fotografia della sanità italiana tracciata da Pierino Di Silverio, segretario nazionale dell’Anaao Assomed, recentemente riconfermato alla guida del sindacato per il mandato 2026-2030, nell’intervista rilasciata a One Health, la rivista online del Gruppo The Skill, nella quale ripercorre il lavoro svolto negli ultimi anni e indica le priorità del nuovo mandato: “clinicizzazione del sistema, formazione dei nuovi professionisti e contratto della dirigenza sanitaria”.

Sul discusso emendamento di Forza Italia relativo all’esclusività dei medici ospedalieri, Di Silverio parla di un testo “scritto male, che non definisce modalità, limiti e ruolo, ma si limita a dire che, terminate le ore di servizio in ospedale, il professionista può andare a lavorare altrove. Una norma che aggira il principio dell’esclusività del rapporto con il Servizio sanitario nazionale, rischiando di produrre un doppio danno: stipendi più bassi e professionisti chiamati a tappare i buchi di organico nelle Case di comunità, senza un ruolo definito. Una riforma della professione è necessaria, ma deve essere costruita insieme ai professionisti. Non siamo contrari a una maggiore flessibilità della professione, ma a interventi improvvisati e privi di una visione complessiva”.

Il segretario nazionale dell’Anaao interviene anche sull’emendamento che apre alla possibilità di chiedere la reiscrizione all’Albo dei medici no vax: “L’errore principale è stato commesso quando è stata bypassata la competenza degli Ordini professionali. A decidere su questi casi avrebbe dovuto essere la FNOMCeO, che dispone già degli strumenti necessari per valutare il comportamento dei professionisti. Non si può essere contemporaneamente medici e antiscientifici. O si crede nella scienza oppure non ci si crede. E se non lo si è fatto durante la pandemia, faccio fatica a capire perché quella convinzione dovrebbe cambiare improvvisamente dopo qualche anno”.

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