Aodi: «La Regione Puglia coniuga tutela dei pazienti, verifica delle competenze e valorizzazione delle professionalità internazionali. È il momento di costruire un modello nazionale stabile, uniforme e trasparente»
ROMA 13 LUG 2026 – La Regione Puglia ha aggiornato la procedura per il rilascio delle autorizzazioni regionali all’esercizio temporaneo delle professioni sanitarie in deroga al riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero, introducendo un percorso ancora più strutturato di verifica documentale e sostanziale.
La Determinazione dirigenziale n. 121 dell’8 giugno 2026 rafforza il sistema dei controlli attraverso una Commissione composta da esperti regionali, rappresentanti degli Atenei pugliesi e degli Ordini professionali competenti, con l’obiettivo di garantire qualità delle cure, sicurezza dei cittadini e valorizzazione delle competenze professionali. La procedura prevede verifiche sul percorso formativo, sull’esperienza lavorativa, sulla conoscenza della lingua italiana, sull’idoneità professionale e sulla documentazione presentata, oltre alla possibilità di approfondimenti istruttori e colloqui individuali.
Su questo importante aggiornamento riflettono AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali; CO-MAI – Comunità del Mondo Arabo in Italia; UMEM – Unione Medica Euromediterranea; AISCNEWS – agenzia mondiale di informazione senza Confini; e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, che esprimono apprezzamento per il lavoro svolto dalla Regione Puglia e invitano tutte le altre Regioni italiane a seguire la stessa strada, costruendo procedure rigorose, trasparenti e omogenee.
Sull’argomento interviene il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Roma Tor Vergata.
«Ci complimentiamo con la Regione Puglia per il lavoro svolto. Non siamo davanti a una sanatoria o a una scorciatoia, ma a un modello che prova a tenere insieme tre esigenze fondamentali: tutela dei pazienti, verifica reale delle competenze e valorizzazione dei professionisti sanitari di origine internazionale. È una direzione che come rete associativa proponiamo da oltre 25 anni: non percorsi semplificati, ma procedure rigorose, trasparenti e uniformi, capaci di valutare concretamente formazione, esperienza professionale, competenze linguistiche e qualità del percorso sanitario.»
UN MODELLO CHE CONIUGA RIGORE E INTEGRAZIONE
Secondo Aodi, la procedura pugliese rappresenta un equilibrio tra esigenze assistenziali e garanzie per i cittadini.
«La verifica del titolo, del percorso universitario, dell’esperienza maturata, dell’onorabilità professionale e della conoscenza della lingua italiana è indispensabile. Allo stesso tempo servono procedure certe, tempi definiti e criteri uguali per tutti. La Puglia dimostra che è possibile coniugare accoglienza, legalità, sicurezza delle cure e valorizzazione del capitale umano, evitando sia la burocrazia paralizzante sia scorciatoie incompatibili con la tutela dei pazienti. Auspichiamo che tutte le Regioni adottino modelli analoghi, così da ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire percorsi omogenei su tutto il territorio nazionale.»
133.500 PROFESSIONISTI SANITARI GIÀ PRESENTI IN ITALIA
Secondo l’aggiornamento delle elaborazioni della rete associativa, oggi operano in Italia 133.500 professionisti sanitari di origine internazionale, così distribuiti:
- 53.374 medici
- 48.738 infermieri
- 9.025 odontoiatri
- 8.820 fisioterapisti
- 8.658 farmacisti
- 4.885 psicologi
- circa 1.600 professionisti appartenenti alle altre professioni sanitarie, tra cui podologi, dietisti e tecnici di radiologia.
«Questi numeri dimostrano che non parliamo più di una presenza marginale o emergenziale. I professionisti sanitari di origine internazionale rappresentano ormai una componente strutturale del Servizio sanitario nazionale. Ogni giorno garantiscono il funzionamento di ospedali, pronto soccorso, servizi territoriali, riabilitazione e assistenza sociosanitaria.»
UN FABBISOGNO CHE CONTINUA A CRESCERE
Sulla base delle richieste storiche raccolte da AMSI e delle tendenze registrate negli ultimi anni, si stima che alla fine del 2025 le strutture sanitarie italiane abbiano richiesto complessivamente circa 14.400 professionisti sanitari di origine straniera, di cui 7.600 medici, oltre 5.200 infermieri e circa 1.600 professionisti dell’area riabilitativa e tecnica.
Il fabbisogno più elevato di medici riguarda Veneto e Piemonte (circa 860 richieste ciascuno), seguiti da Lombardia (780), Puglia e Lazio (690), Emilia-Romagna (600), Toscana e Campania (520) e Sicilia (260). Nelle Regioni più piccole, Umbria e Molise registrano circa 345 richieste, Abruzzo, Marche e Liguria circa 170, Calabria 120, Trentino-Alto Adige, Basilicata e Valle d’Aosta circa 100, mentre Friuli-Venezia Giulia e Sardegna si attestano intorno alle 85.
Le specializzazioni maggiormente richieste riguardano anestesia e rianimazione, ortopedia, medicina d’urgenza, radiologia, chirurgia, ginecologia, pediatria, cardiologia, geriatria, fisiatria e medicina generale, con una domanda crescente anche nei servizi territoriali e riabilitativi.
OLTRE 25 ANNI DI LAVORO DELLA RETE ASSOCIATIVA
La rete associativa ricorda come da oltre 25 anni operi per favorire l’integrazione professionale, il dialogo con le istituzioni, la formazione linguistica, il riconoscimento dei titoli e la valorizzazione delle competenze dei professionisti sanitari di origine internazionale.
Durante la pandemia migliaia di professionisti hanno contribuito a mantenere operativi ospedali e servizi territoriali, dimostrando sul campo il valore della loro presenza. Oggi quella esperienza deve trasformarsi in una programmazione stabile e non più emergenziale.
«Abbiamo sempre sostenuto che integrare significa pretendere qualità, competenze e responsabilità, non abbassare gli standard. Abbiamo combattuto sia le discriminazioni sia ogni forma di reclutamento improvvisato. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di costruire una sanità inclusiva, meritocratica e sicura per tutti.»
SUPERARE LA FASE EMERGENZIALE E RIFORMARE IL RICONOSCIMENTO DEI TITOLI
Secondo la rete associativa, è arrivato il momento di chiudere definitivamente la stagione delle misure emergenziali introdotte durante la pandemia e costruire un sistema stabile, nazionale e più efficiente.
«Chiediamo di archiviare definitivamente l’esperienza dell’articolo 13 del Decreto Cura Italia, nato per rispondere a una fase eccezionale, e di regolarizzare il percorso di tutti i professionisti sanitari di origine straniera che sono entrati in Italia attraverso quella procedura. Oggi serve una disciplina unica, moderna e definitiva, capace di garantire sicurezza, trasparenza e continuità lavorativa.»
Secondo Aodi, il nodo centrale resta il riconoscimento delle qualifiche professionali conseguite all’estero.
«Occorre rendere unico il percorso nazionale di riconoscimento dei titoli, riducendone i tempi e semplificando gli iter amministrativi senza abbassare il livello dei controlli. Rigore e rapidità possono e devono convivere. Oggi migliaia di professionisti attendono per mesi, spesso per anni, una risposta che permetta loro di lavorare stabilmente nel nostro Paese.»
L’altro grande tema riguarda l’orientamento.
«L’80% dei medici, infermieri, fisioterapisti e degli altri professionisti della sanità di origine internazionale che si rivolgono ai nostri sportelli lamenta la lunghezza del procedimento di riconoscimento e, soprattutto, la mancanza di informazioni pratiche. Chiedono indicazioni sui programmi d’esame, sui testi di riferimento, sulle prove da affrontare e sulle modalità di preparazione. Per questo proponiamo un vero sistema nazionale di orientamento, con linee guida, materiale didattico e percorsi informativi che accompagnino i candidati lungo tutto l’iter.»
Aodi richiama anche il valore del dialogo istituzionale.
«Proprio per queste ragioni abbiamo sottoscritto con enorme piacere il protocollo d’intesa con la FNOPI, auspicando che sempre più Federazioni professionali scelgano di collaborare per difendere contemporaneamente i pazienti e tutti i professionisti della sanità, senza pregiudizi, senza muri, senza discriminazioni, senza allarmismi e senza creare professionisti di serie A e professionisti di serie B.»
La rete associativa conferma infine il proprio impegno sul fronte dell’assistenza e dell’informazione.
«Continueremo a investire sullo Sportello online AMSI, che rappresenta da anni un punto di riferimento per migliaia di professionisti. Negli ultimi cinque anni abbiamo registrato un incremento del 42% delle richieste di orientamento, non solo da parte dei professionisti della sanità che desiderano lavorare in Italia, ma anche di tanti professionisti italiani interessati a esperienze all’estero, in particolare nei Paesi del Golfo. È il segnale di una mobilità sanitaria internazionale che deve essere governata con competenza, programmazione e visione.»
LE PROPOSTE AL GOVERNO E ALLE REGIONI
La rete associativa propone:
- una procedura uniforme su tutto il territorio nazionale per il riconoscimento e l’autorizzazione dei professionisti con titoli esteri;
- tempi certi per il riconoscimento ministeriale delle qualifiche professionali;
- percorsi obbligatori di formazione linguistica e di orientamento al Servizio sanitario italiano;
- commissioni multidisciplinari permanenti con Regioni, Università, Ordini professionali ed esperti del settore;
- controlli rigorosi contro sfruttamento, intermediazioni irregolari e reclutamenti privi delle necessarie garanzie;
- percorsi di stabilizzazione per i professionisti che lavorano regolarmente e dimostrano competenza e integrazione.
PROGRAMMARE IL FUTURO DELLA SANITÀ
«L’invecchiamento del personale sanitario italiano, il calo dei nuovi laureati e la crescente difficoltà nel coprire numerosi reparti rendono ormai indispensabile programmare anche il contributo dei professionisti sanitari di origine internazionale. Non possiamo continuare a considerarli una soluzione temporanea da utilizzare solo nelle emergenze.»
«Rivolgiamo un appello al Governo, al Ministero della Salute, al Parlamento e alla Conferenza Stato-Regioni affinché le esperienze più virtuose diventino patrimonio comune. Servono regole uguali per tutti, controlli rigorosi, tempi certi e una strategia nazionale sulla mobilità sanitaria internazionale.»
«Rivolgiamo un particolare ringraziamento anche all’Ordine delle Professioni Infermieristiche della Puglia, che ha contribuito a rafforzare una procedura fondata su maggiori controlli, più trasparenza e più garanzie per cittadini e professionisti. È un approccio che condividiamo pienamente e che è perfettamente coerente con il protocollo nazionale sottoscritto dalla nostra rete associativa: difendere la qualità della professione infermieristica, valorizzare tutte le professioni sanitarie e mettere sempre al primo posto la sicurezza delle cure.»
«La sanità italiana non può permettersi di perdere competenze. Il modello corretto è quello che unisce legalità, sicurezza delle cure, integrazione, merito e valorizzazione delle professionalità. La Puglia ha dimostrato che tutto questo è possibile. Adesso auspichiamo che le altre Regioni raccolgano questa sfida e che l’Italia costruisca finalmente un sistema nazionale moderno, capace di riconoscere il valore delle competenze senza rinunciare al rigore. È il modo migliore per tutelare contemporaneamente i cittadini, i professionisti e il futuro del Servizio sanitario nazionale.»