Roma, 17 giugno 2026 – “Condividiamo l’esigenza avanzata dal Ministro Schillaci sull’inserimento degli specialisti all’interno delle Case di Comunità”. Così Antonio D’Avino, Presidente nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri, a commento delle dichiarazioni del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, di apertura verso gli specialisti nelle Case della Comunità.
“Apprezziamo l’apertura verso le specialità mediche, ma è importante prevedere anche il coinvolgimento di specialisti con specifiche competenze pediatriche. Il neurologo, il cardiologo, il dermatologo, l’allergologo che operano sul bambino all’interno delle Case di Comunità devono avere una formazione e un’esperienza dedicate e specifiche sull’età evolutiva. Diversamente, il rischio è quello di costruire una rete territoriale non a misura di bambino né di adolescente”, aggiunge D’Avino.
Secondo la FIMP, inoltre, affinché queste competenze pediatriche possano davvero fare la differenza, è essenziale che vengano inserite all’interno di percorsi di presa in carico concreti per l’età evolutiva che mettano in sequenza l’intervento del Pediatra di Famiglia e quello dello Specialista.
“Chiediamo che questi percorsi siano costruiti in coerenza con quanto già previsto dall’Accordo Collettivo Nazionale della Pediatria di Libera Scelta che disegna il ruolo del professionista nella continuità dell’assistenza, nella prevenzione e nella presa in carico del proprio assistito. Il Pediatra di Famiglia deve restare il punto di riferimento e il regista del percorso di salute del bambino, anche all’interno delle Case di Comunità, in raccordo con le competenze specialistiche pediatriche di secondo livello”.
“Rinnoviamo la nostra disponibilità a dare un contributo fattivo per una sanità territoriale più moderna e proattiva, come auspicato dal Ministero della Salute. Ma una riforma che guarda davvero alla medicina del territorio deve avere bene a mente i bisogni di salute dei bambini e degli adolescenti con le loro specificità”, conclude D’Avino.