Interregionale di Psico-Oncologia dal titolo “Il ruolo della multidisciplinarietà nella presa in carico del paziente oncologico: allineare la visione socio-sanitaria”, promosso dalla Società Italiana di Psico-Oncologia (SIPO) e organizzato ad Aosta dalla S.S.D. Psicologia dell’Azienda USL della Valle d’Aosta, diretta dalla Dott.ssa Meri Madeo, in collaborazione con la S.C. Oncologia ed Ematologia Oncologica, diretta dal Dott. Lucio Buffoni.
L’evento ha riunito professionisti provenienti dalla Valle d’Aosta e dal Piemonte, confermando l’interesse crescente verso modelli organizzativi capaci di integrare competenze cliniche, psicologiche, assistenziali e sociali lungo tutto il percorso di cura della persona affetta da patologia oncologica.
La giornata ha visto la partecipazione di medici, psicologi-psicoterapeuti, infermieri, assistenti sociali, professionisti delle cure palliative, rappresentanti delle associazioni di volontariato e amministratori sanitari, in un confronto aperto e costruttivo che ha evidenziato l’importanza di una rete realmente integrata e orientata ai bisogni della persona e della famiglia.
Particolarmente apprezzata la lectio magistralis della Dott.ssa Paola Varese, che ha approfondito il tema della governance della complessità nelle reti oncologiche moderne, sottolineando il valore della collaborazione interdisciplinare come elemento essenziale per garantire qualità, appropriatezza e continuità assistenziale.
Tra i momenti più significativi della giornata, la tavola rotonda dedicata ai modelli organizzativi e all’integrazione delle competenze nella rete oncologica, che ha visto il contributo di professionisti appartenenti a diverse discipline. Il confronto ha evidenziato come la presa in carico del paziente oncologico richieda sempre più una visione condivisa tra ospedale e territorio, capace di coniugare aspetti clinici, psicologici e sociali.
Molto seguite anche le sessioni dedicate alle cure palliative, agli aspetti psicologici della sofferenza oncologica, all’accoglienza delle fragilità sociali e al ruolo fondamentale delle associazioni di volontariato nel supporto ai pazienti e alle loro famiglie.
Un’attenzione specifica è stata inoltre dedicata al tema della prevenzione del burnout degli operatori sanitari e sociosanitari. La Dott.ssa Maura Anfossi e la Dott.ssa Claudia Piccioni, medica di medicina generale, hanno trattato il concetto di compassion fatigue, richiamando l’importanza di riconoscere e prevenire il rischio di affaticamento emotivo nei professionisti che accompagnano quotidianamente i pazienti e i loro familiari nei percorsi di malattia, sottolineando il valore del lavoro svolto con competenza, consapevolezza e attenzione alla dimensione personale e spirituale, come elementi utili a mantenere il proprio equilibrio interiore e professionale.
«L’elevata partecipazione e la qualità del dibattito – sottolinea la Dott.ssa Meri Madeo, Direttrice della S.S.D. Psicologia dell’Azienda USL Valle d’Aosta – confermano la necessità di creare occasioni di confronto tra professionisti e istituzioni per sviluppare percorsi sempre più integrati, centrati sulla persona e capaci di rispondere in modo efficace alla crescente complessità dei bisogni assistenziali. La psico-oncologia rappresenta un ambito fondamentale della presa in carico, perché consente di accompagnare non solo la malattia, ma l’esperienza complessiva vissuta dal paziente e dalla sua famiglia».
Il convegno ha rappresentato inoltre un’importante occasione per consolidare la collaborazione tra la Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta, la Società Italiana di Psico-Oncologia – SIPO e l’Azienda USL della Valle d’Aosta, rafforzando una visione comune orientata alla costruzione di una sanità sempre più multidisciplinare e vicina ai cittadini.
«Nella moderna oncologia – evidenzia il Dott. Mauro Occhi, Direttore sanitario dell’Azienda USL Valle d’Aosta – il malato non è solo curabile, ma anche guaribile. Questo non è stato un cambiamento solo culturale, ma ha fondato un nuovo modo di lavorare: siamo passati da un approccio localizzato e distrettuale (radioterapia e chirurgia) a un intervento globale».
«Da questo punto di vista – prosegue il Dott. Occhi – l’oncologia ha anticipato un modello che oggi dovrebbe essere preso a riferimento anche per la gestione delle grandi patologie croniche. Il lavoro multidisciplinare, la condivisione dei percorsi terapeutici, la presenza di figure capaci di coordinare i diversi contributi professionali e di accompagnare il paziente lungo il percorso di cura sono elementi centrali per garantire appropriatezza, continuità e qualità dell’assistenza. La cronicizzazione di molte malattie oncologiche, insieme alla possibilità di guarigione, rende ancora più evidente la necessità di costruire modelli organizzativi fondati sulla complessità dei bisogni e non sulla semplice somma delle prestazioni».
«La sfida per la sanità pubblica – conclude il Direttore sanitario – è rendere questo modello sostenibile. Non si tratta di moltiplicare indefinitamente consulenze e interventi, ma di organizzare risposte proporzionate alla complessità della cura: affidando la gestione delle situazioni a minore complessità a figure e competenze di salute pubblica e riservando le competenze specialistiche più avanzate agli aspetti più complessi della patologia. In questa prospettiva, il nuovo Dipartimento funzionale oncologico rappresenta una scelta strategica, perché può diventare un laboratorio organizzativo utile non solo per l’oncologia, ma per l’intera gestione delle cronicità».
La giornata formativa si è conclusa con l’impegno condiviso a proseguire il lavoro di rete avviato, promuovendo nuovi percorsi di integrazione professionale e organizzativa finalizzati al miglioramento della qualità di vita delle persone affette da tumore e delle loro famiglie.