In occasione della Giornata Europea del melanoma e dei tumori della pelle, studi internazionali coordinati dall’INT e pubblicati su JAMA Dermatology, JEADV e JNCCN mostrano che è possibile adottare un approccio chirurgico più conservativo, senza compromettere il controllo della malattia, la recidiva o la sopravvivenza.
Milano, 21 maggio 2026 — La Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano si conferma in prima linea nella ricerca sul melanoma, uno dei tumori più diffusi sotto i 50 anni. In occasione della Giornata Europea del melanoma e dei tumori della pelle, che si celebra il 24 maggio, si rinnova l’impegno scientifico dell’Unità di Chirurgia del Melanoma e dei Tumori Oculari, guidata dal Professor Patuzzo, che sta contribuendo a ridefinire gli approcci terapeutici, con risultati che aprono la strada a trattamenti sempre più efficaci e meno invasivi.
Dati e contesto
Oggi il melanoma rappresenta il secondo tumore più frequente negli uomini e il terzo nelle donne sotto i 50 anni. La sua incidenza continua a crescere anche in Italia, con circa 12.000–13.000 nuove diagnosi ogni anno e un aumento del 17% nell’ultimo decennio. Tuttavia, a fronte di questa crescita, il dato incoraggiante è che la mortalità negli ultimi dieci anni è rimasta stabile, grazie alla diagnosi precoce e all’impiego sempre più diffuso di terapie innovative, in particolare l’immunoterapia, utilizzata sia prima sia dopo l’intervento chirurgico e nei pazienti con malattia avanzata.
Questa evoluzione ha portato a un miglioramento significativo della sopravvivenza: nei casi metastatici, si è passati da meno del 5% a 10 anni fino a circa il 50% attuale. L’Unità dell’Istituto Nazionale dei Tumori tratta ogni anno oltre 600 pazienti chirurgici ricoverati, circa 500 in day hospital e gestisce più di 23.000 visite ambulatoriali, grazie a una rete multidisciplinare altamente integrata con oncologi e specialisti dedicati.
Chirurgia del melanoma, nuove prospettive verso interventi meno invasivi
Negli ultimi anni, l’evoluzione delle terapie sistemiche ha già ridotto la necessità di interventi chirurgici aggressivi. Oggi, nuove evidenze scientifiche suggeriscono che è possibile compiere un ulteriore passo avanti per ridurre l’estensione degli interventi senza compromettere la sicurezza oncologica.
Tre importanti studi clinici internazionali, condotti dalla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e pubblicati su riviste di riferimento, indicano che una chirurgia più conservativa può garantire gli stessi risultati in termini di sopravvivenza, limitando al contempo l’impatto estetico e funzionale.
Una prima ricerca pubblicata su JAMA Dermatology, rivista pubblicata dall’AmericanMedical Association, ha dimostrato che, nei melanomi molto sottili (T1a) situati in aree delicate, un margine chirurgico di 5 mm è sufficiente rispetto ai 10 mm raccomandati, senza aumentare il rischio di recidiva o ridurre la sopravvivenza. Questo consente di evitare interventi ricostruttivi più invasivi e di preservare meglio l’aspetto e la funzionalità delle aree coinvolte.
Un ulteriore studio pubblicato sul Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology ha confermato risultati analoghi nei melanomi sottili della regione testa-collo; anche in questo caso, margini ridotti non comportano un aumento del rischio oncologico, ma riducono significativamente le conseguenze estetiche e funzionali.
Nuove evidenze anche per i melanomi più spessi
Un terzo articolo, pubblicato sul Journal of the National Comprehensive Cancer Network, ha esteso queste osservazioni anche ai melanomi più avanzati (spessore >2 mm). I risultati indicano che, in sedi anatomiche difficili, un margine di 1 cm può essere altrettanto efficace dei 2 cm tradizionalmente raccomandati. Nel loro insieme, questi studi delineano un possibile cambio di paradigma nel trattamento del melanoma. L’obiettivo non è ridurre l’attenzione oncologica, ma evitare interventi eccessivamente demolitivi quando non necessari, migliorando la qualità di vita dei pazienti. Ridurre l’estensione della chirurgia significa limitare cicatrici deturpanti, preservare funzioni importanti e diminuire l’impatto psicologico, mantenendo al contempo gli stessi risultati in termini di guarigione.
Diagnosi precoce e innovazione sono le chiavi del futuro
Dalle risultanze degli studi, come riportano gli articoli, sembra emergere chiaro il messaggio che diagnosi precoce e innovazione terapeutica stiano cambiando la storia naturale del melanoma. Individuare precocemente la malattia consente non solo di salvare vite, ma anche di adottare trattamenti meno invasivi e più sostenibili per il paziente.
“Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera rivoluzione nella gestione del melanoma – conferma il dottor Roberto Patuzzo, Responsabile Scientifico del Team Multidisciplinare Melanoma e Skin Cancer dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – non solo riusciamo a curare meglio i pazienti grazie alle nuove terapie, ma oggi possiamo anche intervenire in modo più conservativo, riducendo l’impatto della chirurgia senza compromettere i risultati oncologici. Questo significa preservare la qualità della vita, soprattutto quando il tumore interessa aree delicate. Il nostro obiettivo è sempre più quello di offrire cure efficaci ma anche sostenibili per il paziente, e la diagnosi precoce resta lo strumento fondamentale per rendere possibile questo approccio.”