giovedì, 21 Maggio 2026

Medici di medicina generale, in Abruzzo a centinaia in protesta contro il mancato Accordo Integrativo Regionale

“No ad una riforma calata dall’alto senza alcun confronto e la richiesta, forte, di raggiungere al più presto la firma dell’Accordo Integrativo Regionale che manca da 20 anni. Perché la medicina generale abruzzese è arrivata al limite e chiede strumenti per continuare a curare i cittadini. Come si può pensare di raggiungere obiettivi di modernizzazione stando fermi sugli AIR?”. È questo il messaggio lanciato dai medici di medicina generale di FIMMG Abruzzo che a centinaia hanno protestato a Pescara, davanti alla sede dell’assessorato regionale alla Sanità, nell’ambito della mobilitazione promossa da FIMMG. Una partecipazione ampia e compatta, che segna il successo della prima iniziativa messa in campo dopo il Consiglio Nazionale del 16 maggio scorso, che ha sancito la mobilitazione della categoria contro l’ipotesi di rimodulazione della medicina generale contenuta nel decreto di riforma.

La voce dei medici di medicina generale abruzzesi è stata la voce di un’intera categoria, unita nella richiesta di un cambio di passo immediato: per l’Abruzzo chiudere in tempi rapidi l’AIR e aprire un confronto vero sul futuro dell’assistenza territoriale; per il livello nazionale ribadire il no a una riforma che, nel metodo e nel merito, appare inaccettabile. Il rinnovo dell’AIR è essenziale per aggiornare l’organizzazione della medicina generale in Abruzzo, rafforzare le Aggregazioni Funzionali Territoriali, valorizzare le forme organizzative previste dagli accordi nazionali, sostenere gli studi medici con personale e strumenti adeguati, ridurre il peso della burocrazia e garantire una presenza capillare nei territori. “Non sono più accettabili rinvii”, proseguono da FIMMG Abruzzo. “Serve un Accordo che riconosca il ruolo centrale dei medici di famiglia nel Servizio sanitario regionale, destini risorse alla medicina territoriale, sostenga il personale di studio e consenta ai professionisti di tornare a fare pienamente i medici, non gli amministrativi del sistema”. La mobilitazione abruzzese assume anche un forte significato nazionale, perché dal livello regionale a quello nazionale si chiede a gran voce di rispettare la dignità lavorativa dei medici di medicina generale. Per la Federazione, la medicina generale non può essere riformata con interventi unilaterali. Il punto non è difendere l’esistente a prescindere, né sottrarsi alla necessità di innovare l’assistenza territoriale. Al contrario, FIMMG rivendica da tempo una riforma capace di rafforzare davvero la prossimità, la presa in carico dei pazienti cronici, l’integrazione con il Servizio sanitario nazionale e il lavoro in équipe. Ma una riforma costruita senza i medici di famiglia, e contro l’impianto stesso della convenzione, rischia di produrre l’effetto opposto a quello dichiarato.

Il decreto di riforma, secondo la FIMMG, presenta un vizio di fondo: costruisce un modello di ibridizzazione contrattuale atipica che limita l’autonomia della medicina convenzionata subordinandola senza tutele ed espone a un’offerta differenziata sulla base delle evoluzioni del ruolo giuridico differente tra territori o all’interno dello stesso territorio. Al medico di medicina generale verrebbero imposti vincoli organizzativi e gerarchici sempre più stringenti, lasciandogli però responsabilità, costi di studio, personale, strumenti e rischio professionale. Per la Federazione, la proposta, paradossalmente, indebolisce anche l’attrattività della professione. “Siamo convinti della necessità più che mai di avere la definizione di una disciplina specialistica per la medicina generale, ma non possiamo accettare un provvedimento dove coesistono certe contraddizioni”, ribadiscono dalla Federazione. Si tratta di una de-classificazione mascherata da specializzazione. Si istituisce formalmente la specializzazione in medicina generale; contestualmente si consente a specialisti di altre aree mediche affini di esercitare le funzioni del MMG. Il percorso diventa quindi non esclusivo: l’esito professionale è raggiungibile anche per vie più brevi e più spendibili su più campi sul mercato del lavoro medico. Non ha senso dare valore e dignità di specializzazione mentre si apre l’accesso alla stessa funzione anche per vie diverse, l’effetto sull’attrattività per i giovani medici è prevedibilmente negativo. Le conseguenze, avverte FIMMG, ricadrebbero soprattutto sui cittadini: meno medici di famiglia significa meno prossimità, meno continuità assistenziale e più difficoltà di accesso alle cure, in particolare nelle aree interne, nei piccoli comuni e nelle zone montane.

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