mercoledì, 20 Maggio 2026

Vitamina D. Convegno nazionale sulla a Verona il punto sulle nuove evidenze scientifiche

A Verona, il 22 e 23 maggio, il convegno “Ti racconto la storia…D”  farà il punto sulle nuove evidenze scientifiche, compresa la  correlazione tra vitamina D e inquinamento. Uno studio condotto  su circa 600 soggetti sani residenti in città ha dimostrato che, rispetto agli anni Duemila, i livelli di contaminazione atmosferica si  sono ridotti del 40%. 

Verona, 19 maggio 2026 Verona continua a fare scuola nel campo della ricerca e  applicazione della vitamina D in ambito medico. Nuovi studi e aggiornamenti  epidemiologici verranno presentati in occasione di “Ti racconto la storia…D”, convegno  di respiro nazionale in programma venerdì 22 e sabato 23 maggio all’Hotel Leon d’Oro  di Verona. I dati parlano chiaro: più di 9 pazienti geriatrici su 10 presentano livelli bassi di  colecalciferolo, ma il problema non riguarda soltanto la popolazione anziana: anche tra i  giovani adulti circa una persona su due registra valori non sufficienti. Due giornate di  confronto scientifico per rileggere il ruolo della Vitamina D alla luce delle evidenze più  recenti, della pratica clinica e dell’eredità della scuola veronese del professor Silvano  Adami, figura di riferimento internazionale nello studio dell’osteoporosi e del metabolismo  minerale. Il convegno nasce anche sulla volontà di tributo alla figura del prof. Adami  mancato dieci anni fa, ancora oggi una delle figure più autorevoli nel campo  dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie metaboliche dello scheletro. Il tema conserva un forte rilievo epidemiologico e clinico. L’Italia è ancora tra i Paesi  europei con la maggiore prevalenza di ipovitaminosi D, sfatando l’idea che il “Paese del  sole” sia automaticamente protetto dalla carenza. Nelle fasce più fragili il dato diventa  particolarmente significativo: negli anziani, soprattutto se disabili, istituzionalizzati o con  patologie osteometaboliche, la vitamina D non è una semplice integrazione ma rappresenta  uno strumento terapeutico da utilizzare in modo mirato. Sopra i 75 anni, l’assunzione  quotidiana di colecalciferolo ha dimostrato di poter ridurre la mortalità del 4%, tanto  da essere raccomandata in modo sistematico anche senza la necessità di documentare  preventivamente uno stato carenziale, secondo un approccio di uso empirico. Questa 

strategia non è in contrasto con l’appropriatezza prescrittiva, ma la razionalizza: è infatti  poco razionale, oltre che inutilmente costoso, documentare una carenza in una popolazione  nella quale sappiamo già, con elevata probabilità, che tale carenza è presente. 

È proprio l’appropriatezza, eredità centrale della scuola scientifica di Silvano Adami, a  rappresentare il filo conduttore del convegno. Dopo anni di confronto sul ruolo della vitamina  D, la ricerca e la pratica clinica indicano oggi una strada più matura: non una  supplementazione indistinta, proposta a tutti nello stesso modo ma una valutazione  costruita sul profilo del paziente, sulle condizioni di rischio presenti e sugli obiettivi  di prevenzione e cura. È il caso, in particolare, dei pazienti fragili, degli anziani, delle  persone con osteoporosi, dei soggetti a rischio di caduta e frattura e delle condizioni cliniche  che possono interferire con assorbimento, metabolismo o fabbisogno. 

A Verona verranno presentati anche i risultati di un recente studio di correlazione tra  carenza di vitamina D e inquinamento atmosferico, fattore noto per la sua azione di filtro  sui raggi solari. L’analisi, condotta su una popolazione di circa 600 soggetti sani non  trattati con integratori residenti in città, mostra un dato inatteso e incoraggiante: rispetto  agli anni Duemila, l’inquinamento a Verona si è ridotto del 40%. Un miglioramento che,  pur in un territorio come la Pianura Padana, ancora tra le aree più critiche d’Europa,  contribuisce a spiegare la capacità della popolazione generale di mantenere livelli adeguati  di vitamina D per buona parte dell’anno. 

L’indagine, nel dettaglio, ha coinvolto 534 donatori di sangue sani tra i 18 e i 65 anni residenti  nel veronese, analizzati tra il 2016 e il 2018. I ricercatori partivano dall’ipotesi che PM10,  PM2.5 e biossido di azoto potessero ridurre la penetrazione dei raggi UVB e quindi  ostacolare la produzione cutanea di vitamina D. Tuttavia, i risultati mostrano che la  stagionalità della vitamina D resta ben conservata: i livelli minimi si registrano tra febbraio e  marzo, mentre i picchi arrivano tra agosto e settembre. La concentrazione media annuale  di vitamina D è risultata pari a circa 57 nmol/L, più alta rispetto agli studi italiani dei  primi anni 2000. Solo il 7,1% dei partecipanti presentava una vera carenza severa (<25  nmol/L), mentre circa il 62% mostrava livelli considerati ottimali (≥50 nmol/L). Lo studio  suggerisce quindi una possibile correlazione indiretta tra miglioramento della qualità  dell’aria e aumento dei livelli di vitamina D rispetto al passato. Gli autori dello studio  ricordano infatti che tra il 2005 e il 2019 a Verona si è registrata una riduzione del 46% delle  concentrazioni di PM10 e del 38% del NO2, ipotizzando che questo possa aver favorito una  migliore esposizione ai raggi UVB. 

Il convegno nasce quindi come occasione di confronto scientifico, didattico e culturale su  uno dei temi più discussi della medicina contemporanea. Il programma propone una  rilettura storica e critica del colecalciferolo: dalla carenza alla prescrizione, dalle  evidenze consolidate alle questioni ancora aperte, fino alle prospettive nella pratica clinica  multidisciplinare. Il razionale del corso chiarisce infatti che l’obiettivo è superare letture  semplificate e restituire alla vitamina D il suo corretto perimetro clinico: un elemento  importante nella gestione della carenza e della fragilità, da interpretare in rapporto al profilo  del paziente, al rischio individuale e agli obiettivi di prevenzione e cura. L’iniziativa assume un significato particolare perché si svolge a Verona, città che ha avuto un ruolo centrale nella storia italiana della ricerca sulla vitamina D e sulle malattie  metaboliche dell’osso. Il convegno si colloca nel solco della scuola scientifica del  professor Silvano Adami, scomparso dieci anni fa, figura di riferimento internazionale nello  studio dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle patologie scheletriche. Non una  commemorazione formale, dunque, ma un vero passaggio di testimone scientifico: cosa  abbiamo imparato dalla stagione pionieristica della ricerca sulla vitamina D? Quali evidenze si sono consolidate? Quali domande restano aperte? E, soprattutto, come tradurre le  conoscenze disponibili in decisioni cliniche appropriate, sostenibili e realmente utili per i  pazienti?“La domanda oggi non è più se la vitamina D serva o non serva. La domanda corretta è: in  quali pazienti, con quali livelli di carenza, con quale obiettivo clinico e con quale schema di  supplementazione – spiega il prof. Maurizio Rossini, tra i responsabili scientifici del  convegno, Direttore UOC Reumatologia AOUI Verona e Direttore della Scuola di  Specializzazione in Reumatologia dell’Università di Verona nonchè Consigliere e  Coordinatore del Gruppo di Studio sull’Osteoporosi e le Malattie Metaboliche dello Scheletro  della Società Italiana di Reumatologia (SIR) La scuola veronese ha contribuito a  costruire una cultura clinica della vitamina D. Oggi il nostro compito è aggiornarla,  distinguendo ciò che è solido da ciò che è ancora oggetto di ricerca, ciò che appartiene alla  pratica clinica da ciò che richiede ulteriori evidenze”.

Notiziario

Archivio Notizie