La Società caldeggia un riconoscimento della Riduzione del Rischio come strumento con rilevanza clinica
La Società Italiana Patologie da Dipendenza adotta una posizione scientifica ufficiale sull’utilizzo dei prodotti alternativi al tabacco combusto come strategia complementare alla cessazione, con particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili
Roma, 13 maggio 2026 — La Società Italiana Patologie da Dipendenza (SIPaD) ha pubblicato un Position Statement sull’analisi critica delle evidenze scientifiche disponibili in tema di riduzione del rischio nel Disturbo da Uso di Tabacco (DUT). Il documento rappresenta la presa di posizione ufficiale della società scientifica su un tema di crescente rilevanza clinica e di sanità pubblica.
Il nodo centrale: chi non riesce a smettere Il fumo di tabacco combusto è tra le principali cause prevenibili di morbilità e mortalità, con un impatto particolarmente grave nelle persone con disturbi da uso di sostanze e nei pazienti psichiatrici, categorie in cui i tentativi di cessazione falliscono con frequenza elevata e in cui il fumo contribuisce significativamente alla riduzione dell’aspettativa di vita. E’ ormai chiaro che il danno del fumo è determinato dalla combustione mentre la nicotina è responsabile della dipendenza ma non del carico di malattie o decessi evitabili.
Proprio per questi soggetti — fumatori adulti con dipendenza nicotinica severa e ripetuti tentativi falliti di cessazione — il Position Statement della SIPaD, primo in Italia, riconosce la legittimità clinica di strategie a rischio ridotto, in particolare attraverso il passaggio ai prodotti a rischio modificato (come sigarette elettroniche e Heated Tobacco Products, HTP), come opzione intermedia quando la completa astinenza non è immediatamente raggiungibile.
“Si tratta di un approccio consolidato da tempo nei servizi per le dipendenze e che può essere mutuata nel tabagismo dove si riscontrano ostacoli alla cessazione, che pure deve essere l’obiettivo finale” sottolinea il Dr. Claudio Leonardi, Presidente SIPaD “Nonostante questi prodotti non siano innocui, il loro rischio potenziale è significativamente inferiore [1] con un 92% in meno di sostanze tossiche potenzialmente dannose e 500 composti chimici rispetto agli oltre 4000 del fumo combusto”.
Cosa dicono le evidenze
Il documento passa in rassegna le principali evidenze scientifiche disponibili: gli HTP riscaldano il tabacco senza bruciarlo, generando un aerosol con fino al 92-97% in meno di sostanze tossiche e potenzialmente dannose rispetto al fumo di sigaretta, e circa 500 composti chimici contro i oltre 4.000 del fumo combusto.
Negli studi clinici, i fumatori che passano completamente agli strumenti alternativi mostrano una riduzione del 40-97% dei principali biomarcatori di esposizione a sostanze tossiche (COHb, nitrosamine, VOCPAH), con benefici che compaiono rapidamente e si mantengono fino a 12 mesi. Ridotta anche la tossicità a livello cellulare con una diminuzione dell85-90%, minore stress ossidativo e attività pro-infiammatoria.
Sul fronte cardiovascolare, il passaggio ai prodotti senza combustione è associato a miglioramento di biomarcatori di stress ossidativo e disfunzione endoteliale, e a una riduzione del rischio cardiovascolarerispetto al mantenimento del fumo di sigaretta. Vantaggi anche a livello respiratorio: nei pazienti con BPCO, infatti, si osservano diminuzione delle riacutizzazioni, miglioramento della capacità di esercizio fisico e recupero significativo della capacità aerobica massimale (VO₂max).
I prodotti senza combustione non sono completamente privi di rischio, non sono farmaci e non devono essere intesi come strumenti di cessazione. L’obiettivo primario di ogni intervento clinico rimane la completa astensione dal fumo. Le strategie a rischio ridotto devono essere quindi concepite come temporanee, monitorate e inserite in un percorso terapeutico strutturato, senza mai essere comunicate in modo da normalizzare l’uso del tabacco o incentivarne l’adozione tra i non fumatori e i giovani.
“Con questo Position Statement” conclude Leonardi “la SIPaD intende colmare un vuoto nel panorama scientifico italiano, offrendo ai clinici e agli operatori dei servizi per le dipendenze e della salute mentale un riferimento fondato su evidenze per affrontare un problema reale: quello di pazienti che fumano, che vogliono smettere ma non ci riescono, e che meritano comunque una risposta terapeutica adeguata. Ignorare le strategie di riduzione del rischio significherebbe lasciare senza tutela le popolazioni più fragili”.