Questi dispositivi rappresentano l’ultima frontiera tecnologica nel campo dei defibrillatori impiantabili.
La procedura è il risultato di una stretta collaborazione tra la Cardiologia e la Cardiochirurgia
Sono state svolte con successo all’ospedale di Vicenza le prime procedure di impianto di defibrillatori cardiovascolari di tipo extravascolare (Extravascular ICD – Implantable Cardioverter-Defibrillator), che rappresentano l’ultima frontiera tecnologica nel campo dei defibrillatori impiantabili, utilizzati ad oggi solo in pochi centri selezionati.
Rispetto ai defibrillatori di tipo tradizionale, la novità consiste nella particolare collocazione del dispositivo: solitamente infatti i fili (elettrocateteri) dei defibrillatori impiantabili vengono posizionati per via endovascolare, tramite un catetere, fino a raggiungere l’interno del ventricolo, la parte vitale del cuore.
Nel caso dei defibrillatori extravascolari ICD, invece, il generatore viene inserito lateralmente (sotto l’ascella sinistra) e l’elettrocatetere viene guidato sotto lo sterno, dunque in stretta vicinanza con l’organo cardiaco ma esternamente ad esso.
Questo comporta importanti vantaggi, come: «Si tratta di un balzo in avanti tecnologico sotto molteplici punti di vista – spiega il dott. Giovanni Morani, Direttore dell’U.O.C. di Cardiologia dell’ospedale di Vicenza -, innanzitutto perché si tratta di un dispositivo di per sé meno invasivo per il corpo umano data la sua collocazione esterna rispetto a cuore e vasi, chiaramente questo è un approccio sempre preferibile in medicina. Allo stesso tempo garantisce elevatissimi standard di funzionalità. Inoltre la sua collocazione esterna al cuore rende anche più semplice la procedura di rimozione completa del sistema, in caso di necessità».
Proprio la collocazione al di sotto dello sterno rende però necessaria la collaborazione tra Cardiologia e Cardiochirurgia, in quanto richiede la creazione di un passaggio a tunnel al di sotto dello sterno, procedura in genere riservato ai cardiochirurghi. Per tale motivo l’impianto dei defibrillatori extravascolari può essere fatta solo in centri provvisti anche della cardiochirurgia.
«Questo è un altro degli esempi in cui Cardiochirurgia e Cardiologia si trovano a fondersi in un unico team medico, una collaborazione fondamentale per fornire un’assistenza ottimale ai pazienti, migliorare i risultati e gestire la complessità dei moderni trattamenti cardiaci – spiega il dott. Loris Salvador, Direttore della Cardiochirurgia dell’ospedale di Vicenza -. Sebbene tradizionalmente distinte, con i cardiologi focalizzati sulla diagnosi e sui trattamenti non chirurgici e i chirurghi sugli interventi complessi, l’avvento delle moderne tecnologie e l’introduzione di sempre più avanzati dispositivi ha creato la necessità di una collaborazione multidisciplinare, un percorso che a Vicenza è iniziato già da anni e che ha prodotto e sta producendo risultati straordinari e molto positivi. Il futuro del paziente cardiopatico d’altronde si basa su questa integrazione; lavorando insieme, cardiochirurghi e cardiologi interventisti possono offrire trattamenti sempre più personalizzati ed efficaci per la cura delle cardiopatie complesse».
Sul piano tecnologico, inoltre, un contributo importante all’ospedale di Vicenza è dato anche dalla presenza della sala ibrida: «La sala ibrida – sottolinea il dott. Alberto Rigo, Direttore Sanitario dell’ULSS 8 Berica – ci consente di svolgere questa come altre procedure altamente specialistiche in assoluta sicurezza, all’interno di un modello organizzativo ormai consolidato che prevede una stretta collaborazione tra cardiologo, cardiochirurgo ed anestesista. La possibilità di impiantare questo tipo di defibrillatore è una novità assoluta per la provincia di Vicenza: si tratta di una tecnologia nuova, ancora appannaggio di pochissimi centri altamente qualificati, ma destinata a essere sempre più utilizzata proprio per i suoi vantaggi oggettivi».
Non solo: le linee guida internazionali prevedono che, per l’esecuzione di questa metodica, lo specialista acquisisca una abilitazione specifica presso un centro internazionale.
All’ospedale di Vicenza sono già 3 i defibrillatori extravascolari che sono stati impiantati con successo su altrettanti pazienti, tutti affetti da grave cardiopatia ed esiti di arresto cardiaco sul territorio. «Sono pazienti accomunati da alcune caratteristiche peculiari, oltre alla grave cardiopatia aritmica ad elevato rischio di morte improvvisa – spiega il dott. Morani – Più precisamente sono tutti pazienti di giovane età e/o con la presenza di importanti fattori di rischio quali diabete mellito ed insufficienza renale. Caratteristiche, queste, che rendono ottimale la scelta del defibrillatore extravascolare, che oggi rappresenta la tecnologia più avanzata esistente nei sistemi per il controllo delle aritmie».