Cagliari, 15 aprile 2026 – La Presidente della Regione e assessora alla Sanità, Alessandra Todde, è intervenuta oggi in Aula del Consiglio regionale per illustrare lo stato del sistema sanitario sardo e delineare le principali linee di riforma avviate dalla Giunta.
Nel suo intervento, la Presidente ha ribadito con chiarezza la necessità di superare una visione emergenziale della sanità, frutto di criticità stratificate nel tempo, per costruire un sistema più stabile, programmato e orientato ai bisogni reali dei cittadini.
Todde ha sottolineato come le difficoltà attuali non siano il risultato di una fase recente, ma l’esito di anni di frammentazione organizzativa, carenza di personale e assenza di programmazione: “La sanità sarda non è entrata in crisi ieri, ma è il risultato di problemi accumulati nel tempo”, ha detto, rivendicando il cambio di passo già percepibile dopo due anni di governo. “Oggi la direzione c’è ed è chiara. abbiamo scelto di passare da una sanità che rincorre i problemi a una sanità che finalmente prova a governarli”.
Ancora: “Per garantire la condivisione di strategie e la migliore omogeneità di sistema, il coordinamento dei Dg è diventato strutturale, diretto dall’Assessore con riunioni periodiche settimanali. L’obiettivo politico di questa scelta è semplice. Superare la frammentazione gestionale, garantire maggiore omogeneità organizzativa e assicurare ai cittadini sardi il rispetto dei livelli essenziali di assistenza in maniera uniforme a seconda del territorio in cui vivono. In una regione come la nostra, segnata da distanze, fragilità e squilibri storici, questo non è un dettaglio tecnico. È una questione di giustizia”.
Al centro dell’azione dell’esecutivo regionale- ha spiegato Todde- vi è un piano articolato su cinque assi principali, fondamentali per restituire stabilità al sistema sanitario regionale: rafforzamento della governance regionale, centralizzazione dei processi, incremento delle piante organiche, programmazione pluriennale e integrazione tra ospedale, territorio e sociale. Un’impostazione che ha già trovato una traduzione normativa con la legge regionale del marzo 2025, pensata – ha spiegato – per “razionalizzare l’assetto e rafforzare la gestione unitaria” del sistema sanitario.
Fra i passaggi centrali del discorso della Presidente, vi è stato quello dedicato al personale sanitario, su cui si sono concentrati significativi sforzi di miglioramento: tra il 2024 e il 2025 sono state attivate oltre 500 procedure tra reclutamenti e stabilizzazioni, che hanno portato nel sistema sanitario regionale 1.500 infermieri, 982 medici e 943 operatori sociosanitari. “Questi numeri non risolvono tutto, ma raccontano una linea chiara: meno precarietà e più programmazione”, ha evidenziato Todde.
Accanto alle assunzioni, anche misure per rendere più attrattivi i territori più difficili, come gli incentivi fino a 3.700 euro mensili per i medici di medicina generale nelle sedi disagiate: “Per noi garantire il diritto alla salute significa arrivare ovunque, anche dove è più difficile. La carenza di medici di medicina generale nelle aree interne della Sardegna è una criticità reale, che va affrontata con atti concreti. Per questo abbiamo fortemente voluto il bando per le sedi disagiate per l’assegnazione degli incarichi vacanti di assistenza primaria per il 2026”.
“Il nostro operato si è già visto- ha proseguito Todde- Siamo passati da una carenza di 543 medici di medicina generale nel 2024 a 496 nel 2025 e il bando pubblicato – che scade oggi – vede ulteriori 60 richieste di nuovi medici. Non abbiamo risolto l’assenza di medici nei territori ma in 2 anni portiamo 100 medici in più sul territorio”
Ampio spazio è stato dedicato alla sanità territoriale, per anni rimasta – nelle parole della Presidente – “più promessa che realtà”. Oggi fra i cardini della strategia regionale vi è il riequilibrio tra ospedale e territorio. “Uno degli errori più gravi è stato pensare che la sanità coincidesse solo con l’ospedale”, ha affermato Todde, “col risultato di congestionare il sistema ospedaliero attraverso una domanda sempre crescente che non veniva intercettata dal territorio”. Oggi i dati mostrano un’accelerazione netta, nella programmazione territoriale legata ai fondi PNRR: le Case della Comunità sono passate dal 26% al 94% di cantieri attivi (47 su 50), mentre gli Ospedali di Comunità hanno raggiunto il 100% degli interventi avviati. L’obiettivo è l’avvio delle attività entro il 31 maggio 2026. “Stiamo trasformando la medicina territoriale in strutture, investimenti e organizzazione”, ha detto Todde.
Importanti anche i progressi sull’assistenza domiciliare, raddoppiata nel corso del 2025, e sulle cure palliative, con una copertura salita dal 37% al 51% in un solo anno.
Ancora, richiamando le azioni in campo per riconnettere il sistema ospedale territorio: “la Regione Sardegna ha avviato un ampio e strutturato percorso di condivisione del nuovo Piano Regionale per i Servizi alla Persona 2026-2028, colmando un vuoto programmatorio che perdurava dal 2005. L’obiettivo è anche qui ridurre la pressione sugli ospedali e costruire un sistema più vicino ai cittadini”.
Uno dei passaggi più netti ha riguardato l’emergenza-urgenza e il sovraffollamento dei pronto soccorso. “Per troppo tempo si è andati avanti con soluzioni tampone”, ha detto la Presidente, rivendicando l’adozione di un piano strutturale regionale. Con il nuovo Piano si passa a una strategia strutturale fondata su tre pilastri: riduzione degli accessi impropri, gestione coordinata dei ricoveri e dei posti letto, continuità assistenziale post-dimissione. L’obiettivo in questo caso è quello di evitare gli accessi impropri, che per circa la metà potrebbero essere gestiti dal territorio. “Non stiamo trattando il sovraffollamento come un incidente inevitabile, ma come un problema organizzativo e di sistema”, ha evidenziato Todde.
Tra le misure previste: percorsi alternativi per i casi meno gravi, unità di crisi aziendali e una maggiore integrazione tra ospedale e servizi territoriali.
Sul tema dei medici a gettone, Todde ha rivendicato un approccio trasparente: “Abbiamo deciso di affidarci a una transizione governata”. Previsto il superamento dei contratti entro il 30 giugno 2026, accompagnato da concorsi (già bandito un primo concorso per 44 dirigenti medici di emergenza-urgenza); utilizzo di indennità per circa 25 milioni di euro a valere sulle annualità 2023-2025; fondo annuo da 5 milioni per le aree disagiate.
Un altro asse centrale riguarda il governo delle liste d’attesa. “Per troppo tempo il monitoraggio è stato frammentato e privo di una lettura unitaria”, ha dichiarato la Presidente. “Oggi la Regione dispone di strumenti più avanzati che annoverano in primis l’adesione piattaforma nazionale operativa dal 2025; un sistema di monitoraggio mensile dei dati; l’istituzione dell’Unità Centrale di Gestione e del RUAS”.
Sono state inoltre stanziate risorse rilevanti: circa 7,7 milioni per il triennio 2023-2025; 7,6 milioni nel 2024 per il personale; oltre 10 milioni complessivi per il privato accreditato.
Uno sguardo specifico è stato dedicato alle politiche sociali, con un rafforzamento del REIS: nel 2025 le risorse sono cresciute del 22%, passando da 34 a circa 42 milioni di euro, a fronte di una platea stabile di beneficiari. “Non aumentano le famiglie in povertà, ma aumenta la platea che beneficia del sostegno”, ha chiarito Todde.
Infine, tornando ancora sul tema dell’efficientamento della rete ospedaliera, la Presidente ha dedicato un passaggio specifico all’istituzione della Terapia Intensiva pediatrica all’Arnas Brotzu: “Stiamo affrontando una volta per tutte il tema delle emergenze pediatriche, con l’avvio di 6 posti letto di terapia intensiva pediatrica all’ARNAS Brotzu, certificati dal Bambin Gesù e attivi entro la fine del 2026.”
Nelle conclusioni, la Presidente ha ribadito che la Sardegna ha scelto una direzione chiara, fondata su interventi concreti e verificabili per riorganizzare il sistema sanitario.
“Siamo consapevoli delle criticità ancora presenti, ma abbiamo deciso di affrontarle con responsabilità, senza scorciatoie. Ai sardi voglio dire una cosa semplice e chiara: non promettiamo ciò che non possiamo mantenere, ma non arretreremo di un passo nel cambiare ciò che non funziona. La sanità sarda ha bisogno di tempo, di stabilità e di scelte coraggiose. E noi abbiamo deciso di assumerci fino in fondo questa responsabilità”.