Intervento di chirurgia robotica toracica su un adenoma di natura endocrina “nascosto” in prossimità dell’arco aortico di una paziente di quasi 80 anni. «Una localizzazione talmente rara da risultare davvero eccezionale e che ha perciò richiesto massima precisione e minima invasività», spiegano Maurilio Deandrea e Alberto Sandri, specialisti di Endocrinologia e Chirurgia Toracica.
Torino, 13 aprile 2026 – Pedala con ritmo sulla cyclette e cammina spedita tra i letti del reparto di Chirurgia Toracica scambiando battute con gli altri pazienti e scherzando con il personale medico e infermieristico. Se non fosse per l’asta della flebo che la segue un passo dopo l’altro, nessuno direbbe che meno di ventiquattr’ore prima la signora Eliana, 80 anni da compiere a novembre, sia stata sottoposta a un importante intervento di chirurgia robotica, necessario per rimuovere un grosso adenoma di natura endocrina “nascosto” in prossimità dell’arco dell’aorta.
«Di norma, gli adenomi di natura paratiroidea si trovano proprio dietro la tiroide – spiega il dottor Maurilio Deandrea, direttore di Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano -. E seppur in circa il 10 per cento dei casi presentano un’altra sede anatomica, come il timo o il mediastino, la localizzazione sull’arco aortico e la dimensione dell’adenoma rendevano questa situazione straordinariamente rara, al punto da risultare davvero eccezionale».
L’adenoma della signora Eliana era quindi intuibile per via dei sintomi (affaticamento generale in primis) e dei valori delle analisi (altissimi quelli del calcio), ma risultava “invisibile” proprio perché collocato in una posizione tanto anomala. «Scintigrafia e TC hanno prima rivelato e poi confermato la localizzazione fuori sede della ghiandola – aggiunge Deandrea – e, a quel punto, è stato finalmente chiaro come e dove agire per risolvere la questione».
L’intervento di chirurgia robotica toracica è stato eseguito mercoledì 8 aprile dal dottor Alberto Sandri, responsabile della Chirurgia Toracica del Mauriziano che, assieme ai colleghi Lorena Costardi e Stefano Ganio e con il contributo di Manuela Pasquino, specialista dell’Anestesia e Rianimazione cardiovascolare diretta dalla dottoressa Gabriella Buono, hanno rimosso in circa di 45 minuti l’adenoma dopo aver praticato quattro micro-incisioni di otto millimetri sul fianco sinistro della paziente.
«L’adenoma, di circa 6 centimetri di diametro, era collocato in una posizione molto delicata, a contatto con l’arco aortico, l’arteria succlavia, l’arteria polmonare e compreso tra il nervo vago e quello frenico. Il robot ci ha consentito di rimuoverlo con la massima precisione e la minima invasività, permettendo così alla paziente di scendere dal letto il giorno successivo all’intervento dopo aver rimosso il drenaggio toracico e di lasciare il nostro reparto dopo appena tre giorni – spiega Sandri -. Una precisione tale da consentire di preservare strutture vascolari maggiori e nervose fondamentali: è stato infatti possibile evitare danni al nervo frenico, scongiurando il rischio di paralisi del diaframma e conseguenti difficoltà respiratorie, e al nervo vago, la cui lesione può determinare alterazioni permanenti della voce e problemi di deglutizione». Una fattispecie molto rara che, se affrontata con la chirurgia tradizionale, avrebbe registrato un impatto fisico molto superiore in termini di incisione, dolore post-operatorio, tempi di degenza e di recupero.
La signora Eliana, già insegnante di Tecnica e Ragioneria di un istituto tecnico torinese, ringrazia e racconta: «Non avevo più la forza di fare nulla e le ultime energie le avevo usate per salire sul taxi che mi aveva portato al Mauriziano – dice rivolgendo lo sguardo ai dottori Deandrea e Sandri -. Qui ho trovato équipe meravigliose e strumenti all’avanguardia che mi hanno rimesso in vita permettendomi di recuperare sensazioni che credevo perdute per sempre. A questo ospedale dovrò per sempre enorme gratitudine».
«Siamo molto felici del percorso di cura compiuto dalla signora Eliana e grati delle sue parole di apprezzamento – commenta Franca Dall’Occo, Direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino -. Dal canto mio, non posso che ringraziare ancora una volta i professionisti che hanno affrontato e risolto nel migliore dei modi una situazione clinica tanto rara e complessa. La capacità di diagnosi e l’utilizzo di una tecnologia avanzata come quella robotica hanno permesso di intervenire con massima tempestività e minimo impatto restituendo una vita del tutto normale alla nostra cara paziente».