Liverani (Responsabile Comitato Scientifico AGEO – Associazione Ginecologi Extra Ospedalieri): “La maggior parte delle donne sa che l’HPV è la causa principale del tumore al collo dell’utero ma molte ritengono che basti effettuare il Pap test periodicamente”
E dalla survey realizzata da Doctolib.it su 1.200 donne italiane (18-74 anni) risulta che…
In occasione della Giornata Internazionale contro l’HPV (che si tiene ogni anno il 4 marzo), una survey nazionale condotta da Doctolib.it su 1.200 donne italiane (18-74 anni) evidenzia che, nonostante un’elevata consapevolezza sull’HPV, la prevenzione resta incompleta: il 69% non è vaccinato, solo il 49% ha effettuato almeno una volta l’HPV test e il Pap test è considerato (erroneamente) sufficiente.
“Non si tratta di un problema di informazioni mancanti ma di comportamenti”, spiega Carlo Antonio Liverani, ginecologo, responsabile comitato scientifico AGEO (Associazione Ginecologi Extraospedalieri) fondatore del Centro di riferimento per la prevenzione, la diagnosi e la cura della patologia genitale HPV correlata presso la Clinica Mangiagalli – Ospedale Policlinico di Milano e coordinatore del Comitato Scientifico della Società Italiana di Colposcopia e Patologia Cervico Vaginale (SICPCV). “Molte donne conoscono l’HPV e sanno che può causare il tumore del collo dell’utero ma nella vita quotidiana la prevenzione resta spesso incompleta o rimandata. Il nostro compito è trasformare la consapevolezza in abitudini concrete, sostenibili e continuative”.
LA SURVEY DOCTOLIB SU 1.200 DONNE ITALIANE (18-74 ANNI): INFORMATE SI, PROTETTE NON SEMPRE
Per approfondire il tema e osservare concretamente come le donne si comportano rispetto alla prevenzione HPV, Doctolib.it, la piattaforma digitale che consente gratuitamente ai cittadini di prenotare visite mediche e gestire in autonomia la propria salute, ha realizzato a dicembre 2025 una survey su circa 1.200 donne tra 18 e 74 anni in tutta Italia.
Ecco alcuni dei dati più significativi emersi dall’indagine:
- il 75% delle intervistate conosce il legame tra HPV e tumore cervicale;
- il 69% delle donne che hanno risposto non è vaccinato contro l’HPV, pur sapendo nella maggior parte dei casi (58%) che esiste un vaccino e come funziona;
- il 90% delle partecipanti alla survey ha effettuato almeno una volta il Pap test e, tra queste, l’82% l’ha fatto negli ultimi 3 anni;
- solo 1 donna su 2 (49%) si è sottoposta almeno una volta all’HPV test nonostante l’82% delle intervistate abbia dichiarato di essere a conoscenza del fatto che il test faccia parte dei programmi di screening nazionali gratuiti per le fasce d’età stabilite dal SSN;
- ad essere vaccinate contro l’HPV con ciclo completo sono soprattutto le donne tra i 18 e i 34 anni (51%) mentre il dato cala notevolmente tra le donne tra 35 e 54 anni (15%) e tra 55 e 74 anni (8%);
- il 47% delle donne che hanno risposto sarebbe più propenso ad effettuare l’HPV test in autonomia attraverso l’auto-prelievo del campione.
“I dati della survey realizzata da Doctolib.it confermano quello che vediamo ogni giorno nella nostra attività clinica”, commenta Liverani. “Dimostrano quanto le abitudini, i falsi miti e la percezione del rischio siano ancora più determinanti delle informazioni scientifiche”.
FALSI MITI E BARRIERE CONCRETE
Tra le convinzioni errate più diffuse: sentirsi “non a rischio” perché in una relazione stabile (senza sapere che conta anche la storia sessuale precedente), pensare che il preservativo protegga completamente dall’HPV (il preservativo protegge dall’HIV ma non altrettanto efficacemente dall’HPV), ritenere il Pap test sufficiente ad intercettare ogni forma di rischio (senza sapere che esistono test “falsi negativi”).
“Le donne tendono talvolta a sottovalutare l’HPV” – dichiara Liverani – “perché non sanno che la maggioranza dei maschi è portatore di uno o più ceppi di questo virus. Soprattutto le donne che hanno avuto pochi partner sessuali ritengono di essere meno a rischio, senza tener conto delle precedenti partner sessuali dei loro partner attuali”.
Le barriere pratiche, come risulta anche dalla survey Doctolib.it, sono rappresentate dall’imbarazzo, la paura dell’esame, la mancanza di tempo o l’assenza di un ginecologo di riferimento.
“L’informazione del professionista nel trasformare lo screening in routine è di fondamentale importanza” – precisa Liverani. “Molte donne si fidano dello specialista ginecologo o pediatra ma anche del medico di famiglia. Tutte queste figure rivestono un ruolo critico, perché sono il punto informativo di accesso sia a screening che a vaccinazione”.
GENERAZIONI A CONFRONTO E STRUMENTI INNOVATIVI
Negli ultimi anni è sicuramente aumentata la conoscenza in materia di HPV e prevenzione, soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione, anche grazie alle varie campagne di sensibilizzazione sul tema.
E questo ha portato ad una chiara frattura generazionale.
“Come emerge chiaramente anche dalla survey realizzata da Doctolib.it le donne più giovani, dai 18 ai 34 anni, sono più informate sull’esistenza e l’efficacia del vaccino HPV” – evidenzia Liverani – “mentre le donne più adulte hanno un retaggio culturale più orientato al Pap test sul quale continuano a fare affidamento come unico strumento, trascurando l’HPV test e percorsi preventivi più completi”.
In questo contesto, strumenti come l’auto-prelievo per HPV test rappresentano un alleato concreto.
“L’auto-prelievo è il metodo ideale per incentivare lo screening. All’estero è già molto praticato e in Italia sta prendendo lentamente piede. Una donna può recarsi in farmacia o presso un laboratorio analisi per ritirare una provetta, come già avviene per il test del sangue occulto nelle feci. Poiché, a differenza del Pap test, l’HPV test non richiede un campionamento della cervice uterina da parte del medico, la donna può effettuare un semplice tampone al proprio domicilio e poi portarlo ad analizzare. Un esito negativo” – conclude Liverani – “rassicura mentre un esito positivo indirizza verso lo specialista per l’esecuzione del Pap test. Non sostituisce il medico ma può facilitare l’ingresso nel percorso di prevenzione”.
DALLA TEORIA ALLA VITA QUOTIDIANA
“La prevenzione non può restare confinata all’ambulatorio” – aggiunge Francesca Manganello, ginecologa e specialista in Ginecologia e Ostetricia (Consigliere del Direttivo AGEO). “Serve un linguaggio chiaro, continuo e adattato alle diverse fasi della vita. Solo così le donne possono sentirsi accompagnate e non giudicate nel loro percorso di salute. Scuole, luoghi di lavoro, medicina territoriale e social media diventano sempre più importanti per trasformare la prevenzione dell’HPV da concetto noto ad abitudine quotidiana, riducendo davvero l’impatto di una patologia largamente prevenibile”.
Doctolib e AGEO con le loro campagne social sono in prima linea per la prevenzione.