«SERVE UNA NORMA STRUTTURALE PER I PROFESSIONISTI EX LEGGE 43/2006. L’ESTENSIONE DEL REGIME TRANSITORIO FINO AL 2027 NON È UNA SOLUZIONE MA LA CONFERMA DI UN’ANOMALIA NORMATIVA. INFERMIERI E OSTETRICHE ATTENDONO DA ANNI UNA DISCIPLINA DEFINITIVA, AL PARI DEI CAMICI BIANCHI»
ROMA, 20 FEBBRAIO 2026 – L’estensione fino al 2027 del regime transitorio sulla sospensione della incompatibilità per i professionisti sanitari, prevista nell’ambito dell’ultimo decreto Milleproroghe, non rappresenta certamente per il COINA, sindacato delle professioni sanitarie, un punto di arrivo, ma piuttosto la conferma di una riforma che continua a essere pericolosamente rinviata. Le deroghe temporanee introdotte negli ultimi anni per far fronte alla carenza di personale hanno consentito una gestione emergenziale, ma non hanno mai affrontato il nodo centrale: l’assenza di una norma strutturale sulla libera professione per infermieri, ostetriche e professionisti dell’area non medica ex legge 43/2006.
UNA DEROGA CHE SI PROLUNGA, UNA RIFORMA CHE NON ARRIVA
Il prolungamento del regime derogatorio fino al 2027 mantiene un sistema di autorizzazioni temporanee, vincoli applicativi e margini discrezionali delle aziende sanitarie. In sostanza, il quadro resta incerto e subordinato a proroghe periodiche.
«Non possiamo continuare a vivere di estensioni tecniche – dichiara Marco Ceccarelli, Segretario Nazionale del COINA –. Ogni proroga conferma che manca il coraggio di varare una norma definitiva. La libera professione per i professionisti ex legge 43/2006 è una svolta attesa da anni che sembra non arrivare mai».
Il sindacato sottolinea come la differenza di trattamento rispetto ai medici, che operano in un quadro normativo stabile, rappresenti una evidente disparità.
CARENZE STRUTTURALI E RICAMBIO GENERAZIONALE INADEGUATO
Il sistema sanitario pubblico registra una carenza stimata in oltre 70.000 infermieri, cui si aggiunge il fabbisogno di almeno 20.000 infermieri di famiglia per rendere realmente operative le Case e gli Ospedali di Comunità, nell’ambito della Missione Salute del PNRR, progetto chiave per il rilancio indispensabile della sanità di prossimità.
A questo si somma un ricambio generazionale insufficiente, che non consente di colmare le uscite previste nei prossimi anni.
«Oggi – prosegue Ceccarelli – abbiamo una carenza di infermieri che rappresenta una vera e propria emergenza. È evidente che non possiamo colmarla dall’oggi al domani. Se non c’è, nell’immediato, un piano radicale di assunzioni che la politica deve, gioco forza, avere il coraggio di mettere in campo, dobbiamo necessariamente fare affidamento, almeno in parte, sulle forze che abbiamo in casa, ovvero i dipendenti del nostro SSN. E per farlo serve una norma definitiva sulla libera professione: non possiamo chiedere ai professionisti di dare di più mantenendoli in un limbo normativo permanente».
«Ma questo non basta. In parallelo occorre una valorizzazione a 360 gradi della professione: assunzioni strutturali, riconoscimento economico-contrattuale adeguato, misure per riavvicinare i giovani e fermare le fughe e le dimissioni volontarie. Senza queste scelte coraggiose, continueremo a inseguire l’emergenza».
PARTITA IVA E INCERTEZZA NORMATIVA: CHI AVRA’ IL CORAGGIO DI INVESTIRE SUL PROPRIO FUTURO?
L’attuale regime transitorio pone un interrogativo evidente: un infermiere dipendente del SSN, se volesse anche lavorare per una struttura privata, può davvero aprire partita IVA senza sapere fino a quando durerà la deroga o quali condizioni verranno imposte dalle aziende sanitarie?
«Con norme a termine e vincoli applicativi – afferma Ceccarelli – è legittimo che molti professionisti esitino. Nessuno pianifica il proprio futuro in un contesto di instabilità normativa».
La conseguenza è una paralisi decisionale che penalizza sia il professionista sia il sistema sanitario nel suo complesso.
OSSIGENO PER IL PUBBLICO, SOSTEGNO A RSA E PRIVATO
Una disciplina definitiva sulla libera professione avrebbe effetti sistemici. Consentirebbe ai professionisti del pubblico di integrare stipendi non più adeguati al costo della vita, offrirebbe un supporto concreto alle RSA e alle strutture private in difficoltà e alleggerirebbe l’enorme pressione sul sistema pubblico.
Si tratterebbe di una scelta di equità e di efficienza, non di privilegio.
«Liberare competenze significa rafforzare l’intero sistema sanitario – conclude Ceccarelli –. Basta con provvedimenti tampone e proroghe che non risolvono nulla. La libera professione per infermieri, ostetriche e professionisti dell’area non medica non può più attendere. Servono certezze, diritti riconosciuti e una norma definitiva».