Bologna, 20 feb.- In qualità di medico e di Segretario Regionale Emilia-Romagna del Sindacato Medici Italiani (SMI), non posso accettare, né condividere il contenuto e l’impostazione del documento avente protocollo n. 0017244 dell’11 febbraio 2026, firmato dal Direttore Sanitario dell’AUSL di Bologna, Dott. Michele Meschi, con oggetto il presunto “corretto utilizzo delle classi di priorità prescrittiva” per la specialistica ambulatoriale e la diagnostica strumentale, così Michele Tamburini Segretario Regionale Emilia-Romagna, dello SMI.
Nel documento si afferma che, a seguito di contatti con pazienti inseriti in prelista per indisponibilità di posti, emergerebbe che le prestazioni prescritte con priorità D (Differibile) sarebbero in realtà programmabili a 6, 9 o 12 mesi, tempistiche ritenute “non compatibili” con la priorità assegnata dal medico prescrittore.
Tale impostazione è grave, impropria e istituzionalmente inaccettabile, poiché sottintende — senza alcun fondamento clinico né procedurale — una presunta inappropriatezza prescrittiva da parte dei medici di medicina generale, arrivando di fatto a mettere in discussione l’atto medico derivante da anamnesi, valutazione clinica diretta e responsabilità professionale.
Ancora più grave è il metodo: interviste informali ai pazienti, senza trasparenza, senza riscontri documentali e senza alcuna possibilità di contraddittorio, utilizzate per delegittimare l’operato dei medici.
Se davvero esistono pazienti che avrebbero dichiarato l’inutilità clinica della priorità assegnata, se ne chiedono formalmente i nominativi, nel rispetto delle norme vigenti, poiché non è accettabile costruire un atto amministrativo su affermazioni anonime e non verificabili.
È evidente che tale richiamo non rappresenta un atto neutro di governance sanitaria, bensì si inserisce in una più ampia politica regionale di disincentivazione delle prescrizioni, che sta progressivamente comprimendo il diritto alle cure e l’autonomia clinica dei Medici, in una Regione che un tempo era considerata un modello sanitario nazionale e che oggi, nei fatti, sta scivolando verso risultati sempre più critici.
Lo dimostrano accordi regionali non condivisi con tutte le sigle sindacali; meccanismi premiali distorsivi, come quelli adottati in altre AUSL (es. Modena), che monetizzano la riduzione delle prescrizioni; atti di richiamo e colpevolizzazione come quello dell’AUSL di Bologna, che attribuiscono ai medici presunte incapacità prescrittive anziché affrontare il vero problema: la carenza strutturale dell’ offerta sanitaria.
Si ricorda, inoltre, che una quota rilevante delle prescrizioni “urgenti” o differibili nasce su indicazione diretta di specialisti ospedalieri, i quali operano con ricettario regionale e piena legittimità prescrittiva. Colpire esclusivamente i medici di medicina Generale è quindi ingiusto, scorretto e funzionale solo a spostare responsabilità organizzative.
Il Sindacato Medici Italiani non accetterà alcuna messa in discussione dell’atto medico, né tentativi di scaricare sui professionisti del territorio le inefficienze del sistema.
La responsabilità clinica non è negoziabile, e ogni atto che la leda verrà contrastato in tutte le sedi opportune, sindacali, istituzionali e, se necessario, legali. La sanità pubblica si tutela rafforzando l’offerta, non delegittimando i medici.