lunedì, 16 Febbraio 2026

Neonati prematuri, verso un’alimentazione “personalizzata” grazie all’intelligenza artificiale

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Lo studio, pubblicato sul Journal of Perinatology, realizzato da ricercatrici della Fondazione  IRCCS San Gerardo dei Tintori e del Politecnico di Milano 

Milano, 16 febbraio 2026 – L’intelligenza artificiale come strumento predittivo per supportare la  definizione dell’alimentazione nei neonati prematuri. È questo il presupposto alla base di uno studio  innovativo, pubblicato di recente sul Journal of Perinatology – rivista del portfolio “Nature” – frutto del  lavoro congiunto di ricercatrici della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori (FSGT) e del  Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (DEIB) del Politecnico di Milano. 

Per la FSGT hanno partecipato le neonatologhe Maria Luisa Ventura, Valentina Bozzetti, Valeria  Cavalleri, Lucia Iozzi con le ingegnere Emanuela Zannin e Paola Coglianese. Per il DEIB del  Politecnico di Milano hanno contribuito la prof.ssa Simona Ferrante con le ingegnere Linda Greta  Dui e Silvia Riccò

Il lavoro affronta uno dei momenti più delicati nella cura del neonato altamente pretermine: il  passaggio dall’alimentazione per via endovenosa (parenterale) a quella per via orale  (enterale), una fase di “transizione nutrizionale” estremamente cruciale per crescita e sviluppo,  che oggi viene gestita senza approcci standardizzati supportati da evidenze scientifiche robuste e  in cui un apporto di nutrienti eccessivo, insufficiente o sbilanciato può determinare  complicazioni e contribuire a un rallentamento della crescita extrauterina (Extrauterine Growth  Restriction, EUGR). 

I risultati mostrano che un adeguato apporto di proteine e lipidi già nei primi giorni di vita, insieme al  tasso di crescita nella prima settimana, rappresentano elementi chiave per predire l’EUGR. Un  contributo rilevante dello studio è stata inoltre la suddivisione dei pazienti in base a diversi profili di  prematurità: è emerso infatti come i fabbisogni e gli apporti nutrizionali differiscano nei vari gruppi,  aprendo la strada a una maggiore personalizzazione delle cure. 

«Nei neonati grandi prematuri la crescita non è solo un indicatore numerico: un rallentamento della  crescita extrauterina può avere conseguenze che si estendono nel tempo, con possibili ricadute  anche sullo sviluppo neurocognitivo – spiega Valentina Bozzetti -. Per questo studiare la transizione  nutrizionale significa puntare non solo a “far crescere di più”, ma a sostenere la qualità complessiva  dello sviluppo. Per farlo, però, serve riuscire a leggere davvero ciò che accade nei giorni più delicati  della vita, quando ogni scelta può fare la differenza». 

«È qui che entra in gioco la forza dei dati: in questo lavoro abbiamo potuto attingere a un vero e  proprio “mare di dati” – sottolinea Maria Luisa Ventura – oltre mille cartelle cliniche elettroniche di  neonati grandi prematuri seguiti in un unico centro, ciascuna ricchissima di informazioni cliniche e  nutrizionali. Mettere questo patrimonio nelle mani dell’intelligenza artificiale significa poter affrontare  una complessità che gli studi tradizionali non riescono a catturare con la stessa profondità».

«L’intelligenza artificiale permette di integrare grandi volumi di dati clinici eterogenei e di trasformarli  in strumenti utili per la ricerca e, progressivamente, per supportare le decisioni cliniche – commenta  Simona Ferrante -. Il valore nasce dall’incontro tra competenze: da un lato la solidità metodologica  e la capacità di leggere la complessità dei dati, dall’altro la conoscenza clinica che dà senso ai  numeri e orienta le domande giuste. È così che i modelli diventano non solo accurati, ma anche  interpretabili e potenzialmente trasferibili nella pratica». 

«In questo studio abbiamo tradotto questa integrazione in modelli capaci di predire l’EUGR durante  la transizione nutrizionale, riconoscendo pattern e combinazioni di variabili clinico-nutrizionali che  aiutano a descrivere in modo più preciso una fase particolarmente critica – conclude Linda Greta  Dui -. L’obiettivo non è sostituire il giudizio clinico, ma offrire uno strumento in più per anticipare i  bisogni del singolo paziente e orientare strategie sempre più personalizzate, calibrate sui diversi  profili di gravità della prematurità». 

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