giovedì, 12 Febbraio 2026

IVIRMA. PMA, crescono i nati ma l’età resta il nodo centrale dell’accesso alle cure

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“I dati della Relazione al Parlamento 2025 confermano che la Procreazione Medicalmente Assistita è ormai una componente strutturale del sistema sanitario italiano”, afferma il Prof. Ubaldi, Direttore Medico di IVIRMA Italia e Professore Ordinario Straordinario di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università della Calabria.  “Nel 2023 sono nati oltre 17.000 bambini grazie alla PMA, un dato che testimonia un bisogno reale, stabile e in crescita”.

Il dato più rilevante riguarda il profilo delle pazienti e, in particolare, il momento di accesso alle cure. “L’età media delle donne che si sottopongono alla fecondazione in vitro con gameti della coppia è pari a 36,7 anni, superiore alla media europea. Questo spiega il crescente ricorso alla donazione di ovociti, che nella maggior parte dei casi non è legato a patologie specifiche, ma a una infertilità fisiologica legata all’età materna avanzata”.

Accanto alla dimensione demografica, la Relazione evidenzia anche un’evoluzione positiva sul piano clinico. “La riduzione del numero di embrioni trasferiti e il conseguente calo delle gravidanze gemellari e trigemine indicano un cambio di paradigma verso trattamenti più sicuri e appropriati”, sottolinea Ubaldi. “Oggi l’efficacia della PMA va letta sull’intero percorso di cura, considerando i risultati cumulativi e non il singolo ciclo”.

“Resta infine centrale il tema dell’organizzazione dell’assistenza. Il fatto che oltre il 60% dei cicli di II e III livello sia erogato dal Servizio Sanitario Nazionale è un segnale importante», conclude il Prof. Ubaldi. “Allo stesso tempo, i dati mostrano come molte pazienti accedano alle cure in una fase già avanzata del percorso riproduttivo, rendendo il fattore tempo sempre più critico. In questo contesto, è fondamentale favorire modelli assistenziali capaci di garantire continuità e tempestività di presa in carico lungo tutto il percorso di cura, valorizzando in modo complementare il contributo dei diversi attori del sistema, nel rispetto della qualità clinica e dei bisogni delle persone”.

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