Un investimento di quasi 8 milioni di euro a favore di 70 tra progetti di ricerca e borse di studio, con l’obiettivo di sviluppare metodi di diagnosi e cura più precisi, sicuri ed efficaci per i tumori dei bambini e degli adolescenti. Tra gli studi in corso, quello sul rabdomiosarcoma pediatrico guidato dal professor Gianni Bisogno è sostenuto grazie alla campagna di raccolta fondi promossa da Esselunga, attraverso il Catalogo Fìdaty.
Milano, 11 febbraio 2026 – In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile, in programma domenica 15 febbraio, Fondazione AIRC richiama l’attenzione sulle sfide ancora aperte per la cura dei tumori pediatrici, che in Italia colpiscono ogni anno circa 2.200 bambini e adolescenti tra 0 e 19 anni*.
La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi per questi tumori ha raggiunto livelli incoraggianti, oltre l’80%*. Rimane tuttavia ancora molto lavoro da fare per garantire terapie sempre più precise, efficaci e sicure per tutti i piccoli pazienti e le loro famiglie.
LA COMPLESSITÀ DEI TUMORI PEDIATRICI E L’URGENZA DELLA RICERCA
I tumori pediatrici includono oltre 50 diverse malattie rare che richiedono protocolli di cura altamente specializzati e approcci multidisciplinari. La loro rarità comporta difficoltà diagnostiche e ostacoli nello sviluppo di studi clinici dedicati. La collaborazione tra i diversi centri è fondamentale per garantire diagnosi più rapide e precise e terapie mirate anche per i casi più complessi.
UNO DEI PROGETTI SOSTENUTI DA AIRC: LA RICERCA GUIDATA DAL PROFESSOR BISOGNO
Tra i ricercatori impegnati in questo campo c’è Gianni Bisogno, oncologo pediatra e ricercatore AIRC presso l’Università degli Studi di Padova e l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza (IRP). Con il progetto sostenuto grazie a un Investigator Grant AIRC, il professor Bisogno e il suo gruppo puntano a sviluppare anticorpi monoclonali derivati da pazienti guariti dopo un rabdomiosarcoma pediatrico, il più frequente sarcoma dei tessuti molli in bambini e adolescenti.
«Il progetto sostenuto da AIRC ha come obbiettivo lo sviluppo di nuovi approcci diagnostici e terapeutici soprattutto nei casi di tumori resistenti alle terapie standard in cui la prognosi è estremamente sfavorevole, spiega il Professor Bisogno. In oncologia pediatrica non esistono due pazienti uguali, né due tumori identici. Abbiamo fatto enormi passi avanti rispetto a trent’anni fa: oggi disponiamo di strumenti diagnostici sofisticati, di terapie mirate, immunoterapie e, in alcuni casi, di terapie cellulari. Ma dobbiamo continuare a migliorare perché ogni nuovo bambino che si ammala ci ricorda che la ricerca è la nostra unica possibilità per arrivare alla cura.»
IL SOSTEGNO DEI DONATORI E DEI PARTNER ALLA RICERCA DI AIRC
Il progetto del professor Bisogno è sostenuto anche grazie ai fondi raccolti da Esselunga insieme ai suoi clienti, con una campagna promossa nel 2025 attraverso il Catalogo Fìdaty, che ha consentito di donare oltre 1,7 milioni di euro, grazie alle quasi 180 mila devoluzioni, raddoppiate dal contributo dell’azienda. Con il totale del valore raccolto sono attualmente sostenuti dieci progetti di ricerca sui tumori infantili.
A questo impegno si aggiungono le donazioni di tanti sostenitori e aziende che hanno scelto di supportare AIRC per offrire speranza di cura a tanti bambini e adolescenti e alle loro famiglie. Grazie a loro, la Fondazione può alimentare in modo continuativo la migliore ricerca in ambito pediatrico: solo nel 2025 AIRC ha destinato quasi 8 milioni di euro a oltre 70 tra progetti di ricerca e borse di studio, con l’obiettivo di sviluppare metodi di diagnosi e cura più precisi, sicuri ed efficaci.
DAL PERCORSO DI CURA ALLA SCELTA DI DIVENTARE MEDICO: LA STORIA DI GIULIOLa ricerca ha un impatto concreto, che si traduce nella possibilità di guardare al futuro con speranza, come testimonia la storia di Giulio, oggi specializzando in urologia a Bologna. Nel 2013, ancora adolescente, a Giulio viene diagnosticato un rabdomiosarcoma. Il percorso di cura – fatto di intervento chirurgico, chemioterapia e radioterapia – lo porta a Padova, dove viene curato dal professor Bisogno. «Durante la chemioterapia ho fatto molta fatica, ma forse vista la giovane età ho affrontato tutto come qualcosa che andava semplicemente fatto. Solo dopo, con il tempo, ho capito davvero cosa mi fosse accaduto, ricorda Giulio. Oggi studio medicina, so bene quanto sia importante la ricerca e un giorno mi piacerebbe poter contribuire in modo concreto ai progressi della scienza. Non so se quello che mi è capitato mi abbia condizionato, ma so che posso capire molto bene i pazienti che ricevono una diagnosi.»