giovedì, 12 Febbraio 2026

Giornata Mondiale Malato. Ceccarelli (COINA): “Qualità cure a rischio: aumenta invecchiamento, cronicità e non autosufficienza, ma senza professionisti sistema più fragile”

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ROMA, 11 FEBBRAIO 2026 – In occasione della Giornata Mondiale del Malato, il COINA, Sindacato delle Professioni Sanitarie, richiama l’attenzione su una fragilità strutturale che attraversa oggi il Servizio sanitario nazionale. «L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche e la crescita della non autosufficienza stanno ridefinendo profondamente la domanda di assistenza nel nostro Paese», afferma Marco Ceccarelli, segretario del COINA. «A fronte di questi delicati cambiamenti, il sistema non riesce ancora a rispondere in modo adeguato, continuo e omogeneo».

«Oggi in Italia oltre 20 milioni di persone convivono con almeno una patologia cronica e circa 4 milioni necessitano di assistenza continuativa», prosegue Ceccarelli. «La spesa sanitaria e sociosanitaria legata all’invecchiamento supera i 20 miliardi di euro l’anno, ma l’aumento delle risorse non coincide automaticamente con una presa in carico efficace e sicura. Il nodo vero è l’organizzazione dell’assistenza e la disponibilità dei professionisti che la rendono possibile».

Rafforzare l’assistenza per reggere l’urto di cronicità e non autosufficienza
«Di fronte a questo scenario è indispensabile un rafforzamento strutturale della presenza di professionisti dell’assistenza in tutti i setting di cura, ospedalieri e territoriali», sottolinea Ceccarelli. «La gestione del personale sanitario non può continuare a basarsi su misure emergenziali o temporanee, perché così si indebolisce la continuità delle cure e si accentuano le disuguaglianze tra territori. E’ evidente che prima di tutto la carenza di professionisti ci sta conducendo verso un pericoloso baratro».

«Servono politiche nazionali omogenee – aggiunge – capaci di garantire una presa in carico equa e uniforme delle persone, superando frammentazioni che oggi rendono il diritto alla cura dipendente dal luogo di residenza. È necessario investire su modelli organizzativi stabili, orientati alla continuità assistenziale, alla prossimità e alla qualità delle cure nel tempo».

«Senza una risposta strutturale su questi nodi – avverte Ceccarelli – ogni intervento rischia di rimanere parziale e di non incidere realmente sulla tenuta del sistema di assistenza».

Il nodo centrale: chi garantisce la continuità dell’assistenza
«Il problema oggi non è solo quanto si spende, ma chi accompagna realmente le persone nel percorso di cura», afferma il segretario del COINA. «La presa in carico delle persone fragili richiede presenza quotidiana, continuità, competenze professionali integrate e un’organizzazione stabile dei servizi. Quando questi elementi mancano, l’assistenza si frammenta e la qualità delle cure diventa diseguale».

«Sono i professionisti dell’assistenza – continua – a sostenere ogni giorno il sistema nei reparti ospedalieri, nei servizi territoriali, nell’assistenza domiciliare e nelle strutture residenziali. Senza di loro, la sanità pubblica semplicemente non regge».

Professioni sanitarie sotto pressione e modelli organizzativi inadeguati
«La crescita dei bisogni assistenziali non è stata accompagnata da un adeguato rafforzamento delle professioni sanitarie dell’area assistenziale», spiega Ceccarelli. «Carenze di personale, soluzioni tampone e modelli organizzativi disomogenei stanno indebolendo la capacità del sistema di rispondere in modo strutturato alle nuove esigenze di cura».

«In questo quadro – aggiunge – pesa come un macigno la carenza di infermieri, stimata in circa 70 mila unità, che rappresentano una componente essenziale dell’assistenza e incidono direttamente sulla continuità e sulla sicurezza delle cure. Senza un disegno organizzativo chiaro e senza un rafforzamento complessivo delle professioni dell’assistenza, il rischio è quello di un sistema sempre più fragile».

Territori diseguali, diritti non uniformi
«Le difficoltà organizzative producono disuguaglianze territoriali profonde», osserva Ceccarelli. «In alcune aree del Paese la presa in carico è strutturata, in altre resta fragile e intermittente. Il diritto alla cura finisce così per dipendere dal luogo di residenza, colpendo in modo particolare anziani, malati cronici e persone non autosufficienti. Non possiamo andare avanti con una sanità a due velocità».

La cura quotidiana dei malati, nonostante le criticità
«I professionisti dell’assistenza si prendono cura dei malati ogni giorno, 24 ore su 24, spesso lavorando in condizioni che non sono affatto ottimali», sottolinea Ceccarelli. «Si trovano a operare tra liste d’attesa interminabili, tempi di accesso alle cure non più sostenibili e una carenza strutturale di personale, con contratti che non rispecchiano la responsabilità del lavoro svolto».

«Eppure – prosegue – nonostante queste difficoltà, i professionisti della salute non si tirano mai indietro. Continuano ogni giorno a prendersi cura dei malati con competenza, responsabilità e umanità, andando oltre i limiti del sistema».

«La relazione di cura, l’ascolto e la presenza accanto alla persona fragile restano centrali», afferma Ceccarelli.

Le riflessioni e i propositi del COINA
«La Giornata Mondiale del Malato deve essere un momento di analisi e verità», conclude Marco Ceccarelli. «Senza i professionisti dell’assistenza il sistema non regge ed è destinato a un buio vicolo cieco: non c’è continuità, non c’è presa in carico, non c’è sicurezza. Difendere queste professioni significa difendere concretamente il diritto alla cura delle persone più fragili. Questa giornata non può restare simbolica: deve tradursi in scelte politiche e organizzative concrete».

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