martedì, 10 Febbraio 2026

Carenza di specialisti. AMSI-UMEM: “Calabria apre ai medici UE ed extra UE. Dopo 400 professionisti cubani nuovo reclutamento in oltre 10 specialità strategiche”

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Aodi: «Apertura giusta e passo in avanti lodevole, ma servono regole chiare. Noi di AMSI le chiediamo da tempo: Ordini, lingua italiana e sicurezza di pazienti e professionisti»

Valenzi (Coordinatore Uniti per Unire Calabria): «La Calabria può tornare polo di attrazione sanitaria del Mediterraneo se sostenuta da una visione strutturale»

ROMA, 9 FEB 2026 – La carenza di medici specialisti resta una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale, con ricadute dirette sulla qualità dell’assistenza e sulla tenuta dei territori più fragili. In questo quadro si colloca l’iniziativa annunciata dal presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto che, nella sua veste di commissario ad acta per la sanità, ha firmato un decreto per la pubblicazione di un avviso pubblico regionale finalizzato all’acquisizione di manifestazioni di interesse, per titoli, rivolto a medici specialisti cittadini dei Paesi dell’Unione europea e di Paesi extra UE.

Nei prossimi giorni verrà pubblicato l’avviso regionale per il reclutamento di specialisti in numerose discipline carenti, tra cui anatomia patologica, anestesia e rianimazione, terapia intensiva e del dolore, cardiologia, chirurgia generale, geriatria, ginecologia e ostetricia, medicina d’emergenza-urgenza, medicina interna, pediatria, ortopedia e traumatologia, psichiatria, radiodiagnostica, radiologia e urologia. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il sistema sanitario regionale e garantire ai cittadini calabresi una sanità più efficiente e accessibile.

L’iniziativa si inserisce nel solco dell’esperienza già avviata negli scorsi anni con l’arrivo di circa 400 medici cubani, definita dallo stesso presidente Occhiuto una risposta nata per far fronte a una grave emergenza e divenuta nel tempo una buona pratica osservata anche da altre Regioni.
Secondo la rete associativa, questa scelta rappresenta anche un invito diretto ai medici e ai professionisti sanitari del Mediterraneo e non solo a valutare concretamente la Calabria come luogo di lavoro, crescita professionale e integrazione stabile nel Servizio sanitario pubblico.

LA POSIZIONE DELLA RETE ASSOCIATIVA: APERTURA NECESSARIA, MA SERVE UNIFORMITÀ NAZIONALE

La rete associativa e dei movimenti accoglie l’invito del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, valutandolo come un passaggio politicamente e sanitariamente rilevante. Di fronte a questo scenario, AMSI – Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, UMEM – Unione Medica Euromediterranea, la rete internazionale di informazione AISCNEWS – agenzia mondiale senza confini – e il Movimento Internazionale Uniti per Unire riflettono sull’iniziativa calabrese come sulla conferma che il contributo dei professionisti sanitari di origine straniera è ormai una componente strutturale del sistema sanitario italiano e non più una misura emergenziale.

La rete associativa e i movimenti ribadiscono da anni, come perno delle loro battaglie, la necessità di un reclutamento ordinato, responsabile e omogeneo su tutto il territorio nazionale, fondato su qualità professionale, sicurezza, integrazione e rispetto delle regole.

AODI: «APPREZZIAMO L’APERTURA, MA VA SANATO IL NODO CURA ITALIA»

Sul tema interviene il prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale, esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Roma Tor Vergata, che afferma:
«Come AMSI e con tutta la nostra rete associativa rispondiamo da sempre a tutte le Regioni nello stesso modo: apprezziamo ciò che si sta facendo per affrontare la carenza di personale sanitario, ma ribadiamo la necessità di sanare definitivamente le criticità ancora aperte del decreto Cura Italia. Da anni chiediamo che i professionisti sanitari stranieri lavorino nel pieno rispetto delle regole, con l’iscrizione agli Ordini professionali e con una reale conoscenza della lingua italiana».

Aodi sottolinea inoltre il tema della sicurezza:
«La sicurezza dei pazienti e dei professionisti della sanità viene prima di tutto. Lo chiediamo sempre e lo ribadiamo anche oggi, perché non sono accettabili polemiche sterili o attacchi pregiudiziali contro i professionisti della sanità di origine straniera. Siamo noi i primi a chiedere che tutti siano in regola: lo dice uno che è stato eletto quattro volte all’Ordine dei medici e che conosce bene le leggi e le responsabilità».

VENETO E PUGLIA COME MODELLI DI EQUILIBRIO

Nel suo intervento Aodi richiama anche esempi considerati virtuosi:
«Regioni come Veneto e Puglia hanno adottato un approccio lungimirante, basato sulla verifica delle competenze, sulla conoscenza della lingua italiana e su valutazioni collegiali. È questa la strada da seguire: apertura sì, ma con regole chiare e garanzie per i cittadini».

Il presidente AMSI esprime inoltre un ringraziamento istituzionale alla FNOPI e alla presidente Barbara Mangiacavalli, così come al presidente FNOMCEO Filippo Anelli, per l’approccio equilibrato e responsabile, avvertendo che accuse ingiuste e generalizzazioni rischiano di scivolare in forme di discriminazione istituzionale che nel 2026 non sono più tollerabili. Annuncia infine l’avvio di un Libro bianco sulle discriminazioni in sanità, promosso dalla rete associativa.

AODI: «123.000 PROFESSIONISTI SANITARI STRANIERI NON POSSONO ESSERE INVISIBILI»

Sul tema interviene il prof. Foad Aodi, presidente AMSI e portavoce della rete associativa, che richiama un dato strutturale spesso ignorato nel dibattito pubblico: oltre 123.000 professionisti della sanità di origine straniera, oggi presenti nel Servizio sanitario nazionale.

«Parliamo di un esercito senza generale, non di un generale senza esercito», sottolinea Aodi. «Sono professionisti che lavorano ogni giorno negli ospedali, nei territori più fragili, nei reparti sotto organico. Renderli invisibili o trattarli come una soluzione temporanea è un errore grave».

Aodi ribadisce che la carenza di personale sanitario non può essere affrontata alimentando diffidenze o polemiche ideologiche: «Noi siamo i primi a chiedere regole, qualità e sicurezza, ma allo stesso tempo pretendiamo rispetto per la professione medica e per l’uomo, prima ancora che per il professionista».

«Per questo – conclude Aodi – non accettiamo accuse sterili da rimandare al mittente. Difendere i professionisti sanitari, italiani e di origine straniera, significa difendere la sanità pubblica nel suo insieme. Chi attacca senza conoscere i numeri e le regole non aiuta i cittadini né il Servizio sanitario nazionale».

VALENZI: «CALABRIA CUORE DEL MEDITERRANEO SANITARIO»

Sulla stessa linea Vincenzo Valenzi, coordinatore calabrese del Movimento Internazionale Uniti per Unire, che dichiara:
«L’iniziativa del presidente Occhiuto va letta anche come un invito a riscoprire la Calabria come cuore del Mediterraneo, terra di accoglienza, di competenze e di innovazione. Una Regione che, grazie alle sue università e alla sua tradizione scientifica, può tornare attrattiva per i professionisti sanitari italiani e stranieri se accompagnata da una visione strutturale, inclusiva e di lungo periodo».

AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, insieme alla rete associativa e dei movimenti, ribadiscono che la valorizzazione dei professionisti sanitari di origine straniera rappresenta una scelta strategica per rafforzare la sanità pubblica, garantire continuità assistenziale e rispondere alle sfide della medicina moderna, nel rispetto delle regole, della sicurezza e della dignità professionale di tutti.

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